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Tre giovani bergamaschi sulle orme (e le note) del Maestro Daniele Maffeis

Articolo. Cinque videoregistrazioni in Città Alta, pillole social e un cortometraggio. William Limonta, Juri Ferri e il fratello Enrico Ferri festeggiano i 120 anni del compositore di Gazzaniga raccontandolo… a modo loro

Lettura 4 min.
Registrazioni dei brani di Daniele Maffeis in Sala Piatti (foto Enrico Ferri)

“È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche dove l’attualità più incompatibile fa da padrona” scriveva Italo Calvino in quel saggio meraviglioso che è “Perché leggere i classici” (1981). Forse inconciliabile con la frenesia della vita quotidiana eppure lì, come un brusio, flebile ma costante. È la letteratura dei grandi nomi, quelli che sono in grado di dirti qualcosa anche se sono nati duecento anni prima di te.

Traslare le parole di Calvino alla musica cosiddetta “classica” è più difficile. Forse la colpa è dell’educazione musicale, scomparsa ormai da tutti i programmi scolastici, forse dell’origine stessa di questo tipo di musica, prerogativa della classe “colta”, di chi poteva permettersi di andare ai concerti o di comprare uno strumento.

Portare la musica classica a tutti, e ai giovani in particolare, è l’obiettivo di William Limonta e dei fratelli Juri ed Enrico Ferri, tre bergamaschi poco più che ventenni. Il primo è pianista e compositore, il secondo regista residente a Londra e il terzo musicista e studente presso il Conservatorio di Tilburg, nei Paesi Bassi. A unirli, la scoperta della vita e delle opere di Daniele Maffeis, compositore, organista e pianista, di cui nel 2021 sono ricorsi i 120 anni dalla nascita. Il progetto lanciato dai tre ragazzi, in collaborazione con l’Associazione Musicale Daniele Maffeis e con il supporto dell’Associazione Culturale “Musica Ragazzi” di Osio Sopra, mira a raccontare la figura del Maestro ad appassionati e non, attraverso delle videoregistrazioni, dei post su Instagram, Facebook e Twitter e un cortometraggio, ancora in produzione.

Chi è Daniele Maffeis

Daniele Maffeis nasce a Gazzaniga nel 1901, in una famiglia di operai. I primi stimoli musicali arrivano dal contesto parentale, un gruppo nutrito di musicofili, bandisti e insegnanti di strumento. Poi – colpo di fulmine – scopre l’organo della Chiesa Parrocchiale.

È William Limonta a raccontarmi la storia del Maestro, citando i diplomi al Conservatorio G. Donizetti di Bergamo e al Conservatorio di Milano ed elencando con entusiasmo pagine e pagine di composizioni vocali e strumentali: messe, canti sacri, opere, operette, musica da camera, per orchestra sinfonica. Tutta musica che William riassume appellandosi direttamente alle sensazioni da lui provate nell’ascolto e nell’esecuzione: “Ho trovato una grande spontaneità e un’assoluta semplicità nelle linee (che non significa banalità). I brani di Maffeis sono freschi (e sono consapevole che questo non sia un termine musicale), però possono arrivare al cuore dell’ascoltatore, anche se l’ascoltatore non conosce la musica, sono brani diretti” – brani, mi viene da dire, ben lontani da quell’accezione di musica classica come musica “colta” a cui sono sempre stata abituata. “Era un compositore di musica liturgica, prima di tutto, la sua musica doveva essere cantata dall’assemblea. Da lì deriva quindi l’empatia con il pubblico”.

Il progetto

Tanti sono i nomi che, negli anni, hanno reso Bergamo un polo musicale e culturale noto in tutto il mondo: Gaetano Donizetti, Pier Antonio Locatelli, Gianandrea Gavazzeni, tanto per citarne qualcuno. Daniele Maffeis è un nome meno conosciuto. Non si studia nemmeno al Conservatorio.

“Sono molto vicino alla musica del mio territorio, dei compositori bergamaschi in generale” mi rivela William, quando gli chiedo come si è avvicinato al Maestro, “per cui fin dal 2018 ho cercato di ritrovare musiche di autori pianistici bergamaschi anche grazie alla Biblioteca Donizetti in Città Alta”. Per le mani di Limonta, capita uno spartito di Daniele Maffeis. “All’inizio non ci facevo molto caso, poi ho fatto un concerto a Milano nell’agosto del 2019, presso la Casa Museo Boschi Di Stefano, e ho proposto un viaggio musicale tra gli autori pianistici bergamaschi. Caso volle che durante le prove ho suonato ‘Canto d’amore’ di Maffeis e nel museo in quell’istante passava la nipote del compositore, Rossana Maffeis”.

Da quel “Stai suonando le musiche dello zio!”, per William Limonta comincia una lunga avventura. Conosce un altro nipote, Adriano Maffeis, ed entra in contatto con l’Associazione Musicale Daniele Maffeis, che dal 1998 si impegna per ricercare, preservare e divulgare il patrimonio musicale del Maestro. Viene poi a sapere, tramite l’amico Enrico Ferri, che il fratello Juri era intenzionato (inizialmente per un concorso) a produrre un documentario su un aspetto della cultura bergamasca. Il trio si ritrova, cominciano i lavori.

Nella prima fase del progetto, William, Enrico e Juri invitano tre studenti del Conservatorio Donizetti ad approcciarsi alla musica di Daniele Maffeis. Irene Maggioni, pianista, Riccardo Carrera, organista ed Erica Artina, soprano, eseguono e registrano cinque brani del compositore in Sala Piatti e nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Città Alta.

“Abbiamo voluto usare luoghi scenografici che potessero essere sia belli alla vista sia significativi del legame del Maestro con il territorio” racconta William. “La Sala Piatti è l’auditorium principale del Conservatorio e lo era anche quando il Conservatorio era in via Arena: Maffeis ha suonato in quella sala. Quindi, è calzante aver registrato questi brani in questa cornice”. I musicisti occupano la Sala Piatti nel febbraio del 2021. “Ricordo che faceva un freddo assurdo e abbiamo fatto tutto il più in fretta possibile, soprattutto per la cantante, cercando di passarci i maglioni”.

Esibirsi nella Basilica di S. Maria Maggiore, dove, secondo alcune testimonianze, Maffeis suonava l’organo, riempie i ragazzi di grande emozione. “Siamo riusciti ad avere la Chiesa vuota per alcuni minuti, i tempi necessari per fare le registrazioni”.

Il cortometraggio

I video delle esecuzioni sono stati divulgati sui social network negli scorsi mesi, insieme a brevi pillole che raccontano diversi aspetti della figura e delle opere di Daniele Maffeis. Il progetto è però più ampio: l’ambizione del trio è quella di creare un cortometraggio documentaristico rivolto al grande pubblico, dimostrando come la musica del Maestro possa essere apprezzata anche dalle nuove generazioni.

“Questo documentario è rivolto ai giovani. Prima di tutto ci siamo noi giovani coinvolti come musicisti e coordinatori del progetto, tutti di classi 2000-1997. La volontà è quella di far conoscere alla gente, anche ai non musicisti, una figura del territorio che è stata spesso messa da parte rispetto ai grandi nomi della storia bergamasca. Maffeis non ha nulla da togliere a un Donizetti. Ha dato un’alternativa molto radicata alle proprie radici musicali: lui usa spesso musica popolare dandole una veste nuova nelle sue composizioni”.

Produzione del documentario
(Foto Enrico Ferri)

Il corto includerà i brani di Maffeis già registrati, oltre a una serie di interviste con alcuni esperti, fra cui Bernardino Zappa, Musicologo e collaboratore de L’Eco di Bergamo, Pierangelo Pelucchi, Compositore, Musicologo e Direttore d’orchestra, e il già citato Adriano Maffeis, nipote del Maestro e Curatore di un’Opera Omnia in 18 volumi pubblicata dall’Associazione Musicale Daniele Maffeis nel 2012. “Abbiamo intervistato anche i ragazzi che hanno eseguito le musiche, chiesto le loro impressioni, cosa pensavano del compositore. Solo Erica e Riccardo ne conoscevano il nome”.

I creatori del progetto hanno già effettuato due giorni di riprese. Perché la seconda fase dei lavori possa cominciare, il trio è alla ricerca di ulteriori fondi e sponsor. Serviranno a coprire i costi legati al montaggio e alla post-produzione e al completamento del documentario, un documentario che, prima ancora che il musicista, racconterà la nostra città. Un esempio? “Incontro”, terzo movimento della “Suite Schilparese”. L’ispirazione venne a Maffeis dopo una gita nella pineta di Schilpario, in Val di Scalve, e il desiderio, come racconta lui stesso, di rendere omaggio ai modi semplici e genuini della sua gente: “La Provvidenza mantiene ancora piena di vita e fresca di mente la nonnina, la regina della casa, appassionata del pianoforte”.

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