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Alessandro Sciarroni, ruotare il corpo e il cosmo (come salmoni e sufi)

Articolo. Il coreografo e danzatore, Leone d’Oro alla carriera 2019 per la Biennale Danza, giovedì alla GAMeC con alcuni appunti dalla sua performance “Turning” per Radio GAMeC Real Life. E poi il 5 e 6 agosto all’Accademia Carrara con “Save the last dance”

Lettura 5 min.
Alessandro Sciarroni

Il salmone nasce pesce d’acqua dolce nel fiume, una prima mutazione fisica rende possibile il passaggio all’acqua salata del mare e una seconda riaccade quando sta per morire, permettendogli di ritornare a quella dolce, risalendo il fiume per tornare all’origine e concludere la sua esistenza. “Turning” nasce da qui, dall’inglese to turn, girare, voltarsi, dall’idea di un corpo che nel ciclo della vita ruota attorno al proprio asse, un’intuizione da cui è nata la performance che è stata presentata in tutto il mondo, dal Canada, alla Croazia, all’Italia, dove ha fatto tappa anche a Venezia.

Qui il suo inventore Alessandro Sciarroni è stato premiato con il Leone d’Oro alla carriera 2019 per la Biennale Danza. Quest’estate, il coreografo, tra i più rivoluzionari in Europa, sarà due volte ospite a Bergamo: il primo appuntamento sarà il 16 luglio alle 21 per Radio GAMeC Real Life #4, alla GAMeC – dove presenterà alcuni appunti di “Turning” affidati alla danzatrice Lucrezia Gabrieli, per poi dialogare con il direttore di GAMeC Lorenzo Giusti e con quello di Orlando Festival Mauro Danesi – e poi il 5 e 6 agosto con Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini all’Accademia Carrara con “Save the last dance”.

Saranno i festival Danza Estate e Orlando, in collaborazione con la Fondazione della pinacoteca cittadina, a ospitare questa performance di polka chinata, “una danza in via d’estinzione di cui vorrei conservare la memoria – racconta Sciarroni – un ballo bolognese dei primi del ’900 praticato solo da uomini. Quando ho visto i materiali video, ne sono rimasto affascinato, poi un anno fa ho scoperto che erano solo in cinque al mondo a saperlo fare e dedicargli un progetto con performance e workshop è un modo per far sì che non vada dimenticata”.

Il movimento del corpo e del cosmo

“La danza è un’arte che si esprime nel movimento dell’uomo secondo un piano prestabilito, detto coreografia, o attraverso l’improvvisazione”, così la definisce Wikipedia: “una descrizione perfetta – secondo Sciarroni – sia perché ognuno potrebbe modificarla, sia perché non si parla di musica o armonia, ma di movimento. La danza colleziona un’energia antichissima: penso al moto dei pianeti, alle maree, a qualcosa di molto più grande di noi, che rappresentiamo muovendoci con il corpo. Non sono un antropologo, ma il mio interesse per la danza è quasi antropologico”.

In quanto disciplina scientifica, l’antropologia, partendo dall’osservazione della natura umana, condivide un approccio di metodo con l’educazione allo sguardo della storia dell’arte, a cui il coreografo ha dedicato i suoi primi vent’anni di formazione. “Ammiro la body art e la performance art degli anni ’60 e ’70, che presentavano un corpo mentre compiva azioni estreme, al limite dell’esplorazione dolorosa, un corpo che voleva avere ragione e che aveva un senso all’epoca, ma di cui ora a me interessa solo esplorare limiti e possibilità con piacere, per stabilire un contatto empatico con lo spettatore, in un tentativo ossessivo di comunicargli il mio sentire. Ecco la ragione prima dell’esistere del gesto”.

Il girare su se stessi di “Turning” nasce da un’intuizione nata nel 2014 nell’ambito di un progetto tra Europa e Canada, “Migrant Bodies”, dedicata ai corpi migranti e in movimento, “in cui abbiamo esplorato questo tema in senso ampio, dai centri di prima accoglienza per i rifugiati in Croazia, alle rotte seguite dagli animali – ricorda Sciarroni – ma è stata la suggestione del ciclo del salmone a portarmi in studio per cominciare a lavorare su quella che sarebbe poi diventata la performance, che nasce da un gesto semplice eppure antichissimo”.

Girare su se stessi, come bambini che finiscono a terra perdendo l’equilibrio tra le risate, “una delle tappe del lavoro che faccio con i performer è proprio rievocare quella sensazione mista di paura ed ebbrezza che tutti abbiamo vissuto da piccoli”. Come i dervisci e le danze sufi, “il principale riferimento iconografico di questo progetto, anche se non volevo studiarne le ragioni filosofiche, ma riferirmi a qualcosa di più ampio e spirituale, cosmico”.

Contro la frustrazione del non capire, l’arte apre al sentire

C’è chi, guardando ‘Turning’, può rimanere affascinato dal suo aspetto quasi esotico, chi ha una fascinazione sportiva per l’atto fisico. Per me conta solo che ci sia un contatto emotivo. Purtroppo sulla danza circolano luoghi comuni, che creano resistenze molto forti in chi non la frequenta già, retaggi di un passato di performance concettuali, necessarie all’epoca, ma che oggi ci lasciano un’idea di qualcosa che non emoziona o non si capisce. Vorrei che lo spettatore non si trovasse davanti a domande così frustranti da creare una distanza, ma che sentisse la connessione, che è quello che cerco: è come quando uno cammina, lo guardi camminare, non pensi a cosa ci sia dietro”.

Osservatore del profondo dell’umano, del vivente e del movimento come atto primordiale dell’esistere, Sciarroni firma i propri lavori chiamandoli “invenzioni”, emerge dall’arte, muta da autodidatta verso la danza e continua a esplorare sé e il mondo: “facevo un po’ fatica a definirmi coreografo – ricorda – ero timido nel definire un’appartenenza a una realtà su cui mi affacciavo da autodidatta, poi ci ho fatto la pace. Il mio lavoro d’altronde era organizzare il movimento umano nel tempo e nello spazio, una definizione che riporta alla coreografia. Non mi interessa mixare le arti, ma organizzare il movimento, che non fa molta differenza dall’organizzazione di un’immagine. Per il futuro penso al video”. Un domani di sintesi, dove organizzare immagini in movimento.

Alessandro Sciarroni con il Leone d’oro 2019

Tutelare la ricerca d’avanguardia è proteggere la storia

Intanto oggi Alessandro Sciarroni è già contentissimo, “ è un miracolo che ci siano persone che vogliano uscire di casa, pagare biglietto e cercare parcheggio per vedere uno spettacolo. Il primo sforzo fisico è quello dello spettatore, esserci”. Le arti senza pubblico non vivono di vita propria e durante il lockdown, l’impossibilità di parteciparvi fisicamente per molte persone è stata un’occasione di realizzarne l’importanza, almeno in Italia, dove l’agitazione dei lavoratori dello spettacolo ha puntato i riflettori su chi di solito sta nell’ombra illuminando la scena.

Una compagnia di danza o teatro è una piccola impresa a tutti gli effetti e come il resto del mondo imprenditoriale si trasforma, stanno svanendo le grandi compagnie con contratti di esclusiva a tempo indeterminato, ora ci sono realtà elastiche fatte di freelance, che lavorano anche con altri artisti. Il nostro passato glorioso ci sta impedendo di fare un salto, la nostalgia e l’affezione alla tradizione non devono farci vedere il nuovo con sospetto, pensando che non attragga spettatori o non faccia impresa”.

Le possibilità del contemporaneo all’estero si trasformano in realtà dal valore economico e immateriale riconosciuto spiega Sciarroni: “un mio lavoro in Italia gira quasi solo in festival come Danza Estate, Orlando o Sant’Arcangelo, circuiti definiti off, mentre in Francia è inserito in stagioni con serate da cinquecento spettatori paganti e abbonati. L’ultimo baluardo di resistenza del contemporaneo nel nostro paese sono proprio i festival, luoghi di confronto tra gli artisti e chi rende possibili gli eventi, gli unici luoghi in cui si dà spazio alla ricerca. Le realtà artistiche che fanno ricerca spesso sono quelle più fragili e che più faticano a fare impresa. Lo Stato ha il dovere di sostenerle perché deve sostenere la ricerca, è scritto anche nella Costituzione: non esiste solo quella scientifica, c’è pure quella artistica di ricerca, anche perché lo studio dell’arte ci ricorda che è quella a resistere al tempo e a fare la storia”.

Le performance di Alessandro Sciarroni saranno presentate in spazi a capienza limitata. La prenotazione è consigliata per entrambi gli eventi. Ingresso libero con prenotazione in GAMeC il 16 luglio (l’evento verrà trasmesso anche sul canale YouTube del museo). Biglietto intero 10 €, ridotto 8 €, soci/ie Immaginare Orlando e Dance Card 5 € per l’evento del 5 e 6 agosto.

Siti

GAMeC - Festival Danza Estate - Orlando Festival

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