La mamma è sempre la mamma. E, dopo aver dedicato una playlist e un articolo al papà (che potete recuperare qui), come potremmo non fare lo stesso in occasione della sua festa? Con una piccola premessa però: l’atmosfera delle canzoni dedicate alla madre è profondamente diversa da quella che avvolge le dediche paterne. Scompare la contrapposizione e la sfida, per cedere il passo alla tenerezza, alla gratitudine e, talvolta, a una dolce nostalgia. Quello con le proprie madri, infatti, è un legame viscerale, forse perché la voce materna è la prima melodia che sentiamo, ancora prima di venire al mondo.
La redazione di Eppen ha deciso, quindi, di raccogliere in una playlist i brani che raccontano questo profondo rapporto, fatto di consigli, rimproveri e abbracci. Potete ascoltarla cliccando qui!
Il primo sguardo e la dedizione silenziosa
«La prima cosa bella / Che ho avuto dalla vita / È il tuo sorriso giovane sei tu». In queste parole, scritte da Mogol e Reverberi e cantate da Nicola di Bari e poi da altri artisti, non c’è nessun riferimento esplicito alla madre, eppure – complice forse l’omonimo film di Virzì – è proprio a lei che corre immediatamente il pensiero. Benché « La prima cosa bella » si possa interpretare come dedica d’amore, la canzone viene spesso associata alla figura materna per quella dolcezza di fondo, per quell’amore puro e anche per quel «sorriso giovane»: è proprio questo la prima cosa che vediamo appena nati, sintomo di una gioia in grado di far fiorire i prati e schiarire la notte.
La maternità, però, è fatta anche di una fatica silenziosa e quotidiana: lo racconta bene Lucio Battisti in « Anche per te », celebre brano dedicato a tre figure femminili, tra cui una ragazza madre: la commovente strofa la descrive mentre si sveglia all’alba ogni mattina per portare a scuola il suo bambino prima di andare al lavoro. Una mamma, dunque, profondamente reale, fatta di gesti concreti, proprio come quella descritta da Luca Carboni in « La mamma »: una presenza costante, presentata mentre «scende le scale», sempre intenta a cercare qualcosa, con il pensiero fisso sul figlio.
Su questa scia si inserisce anche Ultimo, che riesce a descrivere la propria madre con atmosfere quotidiane e reali, ma arricchendo ogni elemento di significati simbolici. La madre di «7+3» – titolo che richiama una data simbolica per lei – cammina accanto al figlio portando una torcia in grado di illuminare ogni cosa e, soprattutto, con una mano da stringere in caso di caduta; un testo molto emotivo che non ha paura di mostrare la vulnerabilità di un uomo pur di dimostrare eterna gratitudine alla propria madre. Anche Zucchero, all’interno di « Madre dolcissima », propone una bellissima dedica, propendendo però verso l’elemento simbolico, tanto che la figura della mamma assume quasi un’aura sacrale in quanto l’unica in grado di salvargli l’anima.
Specchiarsi e conoscere
Crescendo, il rapporto con le nostre madri vive una profonda metamorfosi e, dietro alla figura materna, riusciamo finalmente a scorgere anche quella di donna. È esattamente quello che riesce a dipingere Carmen Consoli in « In bianco e nero »: la cantante racconta il momento in cui, trovando vecchie foto della madre da giovane, si rende conto di quanto le assomigliasse e di quanto avrebbe voluto parlarle di più lasciando perdere tutte le incomprensioni. Sulla stessa lunghezza d’onda si muove Willie Peyote con Kahbum e Zibba in « Tua madre », ribaltando però la prospettiva con la sua solita ironia: non si tratta solamente del figlio che guarda la madre, ma è il mondo esterno che, osservando lui, ritrova i tratti di lei. Il brano, con uno sguardo meno idealizzato ma onesto, si sofferma sul momento in cui ci viene detto «sei tutto tua madre», quasi a sottolineare come anche i nostri difetti o le nostre testardaggini siano in realtà frutto di un’eredità.
Questo specchiarsi è un elemento che emerge spesso nelle parole di cantanti donne, che scoprono la realtà del ruolo di madre nel momento in cui lo diventano a loro volta. Ne è un perfetto esempio « Alma futura » di Levante, che racconta la trasformazione della sua vita da quanto ha avuto sua figlia – Alma Futura – e il nuovo senso che ha riscoperto da ogni cosa. È proprio sua figlia che è riuscita a guarire tutte le sue ferite passate: «il cielo ti ha portata qui sopra le mie ferite di cui non resta più niente».
Crescere però, vuol dire rendersi anche conto dei sacrifici patiti dalla propria madre, a volte l’unica figura genitoriale. In « Madre », Gianluca Grignani, interroga la donna proprio in merito alla scomparsa del padre, mentre in « E yo mamma », Coez usa un linguaggio molto diretto e dolce per ringraziarla di essere rimasta: «E questa va per te che hai lottato per me / C’è chi ha due genitori ma tu vali per tre». È un riconoscimento molto onesto, che loda la grande forza della madre che non si è arresa davanti alle difficoltà, la stessa che Ermal Meta canta in « Vietato morire ». Un inno contro la violenza domestica e una canzone molto profonda legata alla biografia del cantante, che racconta l’eterna gratitudine verso chi ha dovuto «smettere di sognare per far sognare il proprio figlio». Questo senso di consapevolezza esplode anche in « Cosa ci direbbe » dei Fast Animals and Slow Kids feat. Willie Peyote: il brano, nel ritornello, riflette proprio sulla figura della mamma, ormai assunta a etichetta di essere divino e intoccabile e invita a non dare per scontata la sua sofferenza e la sua forza.
Anche Bruce Springsteen canta i sacrifici della madre Adele all’interno di « The wish », dove il cantante ricorda di come sua madre abbia permesso ai suoi desideri di ragazzino di diventare realtà, lavorando duramente per comprargli la prima chitarra. Per ringraziarla del suo ruolo nella sua vita e nel suo successo, il Boss immagina di portarla a ballare in un bar rock’n’roll, in un’atmosfera che ricorda « Portami a ballare » di Luca Barbarossa. Qui, uscire a ballare diventa il modo che il cantante escogita per parlare con la madre – ora che sono entrambi adulti – della sua vita, dei suoi desideri e delle sue aspettative di giovane donna, ma anche per ricordarle la sua importanza pur nella consapevolezza della crescita e del distacco: «Domani vado via / Ma se ti senti troppo sola / Allora ti porto via».
Il distacco
Il distacco dalla propria madre non viene mai descritto in modo cupo in musica. Basta pensare a « Mamma & papà » di Alex Britti che, benché ammetta di non parlare molto con sua madre, è perfettamente consapevole del ruolo importantissimo avuto da lei, di cui ricorda l’incredibile bellezza, e soprattutto il compito che si era prefigurata: «mi ricordo che stavamo praticamente sempre insieme / tua unica missione era farmi stare bene». Un distacco necessario appare anche in « Ciao mamma » di Jovanotti, un inno alla giovinezza e all’autonomia che, però mantiene la dolcezza verso la figura materna. La canzone, inoltre, è stata presentata dallo stesso Jovanotti come una dedica alla madre che soffriva di depressione e, quindi, un modo per cercare di farla sorridere.
Il dolore della necessità del «lasciar andare», però, è sentito da entrambi i lati: « Slipping through my Fingers » degli ABBA descrive una madre che, mentre guarda la figlia andare a scuola, comprende come il tempo le stia scivolando tra le dita ed esprime un concetto di protezione che ritroviamo anche in « A modo tuo ». Il brano, scritto da Ligabue e cantato da Elisa, riassume il difficile ruolo della madre, che accetta di accompagnare i propri figli e di guardarli anche cadere, perché è l’unico modo per farli camminare davvero.
Anche nel distacco o nella morte, la mamma resta sempre il porto sicuro: la Mother Mary di « Let it be » dei Beatles non è altro che la madre di Paul McCartney, scomparsa anni prima, che gli compare in sogno per spronarlo ad aver fiducia nel futuro. Anche Freddie Mercury, nel testamento spirituale dei Queen « Mother love » – ultima canzone su cui ha lavorato il frontman – cerca proprio il calore materno nel momento conclusivo della sua vita. Allo stesso modo, in « Luce » Marco Mengoni chiede alla madre, morta prematuramente, di difenderlo «Da tutti i dubbi che non ho / Dal mondo che mi aspetta fuori / Dalle mie incertezze / E dai miei stessi errori che puntualmente rifarò». Il tema della perdita è stato affrontato spesso, con parole cariche di nostalgia e di dolcezza, come quelle di « Mamma » di Andrea Bocelli, una dedica alla madre come la stella più bella, a cui si vorrebbe dedicare ogni nota. Anche Serena Brancale, in « Qui con me », ricorda l’importanza del ruolo materno e la tristezza del non poterlo più sperimentare, nonostante la mamma resti sempre all’interno di noi.
Il consiglio per la festa della mamma
Anche per il 10 maggio, dunque, per la festa della mamma, non passate il tempo a cercare il regalo perfetto tra gli scaffali. Limitatevi ad ascoltare insieme questa playlist e lasciate che una vecchia canzone faccia riemergere un ricordo o che un nuovo ritmo vi faccia sorridere.
