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La zanzara coreana, “resistente al freddo”: perché è una non notizia

Articolo. Il recente allarmismo per l’arrivo e la diffusione in Lombardia di una zanzara “resistente al freddo” è dilagata in lungo e in largo. Non è tutto come sembra, però, e soprattutto non è un nuovo arrivo: questo insetto è presente in Italia da ben dieci anni. Ne abbiamo parlato con l’entomologo Marco Valle

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La zanzara coreana (foto Cloudpost)

Che si viva in città, al mare o in collina, d’estate il nemico numero uno di feste e grigliate è sempre lei: la zanzara. Ronzante e pungente, è capace di trasformare un momento di festa e convivialità in una vera e propria caccia all’uomo, o meglio, all’insetto. Se esiste un aspetto positivo della fine della bella stagione, però, è proprio la scomparsa di questi insetti: almeno, così pensavamo.

È di questi mesi, infatti, la notizia secondo cui in Italia e soprattutto in Lombardia e sia arrivata una zanzara “coreana” resistente al freddo. Giunta – forse – dall’aeroporto di Orio al Serio, ha in un nanosecondo frantumato una delle certezze su cui si basa la nostra vita invernale: quando fa freddo non ci sono zanzare. Ma è proprio così? È davvero una novità? Per fare chiarezza sul tema abbiamo parlato di zanzare “coreane” con Marco Valle, entomologo e direttore del Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo.

La zanzara Aedes koreicus: nessuna novità

Aedes koreicus, il nome scientifico della zanzara “coreana” – spiega Valle – è stata trovata per la prima volta in Corea, da cui ne deriva il nome, nel 1917. È una specie nota da tempo anche in Europa: in Italia, per esempio, c’è dal 2011, come cita questo studio di Parasite & Vectors. Prima ancora, in Belgio è stata notata fin dal 2009. Questi articoli (su Ansa, ad esempio, giusto per citarne uno, ndr) hanno fatto molto scalpore ma sono di scarso spessore, perché questa zanzara c’è da tempo in Italia”.

Particolari della Aedes Koreicus (zanzara coreana, a sinistra) e della Aedes Albopictus (zanzara tigre, a destra)

Come evidenziato in quest’altro studio, sempre della sezione Parasites & Vectors di Bio Med Central, sono state esaminate circa seimila larve e solo una cinquantina sono state riconosciute come appartenenti a questa specie: “Non è, quindi, la più comune qui da noi. È una notizia, a mio avviso, inutilmente allarmista e con delle punte fuorvianti. Dal punto di vista scientifico, insomma, non ci siamo”.

Zanzare sotto l’albero di Natale?

“Questo articolo ha fatto molto scalpore anche perché fa delle ipotesi che mettono tutti in agitazione: è una zanzara che punge d’inverno? Dovremo abituarci a passare il Natale con le zanzare? No! spiega con una certa fermezza Marco Valle. È stato osservato, in Italia, che questa specie è maggiormente frequente ad altitudini un po’ più elevate, quindi non in città ma in collina o in montagna, perché resiste di più al freddo. Questo non significa, però, che vive d’inverno e che avremo le zanzare sotto l’albero di Natale. Non dobbiamo pensarla come la variante invernale delle fastidiose e invadenti zanzare estive: è una specie che resiste maggiormente a temperature più contenute, ma non significa che colonizzerà i nostri cenoni di Capodanno.

2011, Belluno: la prima apparizione

Un’altra questione legata alle recenti notizie uscite riguardo alla zanzara “coreana”, è quella secondo cui questa sarebbe arrivata tramite l’aeroporto di Orio al Serio. “Sicuramente l’aeroporto ha un forte impatto sull’ambiente, spostando grandi quantità di persone, ma non ne ha avute sull’introduzione nel nostro Paese di questa zanzara”. Lo studio di Parasites & Vectors, che tanto ha fatto allarmare, cita infatti l’aeroporto come un importante luogo di scambio da cui potrebbe (“one plausible way of introduction”) essere arrivata la zanzara; poche righe sotto, però, spiega anche come l’area lombarda sia caratterizzata da intensi trasporti e spostamenti di persone e merci e che anche a questo può essere legato la presenza di queste zanzare.

Il primo ritrovamento a Sospirolo, Belluno

Nonostante ciò, le prime segnalazioni di zanzara “coreana” in Italia non sono avvenute in luoghi prossimi agli aeroporti, piccoli o grandi, ma a Belluno: “questa notizia non notizia, è proprio un bell’esempio del continuo voler puntare su notizie allarmanti con cui fare scalpore, ma senza alcuna prova che sostenga queste ipotesi”.

La biologia delle zanzare: sempre la stessa

Biologicamente, queste zanzare hanno le stesse modalità di sviluppo di quelle che conosciamo d’estate. “Come tutte le Aedes, anche la Aedes koreikus depone le uova in acqua. Dalle uova nascono le larve che si trasformano in pupe dalle quali nasce poi una zanzara matura. Questo è il ciclo di vita di tutte le zanzare che vivono da noi”.

Caratteristiche morfologiche della larva e dell’adulto di Aedes Koreicus

A pungerci, però, non sono tutte le zanzare, ma solo le femmine: il sangue e i nutrienti in esso contenuti, infatti, servono per portare a termine lo sviluppo delle uova. “I maschi delle zanzare, infatti, non hanno nemmeno un apparato boccale in grado di pungere”.

Ma sono più pericolose di quelle estive? Pare di no

La zanzara Aedes koreikus è in Italia da più di dieci anni e non ha dato particolari problemi finora, passando sottotraccia. “A livello di pericolosità, tutti gli artropodi come le zecche, le zanzare, i tafani o i pappataci succhiano sangue e, nel farlo, introducono nel corpo delle sostanze per evitare che il sangue si coaguli”. Questi animali, zanzare comprese, possono essere veicolo di agenti patogeni, ma solo in alcuni casi: la situazione più drammatica è quella data dalla malaria, trasmessa dalle zanzare del genere Anopheles che, se infetta, trasmette la malattia quando punge un essere umano. “Non è detto, però, che quando si viene punti da un artropode automaticamente ci si ammala: è una possibilità, ma non una certezza”.

Contenerle artificialmente: le lotte entomologiche

È dello scorso giugno la notizia di un gruppo di ricercatori riuscito a rendere sterile i maschi di una popolazione di zanzare, di Aedes aegypti, tramite la tecnica genetica CRISPER/Cas9 (qui lo studio). Responsabile della trasmissione di diverse malattie tra cui la febbre gialla e la dengue, i ricercatori hanno manipolato un gene collegato alla fertilità dei maschi di questa specie, rendendoli sterili e, quindi, incapaci di procreare. “Si tratta di strategie di lotta biologica che vengono applicate in molti ambiti, anche a livello delle colture agricole. In altri ambiti, ma non per le zanzare, si introducono degli ormoni sessuali per rendere difficoltoso l’incontro tra i due sessi e la riproduzione della specie. Non è una novità”.

Per quanto possa essere innovativo, soprattutto se permette la riduzione di malattie, a livello etico è impossibile non riflettere sulla capacità umana di intervenire artificialmente sulla natura e sulle sue capacità riproduttive. “Eticamente, penso che la zanzara punge ed è giusto che punga così come è giusto che chi la vede la schiacci: tutte le lotte mirate a un determinato animale nocivo sono sicuramente meno dannose del prendere un insetticida e spruzzarlo ovunque, perché uccide insetti ed animali sia ‘buoni’ che ‘cattivi’, indifferentemente. È più facile, ma non per forza più giusto”.

Nessun allarmismo, quindi, e nessuna scorta di zampironi e citronelle in prossimità della stagione invernale: come sempre, anche questa non notizia ci fa comprendere quanto in generale sia delicato trattare l’argomento scientifico, che richiede sempre un attento approfondimento affinché non si cada nella facile trappola della banalità, che è stretta amica della fretta. Con la voglia di clic di chi scrive e la pigrizia di chi legge non si fa del bene a nessuno, neanche alle zanzare.

Sito Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo

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