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L’area archeologica di Cavellas torna alla luce: i nuovi lavori, a porte aperte

Articolo. Dal 13 settembre in poi ripartono i lavori presso l’area archeologica di Casazza, in Val Cavallina. Il villaggio d’epoca romana venuto alla luce tra gli anni Ottanta e Novanta diventa protagonista di nuovi e importanti studi, volti ad ampliare la conoscenza su questi luoghi, sul territorio e a mostrarla ai cittadini

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L’area archeologica Cavellas

Quando la costruzione di uno dei simboli del consumismo moderno, un supermercato, porta alla luce un contesto archeologico risalente ai primi secoli dopo Cristo, allora quello è il momento in cui ci si deve fermare a studiare, a capire, a ragionare. È proprio questo ciò che è successo in Val Cavallina, presso il Comune di Casazza, quando i lavori di costruzione di un supermercato Migross hanno permesso a un villaggio di epoca romana di tornare alla luce e di essere reso visitabile al pubblico. Oggi, dopo vent’anni, l’area archeologica torna a essere oggetto di studio da parte di un esperto team di addetti ai lavori. Ne abbiamo parlato con l’archeologa Federica Matteoni, conservatrice dell’area archeologica.

I lavori di scavo e il team di addetti

Il Comune di Casazza, in collaborazione con Museo della Val Cavallina e l’Università Cattolica di Milano, a partire dal 13 settembre e per le due settimane successive avvierà una campagna di scavi all’interno dell’area archeologica Cavellas. Lo scavo viene condotto su concessione del Ministro della Cultura e d’Intesa con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia.

“Questi lavori riprendono dopo oltre vent’anni – spiega Federica Matteoni – Gli ultimi interventi legati allo scavo archeologico risalgono alla metà degli anni Novanta. Sono per noi un’importante occasione di ricerca e di coinvolgimento dei ragazzi: sarà uno scavo didattico, in cui saranno coinvolti studenti della scuola di specializzazione in Beni Archeologici e studenti della Laurea Magistrale dell’Università Cattolica di Milano”.

Il Direttore dello Scavo è il Professore Furio Sacchi, cattedra di archeologia classica; la direzione tecnica di scavo, invece, sarà affidata a Stefano Cervo, archeologo professionista e collaboratore del museo della Val Cavallina.

Il villaggio

Il sito archeologico è un villaggio di epoca romana abitato dal I al VI secolo d.C. “È stato rinvenuto tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta in occasione dei lavori di costruzione del supermercato Migross – precisa Federica Matteoni – I lavori di scavo delle fondazioni hanno messo in luce un villaggio di circa 1000 m² , indagato dalla ditta Archeostudi sotto la direzione scientifica dell’allora Sopraintentendenza per i beni archeologici e, affinché il supermercato potesse essere realizzato e i beni archeologici, patrimonio della comunità, venissero preservati, si è scelto di asportare l’intero deposito archeologico solo in corrispondenza dei pilastri destinati a sostenere il supermercato tutt’ora esistente”.

Le prime indagini

Le prime indagini hanno dato importanti, seppur parziali, informazioni su questo sito archeologico di età romana caratterizzato da resti di murature, riferibili ad abitazioni di tipo rurale. “Si tratta di un complesso di case piuttosto organico. Non sono abitazioni sorte casualmente, anzi: si legge una progettualità racconta Federica Matteoni. “Gli ambienti domestici hanno restituito tracce legate alla vita quotidiana e alle attività artigianali: tessitura, macellazione, lavorazione della farina… C’è poi uno spazio aperto con un pozzo, una sorta di giardino comune”.

Il villaggio ebbe due fasi di costruzione, intervallate da episodi di incendi e esondazioni del vicino torrente Drione; proprio a causa di una di queste, infatti, venne poi abbandonato poiché era diventato impossibile accedere alle abitazioni. “Quando sono stati trovati i primi resti, infatti, erano sommersi da quattro metri di depositi di sabbia, ghiaia e limo: era quanto si era depositato nel corso dei secoli in seguito alle alluvioni”.

La lungimiranza della Soprintendenza

L’azione lungimirante di tutela della Soprintendenza per i beni archeologici ha consentito sin dal momento della costruzione del supermercato di pianificare che l’area, prima o poi, sarebbe stata visibile al pubblico. “L’operazione lungimirante della Soprintendenza è stata quella di rendere accessibile il sito archeologico anche nella prospettiva che i lavori di ricerca potessero continuare. Non è scontato; per i tempi d’attesa ci sono soprattutto a questioni economiche. L’area archeologica si trova nell’interrato del Supermercato e questo ha garantito, in un futuro che è oggi, che fosse visitabile da parte del pubblico e analizzabile da parte degli addetti ai lavori”.

Questo contesto è stato quindi conservato anche nella prospettiva di procedere, poi, con i lavori di ricerca che, a distanza di anni, grazie alle risorse e alle energie congiunte di Comune e Università, si riescono a riprendere.

L’obiettivo dei lavori

“Vogliamo acquisire conoscenze scientifiche volte a capire come si articolava la vita del villaggio in epoca romana, per avere una visione più completa. È un intervento di grande interesse perché si riesce a operare in un contesto anche a distanza di anni, proprio grazie alla musealizzazione e alla tutela operata”. La parte economica dei lavori è supportata dal Comune di Casazza; quella operativa e scientifica è gestita dall’Università Cattolica di Milano e dal Museo della Val Cavallina.

Durante le attività di scavo, l’area archeologica sarà accessibile al pubblico “negli orari di cantiere, gratuitamente, dalle 10 alle 16. I giovedì 16 e 23 settembre, inoltre, ci saranno visite guidate, con gli archeologi, che spiegheranno come stanno procedendo i lavori e quali sono i primi risultati. Domenica 26 settembre, alle ore 17, in occasione delle giornate europee del patrimonio ci sarà l’accesso gratuito all’area archeologica con una conferenza di presentazione dei dati preliminari acquisiti in questa campagna di scavi”.

I lavori, “con pala e piccone”

Sotto la direzione scientifica del Professor Sacchi e del capocantiere Stefano Cervo opereranno cinque studenti, che effettueranno materialmente lo scavo, “con pala e piccone” sottolinea Federica Matteoni. “Verrà asportata la stratigrafia, partendo dai livelli più recenti per arrivare ai più antichi. Lo scavo di ogni strato archeologico è preceduto dall’attività di documentazione con fotografie, rilievi e posizionamento delle strutture. Solo in seguito vengono poi asportati i reperti archeologici e gli strati, uno dopo l’altro, fino a che avremo rimosso tutti gli strati di terra dove si riconoscono azioni antropiche”.

Gli ambienti che verranno indagati nel corso della campagna di ricerca incrementeranno l’allestimento dell’area archeologica, mentre i reperti rinvenuti verranno catalogati, studiati per ricostruire le attività legate al villaggio e la loro periodizzazione.

Non perdetevi, quindi, questa incredibile occasione di visitare un’area archeologica proprio durante i lavori di scavo e di analisi dei reperti. Sarete testimoni di un importante passo avanti nella conoscenza dei nostri territori e potrete tastare con mano l’importanza che, ancora oggi, caratterizza l’attività archeologica nella conoscenza dei beni culturali che, qualche metro sottoterra, sanno ancora stupirci e meravigliarci. Sono perle storiche e artistiche che sanno sempre tornare da noi, in qualche modo, per insegnarci che la frenesia dei tempi moderni non deve farci dimenticare l’importanza del tempo dedicato allo studio e all’approfondimento delle nostre radici.

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