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«Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte», la storia empatica del giovane Christopher Boone

Articolo. Dal romanzo di Mark Haddon, pubblicato nel 2003 e tradotto in oltre venti paesi, poi approdato nel 2013 sul palco del National Theatre di Londra, nell’adattamento di Simon Stephens. Arriva al Teatro Donizetti l’allestimento dell’Elfo a cura dei registi Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani

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(foto Laila Pozzo)

«Nella vita si è costretti a prendere delle decisioni e se non si prendono delle decisioni non si farebbe mai niente perché si passerebbe tutto il tempo a scegliere tra una cosa e l’altra. Quindi è bene avere una ragione per odiare alcune cose e amarne delle altre». (M. Haddon)

«Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte», ultimo titolo della Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti, va in scena al Teatro Donizetti da sabato 7 a martedì 10 e, poi, giovedì 12 e venerdì 13 maggio (ore 20.30) e domenica 8 (ore 15.30) – biglietti qui.

Mark Haddon è uno scrittore e poeta inglese classe 1962, ha scritto diversi libri per ragazzi ma il suo più grande successo l’ha avuto con questo romanzo, vincitore di numerosi premi letterari. Con «Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte» è riuscito in un’impresa eccezionale: ha dominato le classifiche mondiali raccontando, come in una detective story, le peripezie di un adolescente dello spettro autistico alle prese con la più grande sfida della sua vita. Merito di «una scrittura seria eppure divertente – come ha sottolineato Ian McEwan che possiede il raro dono dell’empatia». E la forza di questa splendida storia non si è esaurita nelle pagine del libro, ma si è propagata in palcoscenico con l’intelligente riscrittura di Simon Stephens: il suo testo ha ottenuto a Londra un eccezionale successo di pubblico e ha vinto nel 2013 sette Laurence Olivier Awards (tra cui migliore opera teatrale) per poi trasferirsi a New York dove ha vinto quattro Tony Awards.

Il romanzo di Haddon si sviluppa dal punto di vista del protagonista, Christopher Boone, si finisce così immersi nel pensiero del ragazzo. La scrittura intelligente e scorrevole di Haddon permette di avvicinarsi e comprendere i comportamenti dell’adolescente, come il non sopportare di essere toccato, l’odio per alcuni colori contrapposto all’amore per altri, l’impossibilità di empatizzare con gli altri esseri umani, le ossessive ripetizioni e le eccellenti capacità logico-matematiche. Il libro riesce ad affrontare temi universali normalizzandoli: il difficile rapporto tra padri e figli e i cambiamenti del periodo adolescenziale e la ricerca della verità, non sono altro che una storia qualunque, che può riguardare chiunque. Così la diversità di Christopher, giovane Asperger, prende contorni via via più comprensibili, dando al lettore l’occasione di sentirsi parte della vicenda.

La commedia segue fedelmente la trama dell’originale: il quindicenne Christopher decide di indagare sulla morte di Wellington, il cane della vicina. Capisce subito di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, sapeva risolvere; perciò, incomincia a scrivere un libro mettendo insieme gli indizi del caso dal suo punto di vista. E il suo punto di vista è davvero speciale. Perché Christopher ha un disturbo dello spettro autistico che rende complicato il suo rapporto con il mondo. Odia essere toccato, odia il giallo e il marrone, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri... Scrivendo il suo libro, Christopher inizia a far luce su un mistero ben più importante di quello del cane barbone. Come è morta sua madre? Perché suo padre non vuole che lui faccia troppe domande ai vicini?

Un successo che Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani hanno saputo rinnovare sulle scene italiane con scelte registiche lontane da quelle iper-tecnologiche dell’edizione inglese, ma capaci di esaltare la qualità della scrittura, il suo ritmo, la polifonia dei personaggi e il lavoro attorale. I registi del Teatro dell’Elfo hanno costruito uno spettacolo – debuttato nel dicembre 2018 – nel quale dialogano, con grande armonia, i più diversi linguaggi teatrali. Le scene di Andrea Taddei, come grandi pagine di un quaderno, si animano dei video di Francesco Frongia e dei disegni dello stesso Ferdinando Bruni; i movimenti scenici di Riccardo Olivier e Chiara Ameglio orchestrano la moltitudine di buffi e inquietanti personaggi che popolano il mondo del protagonista, mentre le musiche originali di Teho Teardo sembrano amplificare la sua emotività.

La commedia di Simon Stephens vedrà sul palcoscenico una compagnia intergenerazionale di dieci attori: Daniele Fedeli, talentuoso attore di 24 anni protagonista di un grande exploit nei panni di Cristopher, Elena Russo Arman (Siobhan), Davide Lorino (Ed), Ginestra Paladino (Judy), Corinna Agustoni, Cristina Crippa (Mrs Alexander, Donna elegante, Voce 6), Marco Bonadei, Alessandro Mor, Nicola Stravalaci, Debora Zuin, per le recite del 7 e 8 maggio, e Cinzia Spanò, per le repliche successive. Lo spettacolo è presentato per gentile concessione della Warners Bros Entertainment.

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