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Cosa hanno preparato per Natale quelli del Museo del Burattino

Articolo. Guidati dal direttore artistico Luca Loglio, abbiamo parlato dei prossimi appuntamenti dei “Burattini a Natale” e di quanto dietro al teatro delle figure animate si celino archetipi e ruoli sociali ben precisi

Lettura 4 min.

“Testa di legno” è un’espressione che appioppiamo in maniera dispregiativa a una persona ottusa e ostinata. Eppure varcando la soglia della Sala Viterbi al quarto piano del Palazzo della Provincia, improvvisamente tutto acquista un altro significato.

Dallo scorso luglio qui è conservato il Museo del Burattino della Fondazione Benedetto Ravasio, diretta dal presidente Sergio Ravasio. Uno scrigno costituito da sei collezioni principali appartenute ad alcuni dei più importanti burattinai bergamaschi: Milesi, Cortesi, Losa, Scuri, Angelini e, naturalmente, Ravasio. E tra le diverse stanze che costituiscono il percorso espositivo abbiamo avuto la fortuna di essere guidati dal direttore artistico della Fondazione e curatore del Museo Luca Loglio, che ci ha accolti davanti allo splendido teatrino di Arturo Marziali “che di ino ha solo le dimensioni” come tiene a precisare.

Il teatrino di Arturo Marziali
(Foto Marta Belotti)

È Luca a darci fin da subito una misura quantitativa e qualitativa dell’offerta del museo: “Le collezioni bergamasche nella loro completezza contano 900 burattini, più di 200 scene, 150 oggetti di scena, 4 teatrini e poi copioni e costumi”.

Ma non facciamo in tempo a rompere il ghiaccio che già veniamo introdotti alla meravigliosa famiglia del teatro delle figure animate. È questa la definizione più completa per trattare quella fetta di teatro che comprende il teatro degli oggetti, dei pupazzi, dei pupi, delle marionette, dei burattini e molto altro: “Molti usano i termini di teatro di figura, dei fantocci, dei pupazzi, di animazione, ma questa definizione è la più completa perché è l’unica a mettere al centro il tema della figura”.

(Foto Marta Belotti)

Un mondo che a dispetto di quanto si potrebbe credere a una prima occhiata non ha nulla di ingenuo, ma si nutre di una complessità artistica, realizzativa e anche sociale profonda, capace di varcare confini e trasferirsi in culture e tradizioni disparate: “Ogni tipo di teatro ha storie, dinamiche ed esigenze rappresentative completamente diverse, anche dal punto di vista del lavoro che il performer o l’animatore opera sul proprio materiale. Cerchiamo inoltre di rendere la complessità delle relazioni che ci sono tra i vari personaggi nelle diverse aree. Per esempio Pulcinella diventa Polichinelle, Punch, Kasper, Petrushka e via dicendo a seconda dell’area di interesse”.

A questo si uniscono un approccio, una consapevolezza e un’idea ben precisa della portata dei burattini in quanto esponenti di archetipi e significati. Infatti l’intento non è di limitarsi a trasferire dei canoni bensì: “Di aiutare capire simbologie e attributi caratterizzanti di ogni personaggio, gli archetipi che si celano dietro di loro, per poi farli propri. Schermarsi dietro i canoni e narrare storie solo in quanto elementi della tradizione è un tradimento: la modernità del burattinaio sta nel capire l’archetipo e trovare un nuovo linguaggio e un nuovo modo per porsi in dialogo con la sua utenza e capire come essere efficace”.

I molti volti di Gioppino
(Foto Marta Belotti)

Altro che teste di legno dunque: i burattini (e il burattinaio) hanno “ una funzione sociale ben precisa: far accedere al rito sociale del teatro un pubblico che altrimenti resterebbe digiuno, con un’azione che può essere estremamente colta”. Una tradizione da setacciare attraverso la comprensione, per evitare che il tutto si trasformi in un mero meccanismo di ripetizione e adesione sterile a norme categoriche.

Un’operazione divenuta una fondamentale “linea guida” della Fondazione anche nella scelta delle rappresentazioni comprese nel ricco calendario, con le rassegne “Borghi e Burattini” o quella dei “Burattini a Natale”. Quest’ultima è preparata dal Museo e la Fondazione insieme a “I Teatri dei Bambini” e l’Associazione Arts. Referente artistica e organizzativa de I Teatri dei Bambini nonché coorganizzatrice della sezione natalizia è Tiziana Pirola, che cura la programmazione con Luca Loglio e Federica Falgari.

Per capirne l’essenza e la varietà, l’invito è proprio a “Burattini a Natale”, inaugurata il 1 dicembre con lo spettacolo “E vissero felici e contenti” di Daniele Cortesi e che conta altri cinque appuntamenti (biglietti sul sito de Il Teatro dei Bambini). Ecco quali sono.

Natale con i tuoi

Il 15 dicembre si continua dunque con “Natale con i tuoi”, del teatro Bambambin con Paolo Rech da Belluno: “Nell’area veneta la tradizione non è radicata come quella bergamasca e i burattinai sono stati capaci di reinventarsi completamente. Paolo Rech è tra questi e ci darà la possibilità di vedere la tradizione veneta presente”.

Burattinaio professionista dal 2004, Rech collabora con l’autore Gigio Brunello, regista dello spettacolo: “è stato l’insegnante di Paolo e fa un teatro dei burattini piccolo come quello delle guarattelle: a forma di altare, dalle dimensioni ridotte e ovviamente itinerante poiché i burattinai non hanno mai un teatro stabile” (la trama nella scheda evento in fondo).

Quando: 15 dicembre alle 15.30
Dove: Auditorium Piazza Libertà

Il Natale di Gioppino

Il 21 dicembre ritroveremo Gioppino nello spettacolo “Il Natale di Gioppino”: “Si tratta di un altro riferimento alla tradizione bergamasca. Qui troveremo i burattini di Virgilio Baccanelli, nonché allievo di Daniele Cortesi”. Un incontro tra maestro e allievo avvenuto nel 1994 in piazza Vecchia dove Virgilio Baccanelli ebbe modo di assistere a uno spettacolo di Daniele Cortesi, a sua volta allievo di Benedetto Ravasio, e di innamorarsi dell’arte del burattinaio (la trama nella scheda evento in fondo).

Quando: 21 dicembre alle 15.30
Dove: Auditorium Ermanno Olmi

La fata Smemorina

Con “La fata Smemorina” il nostro viaggio si sposta invece a Bologna, dove saremo guidati dal burattinaio Riccardo Pazzaglia, capocomico e ultimo allievo del maestro burattinaio Demetrio Presini, in arte “Nino”. Si tratta in questo caso di: “Una storia della tradizione emiliana, per cui si potrà incontrare un altro tipo di spettacolo sia dal punto di vista delle dinamiche drammaturgiche che del modo di fare teatro”.

Particolarità de I burattini di Riccardo sta anche nella loro dimensione ridotta, poiché “A livello formale sono burattini molto più piccoli”. Ma del resto, la qualità non sta certo nella misura bensì nella sostanza. Una cosa che certo non manca alla compagnia, attiva dal 1991 e da sempre impegnata per la salvaguardia dell’arte burattinaia della tradizione bolognese (la trama nella scheda evento in fondo).

Quando: 28 dicembre alle 15.30
Dove: Auditorium Ermanno Olmi

La nonna, la bambina e Tchi Tchuan

Con l’avvio del nuovo anno la rassegna valica i confini italiani per portarci uno spettacolo dal Belgio, ma con una storia e narrazione di chiari influssi orientali. Infatti la compagnia Mon coueur de bois guidata da Sophie Hames propone: “uno spettacolo ispirato a una storia thailandese, ma le tecniche di animazione sono quelle del Bunraku con un’animazione a nero e una manovra a vista”.

Si tratta inoltre della prima donna burattinaia nel repertorio natalizio dei “Burattini a Natale”. Un elemento che si carica di un significato aggiunto se si pensa alle origini del teatro dei burattini a Bergamo: “La mamma di tutti i burattinai bergamaschi è proprio una donna: Camilla Bissona che nel 1720 chiede alle autorità di Bergamo al potere di poter fare spettacoli in Piazza Vecchia”. Autorizzazioni purtroppo mai concesse, ma che non le toglieranno lo scettro di madre di tutti i burattinai locali (la trama nella scheda evento in fondo).

Quando: 4 gennaio alle 15.30
Dove: Auditorium Ermanno Olmi

Le dodici notti della Befana

Il 6 gennaio la protagonista non potrebbe che essere lei, la Befana, che chiude il calendario degli appuntamenti con “Le dodici notti della Befana”: “Ci sarà la compagnia Herbanera di Livorno. Anche in questo caso si tratta di uno spettacolo molto carino, legato alla storia della Befana. Si assisterà a una tradizione che è un modo di fare spettacolo autonomo e ideato da loro”.

Un teatro formato dal duo inscindibile di Patrizia Ascione e Stefano Cavallini, che si occupano rispettivamente della creazione delle sculture in gommapiuma e della regia, scrittura e direzione degli spettacoli (la trama nella scheda evento in fondo).

Quando: 6 gennaio alle 15.30
Dove: Auditorium Piazza Libertà

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