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Low Polygon tra ritmi poliedrici e session di svolta

#Cult. Sabato 7 dicembre al Circolino della Malpensata appuntamento con i Low Polygon, che presenteranno il loro nuovo progetto “Serraglio Session”: un live-Ep con quattro brani ri-arrangiati in italiano

Lettura 3 min.

Mese caldissimo per il Circolino della Malpensata, che lungo tutto dicembre ospiterà alcuni dei nomi in rampa di lancio più interessanti, attuali e anche spendibili in sede di export della scena musicale bergamasca. Si parte il 7 dicembre con i Low Polygon, per poi proseguire con le oblique suggestioni funk-jazz-pop degli Ufo Blu il 14, il nuovo ambient-set dei Sonars il 21 e infine la psichedelia di Jonathan Locatelli il 28.

Ma andiamo con ordine e proviamo a conoscere meglio i primi: abbiamo raggiunto i Low Polygon per una chiacchierata sulla loro musica, le loro influenze e le assolute novità che questo live porta con sé.

Anzitutto, il nome: “un termine che indica modelli 3D composti da un “basso numero” di poligoni. Spigoli irregolari e affilati che trasformati in musica scandiscono uno stile schizofrenico, ritmico e tagliente”. E infatti la loro musica è un’asciugata mistura di math-rock ed elettronica, che potrebbe richiamare vagamente i primi Aucan per angolosità e poliedricità ritmica. Ci sono le chitarre, scarne e minimali, e irresistibili groove di basso, ma anche percussioni sintetiche iper-compresse a disegnare arabeschi di incastri sempre nuovi e intriganti.

Ab”, quadrato e senza fronzoli come promette il titolo, è il loro primo Ep uscito nell’aprile del 2019 e già capace di catturare l’attenzione di molti. La data al Circolino diventa ora l’occasione per presentare un nuovo progetto: un live-Ep, registrato al Serraglio e intitolato molto candidamente “Serraglio Sessions”, che sarà condiviso l’indomani (7 dicembre).

Sembrerebbe a prima vista un’uscita dal taglio minore, non fosse che inaugura una svolta decisamente importante nel percorso del gruppo: se fin qui i ragazzi avevano cantato in inglese, il disco è l’occasione per ascoltare quattro brani ri-arrangiati in italiano.

Nelle parole del gruppo “questo ha permesso una ricerca più consapevole sui testi e sulle parole nel passaggio di transizione, che si è rivelato anche una importante sfida nel reinventarsi e trovare l’approccio adatto con una lingua di radice diversa”.

Si tratta di un passaggio non semplice, che comporta forse una parziale rinuncia a quell’esportabilità potenziale di cui dicevamo, ma che si declina come un approdo non forzato: “Queste live sessions ci hanno dato la possibilità di fare un cambiamento davvero radicale, quale il cambio di lingua, in un modo naturale e coerente. Ascoltiamo da sempre musica in inglese e siamo sempre stati abituati a sentire o pensare di cantare utilizzando certi fonemi, l’aprirsi alla nostra lingua natale è stata una sfida e una necessità di osare riadattando perfino i brani in lingua inglese. Abbiamo incontrato tante persone e bands che ci hanno incoraggiato, e il Serraglio non è stato da meno. L’aver vinto la possibilità di registrare questi pezzi in italiano durante una live session è per noi il modo più sincero di esporci ed esporre il percorso che stiamo facendo, che è costantemente in evoluzione ”.

La svolta è arrivata all’improvviso e in modo assolutamente non programmatico: “la prima volta che provammo i pezzi in italiano è stato durante un live e fu un vero battesimo di fuoco: decidemmo all’ultimo momento di cantare in italiano, doveva essere naturale altrimenti non sarebbe stata la nostra strada, c’era anche qualcuno di noi che non aveva fatto in tempo a leggere i testi: inutile dire che è stato un casino ma ci piacque moltissimo. La scelta che abbiamo fatto ce la sentiamo addosso e i pezzi che usciranno l’anno prossimo ne saranno la riprova”.

In previsione del live e di questa nuova pubblicazione, abbiamo chiesto ai Low Polygon di partecipare alla nostra rubrica #cult. Ecco le loro risposte:

#1libro

“Come Funziona la Musica” di David Byrne

Un must per i musicisti ma in generale per gli appassionati: dalle radici culturali dove la musica nasce fino ai contesti in cui essa stessa si evolve, anche per necessità: dall’approccio alle registrazioni alla musica live, e ovviamente i Talking Heads. Insomma, leggetelo poi ci becchiamo a parlarne.

#1disco

“Humanz” dei Gorillaz

È uscito nel 2017 e da allora rimane un ascolto persistente, sia come benchmark che come ispirazione nell’approccio che la band di Damon Albarn utilizza durante i live. La combinazione di strumenti acustici ed elettronici e il loro approccio alla scrittura che unisce generi molto diversi dà vita ad un sound fuori dagli schemi, difficile da etichettare nonostante sia facilmente riconducibile a loro.

#1film

Superquark

Potremmo dire che durante i nostri viaggi ci immergiamo in maratone di film apparenti a avanguardie del cinema espressionista tedesco degli anni dieci del Novecento, ma la verità è che ci piace molto addormentarci guardando Superquark.

#1viaggio

In giro per l’Italia

Non abbiamo avuto opportunità di fare lunghi viaggi, ultimamente ci siamo spostati in modo frenetico tra alcune città del nord e centro Italia suonando tra Milano, Torino e Firenze. Durante i viaggi in macchina passavamo il tempo a pensare come migliorare il nostro live modificando parti e suoni fino a poco prima dell’esibizione.

Ascolta i Low Polygon su Spotify