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Le conseguenze psicologiche da Covid-19: nei consultori si può ricevere aiuto (gratis)

Articolo. Ansia, paura e depressione sono sintomi tipici di questo periodo di pandemia. Ne abbiamo parlato con Antonio Mazzucco, direttore del Consultorio familiare di Bergamo. Nei consultori è possibile ricevere aiuto gratuitamente, pagando solo il ticket

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Le conseguenze fisiche del Covid-19 ormai le conosciamo bene tutti, ma sono più sfuggenti e meno chiare quelle psicologiche. Non perché non siano diffuse, anzi: secondo un’indagine condotta dall’Istituto Piepoli e commissionata dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, da quando è iniziato il lockdown il 63% degli italiani soffre di insonnia, mal di testa, mal di stomaco, ansia, panico e depressione. Ecco cosa ne pensa Antonio Mazzucco, psicologo, psicoterapeuta e coordinatore dei Consultori “Costante Scarpellini” di Bergamo e “Mons. R. Amedei” di Calusco d’Adda, entrambi della Fondazione Angelo Custode.

Tutto inizia con il lockdown

La discriminante – spiega Mazzucco – è stata soprattutto il lockdown, che ha dato a tutti il senso della gravità della situazione. Probabilmente già prima iniziavamo a percepirla, ma la chiusura e il dire ‘state a casa’ hanno creato una consapevolezza più forte”.

I dati lo confermano: uno studio della Manipal University, infatti, afferma che misure dirompenti come la chiusura improvvisa di città e province hanno causato un’incertezza tale da causare significativi disturbi psicologici e psichiatrici come ansia, depressione e disturbi del comportamento. Oltre ovviamente al disturbo da stress post traumatico: “Il trauma, rispetto all’ansia o alla paura, è veloce e improvviso. Il fatto di vedere i propri cari ammalarsi, essere portati in ospedale e andarsene in poco tempo non ha dato alle persone il tempo di poter fare i conti con la morte che avanzava. È stata un’esperienza troppo forte, in pochissimo tempo e del tutto inaspettata: queste sono caratteristiche del trauma”.

I bambini e i ragazzi

Le conseguenze psicologiche non riguardano solo gli adulti, anzi: Antonio Mazzucco ci spiega subito come sia importante riconoscere nei ragazzi e nei bambini una categoria speciale, e più delicata, soprattutto in questo periodo: “Sicuramente per loro dipende molto anche dal contesto famigliare in cui vivono: più i ragazzi sono piccoli, più assorbono l’atmosfera che c’è in famiglia. Se le emozioni dei genitori erano di angoscia, paura e timore è chiaro che l’hanno respirata anche loro. Se invece i genitori, nonostante l’ansia, sono rassicuranti e protettivi, forse i piccoli ne sono usciti meglio… poi dipende dall’età”.

Il dover convivere 24 ore su 24 con i propri famigliari ha reso tutto diverso. Il coordinatore del Consultorio, infatti, racconta che in alcune situazioni questo è stato una risorsa, un aiuto in più; in altre, invece, si è trasformato in una situazione di conflitto insostenibile, soprattutto per i più piccoli.

Prima e seconda ondata: cosa cambia

“All’inizio, almeno a Bergamo, non ho percepito l’idea che fosse una cosa temporanea. Qui tutti avevano abbastanza chiaro che i morti c’erano e che la situazione era grave. Forse i ragazzi, sì, inizialmente l’hanno presa un po’ sottogamba, però per gli adulti la preoccupazione è stata forte fin dall’inizio” racconta Mazzucco.

Eppure poi qualcosa è cambiato. Dopo l’estate, in cui c’è stato un allentamento delle misure di contenimento della pandemia, i contagi sono aumentati e si è rivelato necessario un secondo semi-lockdown, in cui però i sintomi psicologici sono cambiati. Il coordinatore del consultorio Scarpellini, infatti, racconta che a fare da padrona oggi è la stanchezza: “Non c’è più ansia o paura, quanto più fatica e depressione, rabbia… sono emozioni diverse. Adesso c’è la stanchezza della situazione; le persone sono stanche e dopo un po’ di tempo anche più depresse. Siamo depressi o arrabbiati, che poi alla fine è la stessa cosa”.

Il consultorio: una risorsa gratuita per tutti

Ma dopo tante notizie negative, eccone una positiva: “Una cosa importante, secondo me, è che non tutti sanno che i consultori sono gratuiti: le persone possono venire a fare un accompagnamento psicologico completamente gratis”. Mazzucco ci spiega come sia stato difficile continuare il lavoro nei consultori in questi mesi: nonostante con l’autocertificazione ci si potesse recare, il 90% delle persone a inizio pandemia ha richiesto lo svolgimento dei colloqui online o, addirittura, bloccato i percorsi terapeutici. Ma anche sotto questo aspetto, questa seconda ondata è differente: “Ora, nella seconda ondata, solo il 10% ci chiede di fare l’online, mentre il 90% ci chiede di venire in consultorio in presenza”.

I lavori in gruppo

Presso il consultorio Scarpellini di Bergamo sono state attive, durante il periodo clou, varie attività di gruppo (e alcune lo sono ancora oggi): “Il gruppo ha sempre una particolar caratteristica terapeutica: non ci si sente soli nella battaglia che si sta affrontando, ha un vantaggio in più” spiega Mazzucco. Uno è quello delle persone che hanno avuto il covid-19. Anche a distanza di mesi, infatti, molti ex contagiati hanno ancora riflessi fisici e psicologici della malattia: “I tempi sono lunghi: non esiste vaccino per queste problematiche, perché i tempi psicologici sono sempre più estesi rispetto a quelli fisici. Credo che qualche riflesso lo avremo più avanti”. Un altro gruppo è quello dedicato a coloro che hanno l’ansia da covid, senza necessariamente aver vissuto la malattia.

Il lavoro dello psicologo ai tempi del Covid-19

Abbiamo tutti negli occhi le immagini di medici e infermieri nelle corsie degli ospedali, affannati, stanchi e segnati psicologicamente e fisicamente dal lavoro compiuto. Eppure anche il ruolo dello psicologo/psicoterapeuta è stato centrale, basti pensare alla quantità di servizi di telefono amico che sono nati in questi mesi, indice della necessità di aiuto e della quantità di richieste di sostegno ricevute. Nessuno, però, “nasce imparato”. Mazzucco spiega infatti che non è stato affatto semplice rispondere efficacemente a una tale richiesta di aiuto: “Anche noi all’inizio ci siamo trovati un po’ spaesati di fronte all’emergenza, sia dal punto di vista della richiesta di sostegno psicologico, sia dalla necessità di trovare nuovi strumenti per continuare la vicinanza con gli utenti”.

Fortunatamente uno strumento c’è: l’online. Nonostante sia stato un cambiamento molto forte, per terapeuti abituati all’ambiente dello studio e alla relazione faccia a faccia, grazie alla possibilità di svolgere colloqui online molte persone hanno potuto ricevere sostegno: “All’inizio eravamo scettici, ma con l’andare del tempo abbiamo visto anche le potenzialità di questa cosa e ci siamo abituati bene. Con l’online, in alcuni casi le persone si sono aperte anche di più che vis a vis: lo schermo da una parte crea distanza, ma dall’altra ad alcuni permette di farsi meno problemi ad aprirsi”.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Nessuno sa cosa ci aspetti in futuro. Ad oggi in Italia è stato approvato il primo vaccino di BioNTech/Pfizer e le vaccinazioni stanno prendendo piede. Come detto da Mazzucco, però, nessun vaccino potrà mai curare la psiche e, soprattutto, bisogna anche considerare le conseguenze psicologiche del Covid-19 su persone già compromesse psicologicamente: “Chi era già in una condizione difficile ha sicuramente peggiorato. L’aspetto psicologico all’inizio non è stato molto valutato, poi qualcosa è arrivato, come i servizi di telefoni d’ascolto e così via… Però sicuramente i più poveri sono quelli che hanno subito di più”.

Quando chiedo ad Antonio cosa dovremo aspettarci per i prossimi mesi, la prima frase che dice è rivelatoria di uno stato d’animo diffuso e persistente in tutti noi: “Domanda da un milione di dollari. Sicuramente qualche strascico l’ha lasciato; vengono fuori un po’ adesso le conseguenze della pandemia e non si sa cosa lascerà: lo scopriremo tra un po’ di tempo. L’elaborazione ha bisogno di tempo, è ancora troppo fresca”. Insomma è forse ancora presto anche per parlare di un poi: “Dipende anche dall’aspetto della speranza: il vaccino ne ha data un po’, e tutto quello che dona speranza è ciò che ci fa dare un senso a tutto… fino a poco tempo fa, però, era davvero molto pesante, soprattutto per persone con già delle difficoltà”.

Ci rimane quindi una visione speranzosa e la coscienza che non stare bene è normale: non è poco. Ansia, paura, rabbia e confusione sono sintomi purtroppo diffusi ancora oggi, quando il vaccino inizia a farci vedere una debole luce in fondo a uno dei tunnel più lunghi e bui degli ultimi anni. Abbiamo però uno strumento incredibile a nostra disposizione e, soprattutto, gratuito: nei consultori possiamo ricevere sostegno psicologico. Bisogna accettare di non essere perfetti – perché infondo nessuno lo è – ed alzare il telefono per chiedere aiuto.

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