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I «7 contro Tebe», la sfida alla tragedia della guerra a colpi di risate

Articolo. I Sacchi di Sabbia all’opera con una delle tragedie più antiche della storia del teatro, presa a colpi di umorismo e intelligenza. La compagnia toscana completa la sua trilogia sull’immaginario greco sabato 30 aprile al Teatro Caverna

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I 7 contro Tebe

Edipo: uno dei nomi della mitologia arcaica giunto ai giorni nostri intatto, attraverso svariate narrazioni, testi orali, letterali e teatrali, ma soprattutto parte di un immaginario comune ed estremamente rappresentato. Tutti sappiamo del disgraziato che inconsapevolmente uccide il padre e sposa la madre, così come conosciamo Antigone, che per seppellire il fratello sfida la legge della città. Eppure sono tasselli di una vastissima narrativa classica: la progenie di Edipo viene evocata in testi di Sofocle ed Eschilo, ad esempio, in vere e proprie saghe, in parte andate perdute.

È uno di questi testi che sarà rappresentato sabato 30 aprile alle 21:00, al Teatro Caverna di Bergamo. I Sacchi di Sabbia, pluripremiata compagnia toscana, da più di vent’anni lavora sulla reinvenzione della scena popolare contemporanea. Nei suoi spettacoli riesce a giocare sul sottile equilibrio tra i generi tradizionali, tra le tantissime sfumature che si trovano quando si padroneggiano i linguaggi classici per reinterpretarli.

Andromaca di Euripide

In un’opera di attento studio sul “ribaltamento” in varie forme, la compagnia si è dedicata a una trilogia sull’immaginario greco, che ha messo insieme i «Dialoghi degli Dei» di Luciano, «Andromaca» di Euripide e i «7 contro Tebe» di Eschilo, tutti e tre con la regia di Massimiliano Civica. Chi si fosse perso i primi due capitoli al Caverna, il 2 e il 10 aprile scorsi, è ancora in tempo per il terzo.

I tre testi sono curiosamente collegati tra loro, come spiega Giovanni Guerrieri, attore della compagnia: «Possiamo dire che hanno in comune il fatto di essere tre opere piuttosto anomale e singolari, nonché poco rappresentate. La scelta è iniziata dalla prima, cioè da Luciano: un grandissimo scrittore e drammaturgo, oltre che umorista. I “Dialoghi degli dei” sono stati una sfida particolare, perché hanno una forma dialogica che non è fatta per il teatro. In più c’è una galleria enorme di personaggi. Ma d’altra parte è una nostra caratteristica quella di metterci in gioco, e abbiamo lavorato nell’ottica della sottrazione. Poi c’è stato “Andromaca”, una tragedia dove sostanzialmente non succede niente e si attende qualcuno che non arriva mai. E infine i “7 contro Tebe”».

La vicenda è semplice e il nodo centrale degli eventi accade nell’antefatto: siamo, ovviamente, nella città greca di Tebe, in un momento in cui è dilaniata da una guerra fratricida. Due fratelli avrebbero dovuto alternarsi al trono, Eteocle e Polinice, figli di Edipo, ma Eteocle si è rifiutato di lasciare il trono al momento di cederlo a Polinice, che quindi decide di dichiarare guerra al fratello e alla sua stessa patria. In «7 contro Tebe», quindi, i due schieramenti si preparano e si danno battaglia, che avviene sotto forma di duelli tra sei guerrieri di Eteocle e altrettanti di Polinice, fino al fatidico scontro finale che vedrà sfidarsi i due fratelli stessi. Un’escalation di violenza sotto il segno angoscioso della tragedia, ancora più amara perché tra fratelli: non servivano le recenti vicende del conflitto alle porte dell’Europa a ricordarci che contro certi orrori non si è mai abbastanza messi in guardia.

Ma il lavoro de I Sacchi di Sabbia non è “semplicemente” lasciar parlare il testo classico: «Per ciascuno spettacolo della trilogia ci siamo sentiti molto liberi di interpretare secondo la nostra cifra stilistica», continua Giovanni. «Non avendo moltissimi termini di confronto, ci sentivamo le mani libere! Chiaramente, è necessario capire quanto questi testi parlano agli spettatori, oggi, e trovare un linguaggio nelle nostre corde». Così, secondo la chiave interpretativa della compagnia si mettono in atto giochi sottili di anacronismi e trovate surreali, tra satira arguta e buffonesco popolare.

«Con Luciano», racconta ancora Giovanni, «è stato un piacere giocare sulla grande ironia con cui questo incredibile autore raffigura il suo tempo e vedere quanto può far presa oggi. Il primo capitolo della trilogia si sposava perfettamente con il nostro stile. Per “Andromaca” abbiamo fatto una ricerca sulla parodia; mentre con “7 contro Tebe” il lavoro è stato più complesso, molto particolare: ne è venuta fuori una forma in bilico… Eschilo d’altronde non si riesce a rovesciare, non è possibile parodiarlo: abbiamo dovuto trovare un’altra strada».

Ed è così che, sul palco, vedremo apparire quattro figure: il corifeo, portatore dei versi dell’autore, interpretato da Giulia Gallo; le due donne a rappresentare il coro, lamentatrici popolane e caciarone, interpretate da Gabriele Carli ed Enzo Illiano en travesti; e infine Eschilo in persona, interpretato da Giovanni Guerrieri. I personaggi sono parte integrante della dimensione della tragedia originale e al tempo stesso ne escono, dando uno sguardo esterno, spassoso e disincantato alla tragedia stessa, sottolineandone il carattere crudele e grottesco: «Il personaggio di Giulia, ironico e sagace, è un po’ sindacalista; Eschilo, che arriva dalla battaglia di Salamina, ha il profilo di un reduce del Vietnam e le donne, che sulla scena stanno in mezzo tra Eschilo e il corifeo, finiscono per imbastire una tifoseria da stadio, appese ai bastioni a guardare giù il campo da combattimento. Sono loro a riportare la guerra a chi guarda: tirano fuori dei peluche, a rappresentare i guerrieri, e finiscono per litigarsi e improvvisare una gran baraonda».

D’altronde i guerrieri non si vedono nemmeno nel testo originale. «7 contro Tebe» si regge su una costruzione evocativa che è Eschilo stesso a creare: «Abbiamo potuto giocare sull’aspetto visivo dei rumori, uno degli aspetti magici di questo testo. È l’evocazione dei suoni a rappresentare gli scontri. Non vediamo mai le battaglie tra i sette eroi e i loro sfidanti ma le sentiamo raccontare, e il coraggio, la forza, il valore sono rappresentati dalla descrizione degli scudi. Eschilo ha creato un capolavoro in questo senso: “7 contro Tebe” si colloca a lato della rappresentazione dei fatti, non diventa mai epica. È uno dei motivi per cui non è possibile un ribaltamento parodico dell’opera: è possibile là dove le cose sono visibili, allo scoperto, ma qui si evoca soltanto, sono presagi nefasti».

Certamente ne emerge palpabile quello che Giovanni chiama il “rovello” dell’autore: «Eschilo racconta la sua esperienza della guerra del Peloponneso, che lui aveva vissuto in prima persona, subendo anche la perdita di familiari, e affrontando quindi la sua stessa sofferenza». Un elemento di grande modernità: «Alcuni aspetti colpiscono fortissimo il lettore e lo spettatore moderno. Per come affrontano i temi dell’eroismo e del senso della guerra, sono dell’idea che “I Persiani” e “7 contro Tebe” dovrebbero essere tra i testi di cui si parla di più nelle scuole, oggi».

E così come rappresenta la distruzione causata dai crudeli e insensati giochi di potere, Eschilo raffigura anche la voce di chi si oppone. «Sono le donne, insieme al coro di anziani, a rinfacciare ad Eteocle le scelte sbagliate compiute. Sono ovviamente incomprese dagli uomini, vengono apostrofate e zittite malamente; ma è proprio il coro delle vergini ad affermare l’idea che la guerra non sia altro che devastazione. È a loro che viene affidato il ruolo di portavoce della ragione».

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