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Innovazione è anche lo stretto dialogo tra ricerca (scientifica) e industria (ambientale)

Articolo. L’ASST Papa Giovanni XXIII e la Montello Spa sono due luoghi ben diversi. Come diversi sono gli uomini che ci lavorano. Eppure, gli sguardi sulla ricerca di Giulio Guagliumi e Roberto Sancinelli non sono poi così distanti

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I ragazzi dell’ISIS Zenale e Butinone con il Professor Guagliumi (Foto Erica Locatelli)

È circum il termine latino da cui deriva la parolaricerca ”. Significa attorno. Un’etimologia che mi piace ricordare, perché a volte si pensa che fare ricerca voglia dire solo andare dentro alle cose. Spesso fare ricerca significa andare attorno, muoversi in cerchio, come fa chi vuole trovare qualcosa. Guardare le cose da sopra, da sotto, da più punti di vista.

Giulio Guagliumi e Roberto Sancinelli sono due uomini molto diversi. Il primo è Direttore della Cardiologia 2 – Diagnostica Interventistica dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; il secondo è Presidente e Amministratore Delegato della Montello Spa, tra i volti più noti dell’imprenditoria bergamasca. Se c’è qualcosa che li accomuna, è quello sguardo sulla ricerca nel senso etimologico del termine: ricerca come superamento di confini, curiosità, attenzione, ma anche come capacità di adottare altre prospettive. “Innovare vuol dire cercare di fare tesoro delle proprie esperienze, ma anche portarle in una dimensione nuova. Continuare a fare le stesse cose perché si è abituati non sempre è il modo migliore per riuscire a innovare”. Con le parole del Dottor Guagliumi, Roberto Sancinelli non può che concordare.

Sia il cardiologo che l’imprenditore, inoltre, hanno aperto le porte del proprio posto di lavoro ai ventidue studenti della quarta ETG dell’ISIS Zenale e Butinone di Treviglio che nelle scorse settimane hanno svolto il loro percorso di alternanza scuola-lavoro nelle aule di Edoomark (qua il racconto dell’esperienza). Ho seguito gli studenti sia nelle corsie dell’Ospedale sia alla Montello Spa. E ho scoperto che il legame tra ricerca e impresa è più forte di quanto credessi.

La parola alla ricerca

Quando ci si rende conto che, in questo momento storico, è possibile cambiare una valvola a un paziente sveglio attraverso delle tecniche di immagine molto precise, si comprende tutta la forza di cosa vuol dire innovare e di cosa vuol dire lavorare insieme per dare risposte”. Giulio Guagliumi, direttore della Cardiologia interventistica dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, decide di partire dagli stent per parlare di ricerca e di ricerca al servizio della clinica.

Sono passati più di vent’anni dall’introduzione degli stent coronarici a rilascio di farmaci. Guagliumi racconta la storia di Kobi Richter, tra i fondatori di Medinol, un’azienda israeliana produttrice di stent per trattamenti cardiovascolari. Mostra un suo intervento durante un Ted Talk del 2016. “Nella vita normalmente ci sono due tipi di persone. I ‘mega genius’ (gli Einstein e i Newton, per intenderci, ndr) che sono in grado di cambiare le regole del gioco. Poi c’è la gente normale, che molto spesso ha delle grandissime potenzialità per innovare e cambiare le cose”, spiega Richter. Il modo in cui noi persone “regolari” innoviamo, secondo Richter, comporta “l’adottare qualcosa che sappiamo funzionare in ambito scientifico, o in un altro ambito della nostra vita, e il trasferirlo in un ambito diverso”.

A Richter è capitato questo: avrebbe potuto costruire stent come li costruivano tutti, in modo standardizzato a partire da un singolo tubo. L’idea è stata invece quella di avvalersi della sua esperienza nel campo dell’industria microelettronica e delle proprie competenze nel mondo della tecnologia, per cambiare il sistema, e costruire stent in modo diverso, stampandone a centinaia in un singolo pannello.

“Cercate di lasciare un segno di come voi vedete le cose. Questo segno può imprimersi anche su cose completamente nuove, di cui non vi siete mai occupati”. Il Professor Guagliumi si rivolge agli studenti che ha davanti con l’entusiasmo di chi ha impiantato migliaia di stent nel corso della propria carriera, e ancora sa stupirsi di fronte alla potenza di un’innovazione, e ai benefici della sua applicazione.

Tenere gli occhi e le orecchie aperti è fondamentale per fare ricerca. Così come lo è l’interazione tra i membri di un team, la connessione tra diversi ambiti, esperienze pregresse e nuove realtà, e tra persone. “Noi abbiamo bisogno di lavorare con gli ingegneri, con persone che abbiano grande conoscenza dei materiali, soprattutto quando vengono portati a contatto con l’uomo e riguardano strumenti che rimangono in sede nell’uomo, come sono le valvole”, aggiunge Guagliumi.

In ambito medico, le occasioni di connessione non mancano. La pandemia causata dall’infezione Sars-Cov2 ha messo ancora più in luce la necessità di confronto con esperienze diverse. “Le barriere geografiche sono state abolite dalla diffusione del virus, ma sono state abolite anche per quanto riguarda l’interazione. Medici e personale sanitario di tutto il mondo hanno lavorato insieme su più fronti. Il messaggio è univoco: non ci sono limiti fisici all’interazione, basta credere nella possibilità di comunicare a qualunque livello con persone che hanno degli interessi convergenti”.

La parola all’impresa

“Connessione” è la parola che mi porto a casa dal mio incontro con il Professor Guagliumi. La tengo a mente mentre mi accingo a visitare la Montello Spa . Un ambiente che – sono di Montello – ho visitato molte volte, senza mai pensare, però, alla sua “connessione” con il mondo della ricerca e della medicina.

Roberto Sancinelli, Presidente dell’azienda, ha la risposta pronta a qualsiasi mia domanda: “un’impresa senza ricerca muore”. Oggi, l’azienda bergamasca può dirsi leader europea nei settori della Green e della Circular Economy, anche se le sue radici affondano nel settore siderurgico. “La grande intuizione è stata pensare che i rifiuti potessero diventare una risorsa. Anticipare i tempi, capire dove stava andando il settore, guardare avanti sognando il giusto”.

Alla Montello, attualmente viene conferito oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti all’anno. L’80% di questo materiale è trasformato in nuovi prodotti e materie prime seconde: un indice di riciclo largamente superiore al 65% previsto al 2030 dell’Unione Europea. “L’imprenditore è un creativo” – e creativo, nel caso di Sancinelli, significa anche grande amante dell’arte – “Nella sua mente, l’imprenditore vede le cose. Per realizzarle poi ci affidiamo alla scienza”.

Guardarsi attorno, fare tesoro di tutte le esperienze, anche quelle non afferenti al proprio ambito, è il primo consiglio che Sancinelli si sente di dare agli imprenditori del domani. “Siamo stati i primi al mondo ad applicare la tecnologia a raggi infrarossi per identificare e separare le plastiche per tipo di polimero. La prima macchina è nata come sono nate tante innovazioni: da qualcosa che noti e dici ‘Perché questa cosa non la posso applicare ad altro?’. Allora, a Montello, esisteva una grande azienda di lavaggio delle verdure, che stava sperimentando una macchina per selezionare le verdure. È stata un’ispirazione. Ci abbiamo messo due anni per realizzare un macchinario da applicare alla selezione della plastica”.

Io non so se Roberto Sancinelli conosca Kobi Richter, ma non posso fare a meno di pensare al video visto in ospedale. A quel fare innovazione cogliendo gli elementi presenti, creando connessioni, prendendo quello che c’è già e spingendosi oltre. “Voi giovani sicuramente avete un ruolo, quello scientifico: serve moltissimo, sempre di più in futuro affidarsi alla scienza. Oggi qualsiasi cosa che si faccia serve affidarsi alla scienza. Come imprenditore, ho bisogno di chi mi aiuti a rendere concreta la mia idea”, continua Sancinelli.

L’incontro tra due mondi

Concludo il mio racconto con un esempio recente di connubio proficuo tra scienza e industria. L’apporto della ricerca è stato fondamentale fin dall’inizio dell’emergenza pandemica. La Cardiologia interventistica, in collaborazione con l’Anatomia Patologica del Papa Giovanni e il laboratorio statunitense di ricerca cardiovascolare CVPath , ha lavorato a uno studio per capire cosa succedesse al cuore dei positivi al virus Sars-Cov2. Oggi, grazie a quest’indagine (pubblicata anche su Circulation , la più autorevole rivista scientifica nel campo della ricerca cardiovascolare), sappiamo che il nuovo coronavirus provoca la formazione di “microtrombi” e come questi siano responsabili di danni rilevanti ad alcuni organi.

A sostenere la ricerca, anche la Montello Spa. La motivazione è personale. Lo spiega Sancinelli ai ragazzi: “Sono stato ricoverato in ospedale per Covid per più di 40 giorni. Mi ha incuriosito il fatto che molti positivi al Sars-Cov2 presentavano danni cardiaci, nonostante le loro coronarie fossero libere da ostruzioni. Ho saputo che il dottor Guagliumi stava facendo una ricerca in merito. Mi sono sentito in dovere di dare il mio contributo”.

Il bello della ricerca che sostiene l’impresa. E viceversa.

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