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«Mondovisioni», conoscere è il primo passo per reagire

Articolo. Al Cineteatro del Borgo, per il quarto anno consecutivo, la rassegna documentaristica di Internazionale ci porta lo sguardo prezioso di chi usa il cinema come lente per capire la realtà e metterla in discussione. Dal 20 ottobre al 17 novembre in sala i protagonisti di piccole grandi scelte

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«Rebellion» di Maia Kenworthy ed Elena Sánchez Bellot

Tra i vari linguaggi e strumenti proposti, un format privilegiato di analisi della realtà è sicuramente il documentario. Si chiama «Mondovisioni» la rassegna organizzata a Bergamo da SAS Servizio assistenza sale cinematografiche per la prima volta in collaborazione con «Molte Fedi sotto lo stesso cielo» (e con CineAgenzia), che da più di dieci anni presenta i documentari della rivista Internazionale e li porta in giro in tutta Italia. A Bergamo per l’edizione 2022 vengono proposti cinque titoli, che gli spettatori potranno vedere i giovedì tra ottobre e novembre al Cinema Teatro del Borgo.

E se l’impegno sociale è legato a doppio filo, necessariamente, al contesto su cui agisce e che tenta di comprendere e modificare, «Mondovisioni» pianta le sue radici nelle realtà bergamasche di attivismo. A presentare le varie serate saranno quindi ragazze e ragazzi del Club Ricreativo Pignolo, Collettiva Riot, Fridays For Future Bergamo e Extinction Rebellion Bergamo.

Nessuno dei documentari che andrà in scena è adatto a cuori delicati, ma la nostra realtà, d’altronde, non lo è. Ognuno eviscera temi scabrosi, inquietanti, controversi o semplicemente vitali, scavando tra ribellioni più o meno radicali, rovesciamenti dello status quo o malattie della contemporaneità. Che d’altra parte possiamo far finta di non vedere, oppure possiamo tentare di osservare più da vicino, concedendoci la possibilità di smascherare offese all’essere umano o cogliendo opportunità di agire a nostra volta. Si sa, comprendere è un passo in più verso il reagire.

Ad esempio, forse non tutti sanno che l’abuso sessuale sui minori è il crimine in più rapida ascesa al mondo. Lo racconta «The Children in the Pictures» di Achim Dev e Simon Nasht, che sarà proiettato il 3 novembre. Se da una parte il film mette in luce il lavoro immane della Task Force Argos, la squadra di polizia australiana specializzata nelle operazioni di lotta contro gli abusi su minori online, dall’altra descrive la cruda realtà di un mondo terribile, sempre più multiforme e complesso da individuare. Niente di meno lontano da tutti noi: un ragazzino qualsiasi corre rischi nel modo più banale, aprendo un account su un social network; per questo è fondamentale saper riconoscere i segnali e farsi portavoce, rompendo il silenzio, come suggeriscono i produttori stessi del documentario.

«The Children in the Pictures» di Achim Dev e Simon Nasht

«Rebellion» , invece, è un film che affronta qualcosa di cui si parla eccome, giocoforza, anche se forse non abbastanza. O forza fin troppo, preferendo la parola all’azione: il cambiamento climatico. In sala al Cineteatro del Borgo il 17 novembre, il documentario britannico di Maia Kenworthy ed Elena Sánchez Bellot porta sullo schermo le vite delle persone che animano il movimento nato come risposta dal basso alla deriva anti-ecologica di governi e giganti economici. Se la spinta di azione del movimento è decisamente lineare e pragmatica, in tre semplici punti, certamente portarla avanti quotidianamente rappresenta una sfida complessa per chi ne è portavoce attivo. Così, nel documentario seguiamo lotte, scelte piccole e grandi, scontri e divergenze di attiviste e attivisti di Extinction Rebellion UK, con uno sguardo da vicino sulle dinamiche umane che guidano una scelta coraggiosa. O semplicemente necessaria.

«The Children in the Pictures» di Achim Dev e Simon Nasht

Il sottile confine tra una scelta coraggiosa e una scelta necessaria è certamente qualcosa di molto relativo, che dipende sia da un giudizio personale, sia da fattori esterni a noi. Nessuno che abbia partecipato a delle manifestazioni pacifiche a Bergamo al giorno d’oggi teme di poter rischiare anni di carcere. È invece quello che succede in altri Paesi. I media oggi parlano di Putin come del promotore di una guerra, ma il suo regime ha una fama repressiva e autoritaria di lunga data. Nina Guseva ha girato il suo documentario «The Case» (per Mondovisioni Bergamo il 27 ottobre) a partire dall’estate 2019, regalandoci un prezioso sguardo da artista russa dall’interno del suo Paese: ha filmato il cuore dei tanti movimenti nonviolenti di protesta a Mosca, che reclamavano elezioni eque e giuste. La regista segue poi un’avvocata, Maria Eismont, che si presenta nei posti di polizia dove vengono sistematicamente detenuti manifestanti arrestati di massa, per offrire assistenza legale. In particolare, Eismont rappresenta Konstantin Kotov, popolare attivista condannato a quattro anni di carcere. La scelta dell’avvocata è di lottare per dimostrare che le accuse contro Kotov sono puramente strumentali, volte solo a terrorizzare gli oppositori.

«The Case» di Nina Guseva

Per il documentario in programma il 10 novembre, «The Stolen Country of Mine» di Marc Wiese, il focus passa sull’America Latina e in particolare sull’Ecuador, e su uno degli aspetti più tragicamente legati alle crisi e allo sfruttamento di risorse: il colonialismo economico. Il documentario indaga il legame di dipendenza economica tra Ecuador e Cina, colosso avido di risorse naturali con cui i governi ecuadoriani hanno sottoscritto negli anni accordi insostenibili, che hanno condannato il Paese a un debito destinato a crescere. Nel film vediamo il giornalista Fernando Villavicencio condurre inchieste per smascherare questa dinamica di sfruttamento, ma anche Paúl Jarrín Mosquera, per cui l’unica possibilità è la resistenza armata. I due uomini combattono ciascuno la propria lotta, ognuno a modo suo, entrambi osteggiati da un governo che non vuole dissensi.

«The Stolen Country of Mine» di Marc Wiese

Ma il caso forse più rocambolesco, sicuramente più inventivo di dissenso, è quello raccontato dal primo film in programma per Mondovisioni 2022, giovedì 20 ottobre alle ore 20.45. La storia scelta da Anna Giralt Gris in « Robin Bank» è di quelle che infrangono, senza violenza ma in modo totalmente dirompente, le barriere di un sistema. L’attivista catalano Enric Duran ha optato per una forma di ribellione radicale, anche se silenziosa: ha contratto prestiti con le banche fino a mezzo milione di euro, senza intenzione di restituire il denaro, ma aggirando il sistema bancario e reinvestendo i soldi in progetti sociali. Per evitare il carcere, Duran è entrato in clandestinità nel 2013, e da allora è diventato un simbolo della disobbedienza economica e della lotta anti-globalizzazione. Un novello Robin Hood delle banche, che si è infiltrato nelle maglie degli apparati economici per andare contro un presente marcato dalle ingiustizie sociali.

«Robin Bank» di Anna Giralt Gris

Programma, info e prevendite di «Mondovisioni» 2022 a questo link. Tutti i film in lingua originale con sottotitoli in italiano.

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