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«Nuovi Suoni Live» 2022 a Filippo Cattaneo Ponzoni: pop-r’n’b emozionale e chitarra vintage

Intervista. Il giovane musicista bergamasco ha battuto in finale Bigcio e Blue Wit. Confermando la bontà di un concorso che riesce a “pescare” dal mutevole universo musicale bergamasco progetti destinati a crescere e ad andare avanti

Lettura 5 min.
Filippo Cattaneo Ponzoni (foto Federica Cattaneo Ponzoni)

L’edizione 2022 di «Nuovi Suoni Live» ha confermato una tendenza della musica bergamasca che procede almeno da un paio di decenni: quella di riuscire a proporre generazione dopo generazione progetti musicali freschi e interessanti, alcuni che oggi guardano saldamente al mainstream (Pinguini Tattici Nucleari, vincitori nel 2015), altri che sono riusciti a ritagliarsi uno spazio nella scena musicale italiana, fra underground e visibilità crescente (ISIDE, Pau Amma, Low Polygon, Ufo Blu, Spinozo).

La musica a Bergamo è viva, multiforme ed entusiasmante: basta aver seguito dalla prima edizione « Clamore Festival » per sapere quanto suono differente e con personalità la nostra provincia partorisca ogni anno, sull’onda lunga dell’esplosione dei Verdena, a inizio Anni Zero, onda lunga che però ha saputo mantenersi, maturare e mutare insieme alle modalità di fruizione della musica, superando lo stop del lockdown e adattandosi alla rivoluzione digitale, fino all’oggi.

In questo senso, l’edizione 2022 di «Nuovi Suoni Live» non è stata da meno: 12 semifinalisti, dopo una selezione partita da 26 iscritti, che si sono esibiti fra Spazio Polaresco e Edoné Bergamo, ciascuno con una propria identità, a volte da mettere ancora a fuoco, altre più precisa e compiuta, ma sempre con un’intenzione interessante, anche nei progetti più classici. Chi scrive ha completato la giuria del concorso, insieme ad Aldo Macchi e Giulio Mastropietro (con Eppen media-partner): è stato molto divertente scoprire diverse nuove realtà made in Bergamo o trovarne di già conosciute che nel frattempo sono cresciute e, speriamo, continueranno a farlo.

Come da regolamento, i finalisti sono stati tre: Bigcio, Blue Wit e Filippo Cattaneo Ponzoni. La finale a «Bergamo NXT Level», atto conclusivo di uno dei nove palchi dell’edizione di quest’anno di «Clamore», si è rivelata un sodalizio azzeccato. Sia nell’intento tutto rivolto alla musica bergamasca (e da quest’anno anche bresciana per «Clamore»), sia nell’esibizione dei finalisti sul palco maggiore dell’happening di piazzale Alpini.

Bigcio (secondo al termine della finale, con 500 € di premio) ha portato il suo carismatico soul-pop, con un ottimo appoggio della band e una presenza di palco e vocale invidiabile – un nome da tenere sicuramente d’occhio, a cui forse manca ancora qualcosa a livello strumentale; i Blue Wit (terzi) hanno spanso tutta la loro carica elettrica, forte di una scrittura nervosa ed energetica, un suono “londinese” che guardava al punk-funk, alla new-wave e al rock contemporaneo più vitaminico, pagando il debito di essere un po’ derivativo; Filippo Cattaneo Ponzoni (primo, per lui 1000 €) alla fine si è dimostrato il progetto più meritevole dei tre: una scrittura già molto matura – quantomeno per la sua età. Un bel mix di pop-r’n’b contemporaneo e rock vintage nel suono della chitarra solista del titolare, una band essenziale ma groovosa il giusto e una sensazione generale di compiutezza (dal look alla voce, spesso filtrata da un vocoder che ne accentua il carattere emotivo): caratteristiche che lo hanno condotto ad una meritata vittoria. Con lui abbiamo fatto due chiacchiere in chat, per cercare di capire qualcosa di più di un progetto che, facendo le scelte giuste potrebbe arrivare lontano.

LB: Innanzitutto complimenti.

FC: Grazie mille!

LB: Una volta arrivato in finale, quanto ci speravi nella vittoria?

FC: Innanzitutto ero molto contento di essere arrivato in finale con la possibilità di suonare sul palco di Bergamo NXT Station, in realtà non me l’aspettavo, gli altri progetti sono molto forti e validi quindi essere stato scelto come vincitore mi ha fatto molto piacere e mi ha dato ancora più consapevolezza.

LB: Consapevolezza che il progetto funziona?

FC: Sicuramente, vedo questo premio come un forte stimolo per il mio percorso.

LB: Fin dal primo ascolto nella semifinale al Polaresco è emerso, rispetto agli altri progetti in concorso, che dietro la tua musica c’è un lavoro importante di produzione e una certa esperienza nello stare sul palco…

FC: Mi piace curare in ogni dettaglio le produzioni delle mie canzoni e ho anche la fortuna di lavorare con delle persone che hanno la stessa visione a riguardo. La dimensione live è quella in cui mi ritrovo di più visto che mi consente di comunicare e di trasmettere le emozioni in maniera più diretta e coinvolgente. Quindi ovviamente è fondamentale curare le produzioni, ma lo è ancor di più lavorare sul live.

LB: Certo. Questo lavoro di cura che hai fatto insieme alla tua squadra ha visto anche una tua evoluzione evidente: dal pop-rock degli inizi, con un taglio vintage nell’uso della chitarra, ad un suono pop-r’n’b molto contemporaneo.

FC: Questo passaggio è avvenuto in maniera molto naturale, senza forzature. Quando scrivo non metto mai alcun tipo di barriere riguardo generi musicali e mi lascio trasportare da quello che sento in quel momento. Ascoltando anche tanto r’n’b mi è venuto spontaneo entrare in questo mondo. Ed è un genere che mi permette comunque di dare spazio alle chitarre.

LB: Infatti in questa evoluzione la chitarra non hai voluto “perderla”. E il risultato, anche rispetto alle altre produzioni italiane del genere, è molto personale.

FC: Sì, la chitarra resta un mio punto fermo anche perché le mie canzoni il più delle volte nascono chitarra e voce. Poi nelle produzioni cerco sempre nuovi modi per inserirla ed è una sfida molto stimolante.

LB: Dal vivo però emerge di più. Nei brani su Spotify meno. Come mai?

FC: Perché dal vivo mi piace dare una nuova forma ai pezzi rispetto a come sono sulle piattaforme, il live deve essere un’esperienza diversa rispetto a come puoi ascoltare le canzoni tutti i giorni.

LB: La voce usa spesso il vocoder, è una scelta voluta?

FC: Sì, è una scelta timbrica. Vedo la mia voce come uno strumento e quindi mi piace sperimentare.

LB: Il risultato è molto bello, felpato, dolceamaro. Quanto ha contato nella tua evoluzione la vicinanza a Ghemon?

FC: Molto. Mi ritengo fortunato a lavorare con una persona che stimo. Ammiro il suo approccio e la sua dedizione alla musica e in questi anni ho imparato a fare tesoro dei suoi preziosi insegnamenti. È un’esperienza che mi sta facendo maturare sia come musicista che come persona.

LB: Hai voglia di raccontarci quali altri nomi ti hanno ispirato?

FC: Ci provo (ride, ndr), la lista è molto lunga e ne cito alcuni: Lucio Battisti, Lucio Dalla, Pino Daniele, Frank Ocean, Jimi Hendrix, Giveon, D’Angelo, John Mayer...

LB: La tua chitarra però sembra quella di Alberto Radius. Quella di Radius per Battiato e Battisti, ma anche quella del Radius solista...

FC: Ascoltando tanto Battisti e Battiato sicuramente le chitarre di Radius in qualche modo mi hanno influenzato, forse più indirettamente.

LB: Una cosa che molti cantanti all’inizio tendono a trascurare è il look, vedi anche nel concorso, con gente che suonava in pantaloncini corti. Il tuo è studiato e molto coerente con la tua musica. Come ci avete lavorato?

FC: Sono molto appassionato di moda, vestiti, sneakers ecc. quindi ci tengo molto a curare anche questo aspetto.

LB: Però hai anche una stylist, giusto?

FC: Sì, nel team di persone che lavorano con me c’è una ragazza che mi cura lo styling (soprattutto per gli shooting fotografici), si chiama Giada Restelli ed è una persona fantastica e talentuosa.

LB: Nelle tue canzoni c’è un misto di malinconia e dolcezza. Quanto ti rispecchiano pezzi come «Felpa», «Sguardi» e «Bulli»?

FC: Quando scrivo cerco di raccontare delle storie e mi avvalgo di aspetti autobiografici. Il tentativo è di esprimere il mio punto di vista riguardo aspetti e tematiche in cui le persone che ascoltano la mia musica si possono ritrovare.

LB: In scaletta nei due live che ho sentito hai anche «Dimenticarmi di te», un brano degli inizi che hai reso più simile alle tracce che abbiamo appena citato. È una canzone a cui sei particolarmente affezionato?

FC: Sono affezionato a tutte le canzoni che scrivo. Ho scelto di tenere in scaletta «Dimenticarmi di te» perché pur essendo una canzone del “passato” riesce a dare continuità con quello che sto facendo ora.

LB: Dopo la vittoria di «Nuovi Suoni Live», quali sono le tue aspettative e le tue intenzioni future?

FC: Come ti dicevo, la vittoria è un forte stimolo per il mio percorso e un bel punto di partenza. Quest’estate finirò di lavorare al mio primo disco e spero presto di portare la mia musica in giro per l’Italia e non solo.

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