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“Galateo per ragazze da marito”, cioè (non) sposarsi seguendo le regole delle nostre nonne

Articolo. Cosa possiamo imparare dagli antichi manuali di comportamento per signorine? Ce lo racconta Irene Soave, che giovedì 5 dicembre presenta “Galateo per ragazze da marito” alla libreria Incrocio Quarenghi. Un appuntamento per ragazze e ragazzi di ogni età, da marito o meno

Lettura 3 min.
Irene Soave, foto Zoe Vincenti

Accade dopo una sfiancante giornata di lavoro o alla conclusione dell’ennesimo fallimentare appuntamento rimediato su una dating app. Quando ci si deve rassegnare alla scarsa progettualità del proprio decennale fidanzato o al fatto che il lavoro serva per pagare le bollette, ma non saremo mai come la Melanie Griffith di “Una donna in carriera”.

Nei momenti di stanchezza e sconforto non c’è moderna signorina che non si sia chiesta – magari senza ammetterlo neanche alle amiche più care – se non si stava meglio quando si stava peggio. Quando, cioè, il destino tracciato di ogni donna (escludendo la pace del chiostro) era il matrimonio e la maternità. Perché certo, va bene l’emancipazione e l’indipendenza economica, ma quanto può essere riposante sposarsi e farsi mantenere? Non era meglio ricevere mazzi di fiori e biglietti galanti piuttosto che foto hard non richieste e sgarbati messaggini su WhatsApp? Preoccuparsi di come abbinare le tende al divano, invece di soddisfare le pretese assurde dei capi al lavoro?

Ma allora come diventare una brava signorina pronta per il matrimonio? Risponde con garbo e ironia il “Galateo per ragazze da marito” di Irene Soave, giornalista appassionata di volumi di galateo e riviste femminili.
Nel suo documentatissimo libro raccoglie per temi i consigli di buone maniere dispensati alle signorine dall’Unità d’Italia al 1968, anno cruciale per il cambiamento dei costumi. Sottotitolo del volume: “Come non concedersi quasi mai, quasi a nessuno, e riuscire a non sposarsi lo stesso”. Ecco, in sintesi, il ritratto della brava signorina da marito, per prepararvi alla presentazione del libro, giovedì 5 dicembre alla libreria Incrocio Quarenghi di Bergamo (ore 18, ingresso gratuito).

Età

Sì, certo, un tempo ci si sposava prima. Anche perché l’inesperienza era considerata una qualità assai desiderabile in una moglie. Ma le più attempate non disperino: basta scegliere un marito sufficientemente decrepito. Fra i testi recuperati da Irene Soave c’è un manualetto del 1945, “Il consigliere della signora”, che propone un’utile formuletta:

Età dello sposo/2 + 8 = Età della sposa

Facendo un breve calcolo, io, 36enne, dovrei essere sposata con un 56enne. Mio marito, invece, starebbe meglio con una 27enne (e potrebbe anche essere vero).

Bellezza

È su questo tema che il galateo di Irene Soave può riservare i migliori insegnamenti alle donne d’oggi. Pensate che una sfolgorante bellezza riceva di diritto proposte di matrimonio? Le nostre nonne non lo credevano affatto. Il valore della bellezza è imponderabile: può essere un bene o un male, in ogni caso da governare con intelligenza. Meglio una bruttina che si “tiene” e si sa comportare a una bellissima condannata a essere infelice perché ha troppa scelta: “Quasi tutte le bellissime vivono la vita sbagliata – ammonisce l’“Enciclopedia della Donna”, uscita a fascicoli fra il 1962 e il 1966 per Fabbri Editori – Passano inquiete e insoddisfatte da un talamo all’altro, da una clinica all’altra, grotteschi personaggi da romanzi a fumetti stolidamente invidiate da molte donne”.
Non a caso, la donna per cui Edoardo VIII lasciò il trono d’Inghilterra, l’americana Wallis Simpson, era bruttina, oltretutto divorziata e già 40enne. Di sé Wallis diceva: “Non sono bella, ma quello che so fare è vestirmi meglio di chiunque altro”.

Personalità

La regola principale è non averne. Mai offuscare la controparte maschile: evitare di essere più brillanti, più brave, più apprezzate. Non sottovalutare la vanità del maschio. Una triste verità, che non possiamo dire essere del tutto obsoleta: quanti uomini accettano una compagna che faccia loro ombra? Ecco, quindi, tra i difetti gravi elencati della signorina elencati dal manuale di Irene Soave, la simpatia: “Nulla è più pericoloso dello spirito, perché niente è più facile che l’abusarne”, sta scritto in “Eva Regina: il libro delle signore”, edito nel 1905.
Peggio ancora che essere simpatiche: mettersi in mostra, essere brillanti o molto intelligenti: “Gli uomini di poca coltura son quelli che ne vogliono anche meno nella loro donna, non foss’altro per tenersi in credito almeno nel circolo della propria famiglia”, sancisce Paolo Mantegazza ne “L’Arte di prendere moglie” (1894). Scontato aggiungere che ogni velleità femminista è da censurare, almeno secondo questi signori.

Farsi scegliere

Pur desiderando le attenzioni di un potenziale marito, la signorina deve rimanere passiva. Quasi nessuna manovra per scegliere un uomo le è concessa: “Nessun manuale fra i più di cento che ho collezionato insegna cosa fare con uno che si vuole sedurre. Il messaggio opposto è: meglio farsi scegliere ”, afferma l’autrice. Non sfugga la comicità di questo gioco, dove una squadra deve solo fare gol e l’altra solo subirlo, ma tutte le regole sono scritte per chi non tocca nemmeno la palla.

Irene Soave, foto Zoe Vincenti

Non concedersi

Gli uomini pensano solo a quello”. Una trita banalità che tutti gli antichi galatei danno per scontata. La logica conseguenza è che la donna ha l’obbligo di non concedersi. Fra i suggerimenti più bizzarri per resistere alle avance: mangiucchiare di continuo, fumare (la sigaretta può diventare un eccellente muro di difesa), parlare sempre, evitare i brindisi alcolici, muoversi, stare lontano dagli angoli, scegliere una sedia piccola, rigida e senza braccioli. E se lui attacca comunque? Mai mostrarsi indignate (volete fare la figura delle acide?) e dire di no con un bel sorriso.

E se si rimane zitella?

Non temete: ci sono istruzioni anche per “La ragazza e la donna che vive sola”, nel galateo pubblicato da Domus nel 1951. Come mantenersi onesta e potenzialmente ancora maritabile? “Una signorina deve sempre abitare in un appartamentino centrale fornito di portinaio di ascensore, con una donna di servizio anziana e rispettabile, possibilmente scelta da sua madre”. Una soluzione, se ci pensate, ideale anche ai nostri giorni. La fortuna è che invecchiando non tocca più esprimere pudore virginale ad ogni circostanza. Una zitellona in età è ben più libera di una giovane, e anche di una donna sposata.
Come afferma il “Saper vivere” di Donna Letizia: “Può mangiare in un ristorante la mattina, e la sera in albergo. Può visitare musei e mostre, andare la sera a teatro e di giorno al cinema”. C’è da invidiarla, questa Carrie Bradshaw ante litteram, che come la sua corrispettiva newyorchese non sembra quasi avere bisogno né di un uomo né di lavorare.

Irene Soave su Twitter