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«Opera Guitta»: quando l’opera la fanno i saltimbanchi

Articolo. Prosegue la stagione teatrale di Teatro Erbamil, realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Ponteranica e con il contributo di Fondazione della Comunità Bergamasca. Apre l’anno sabato 14 gennaio alle ore 21 «Opera Guitta»

Lettura 3 min.

Lo spettacolo, una rappresentazione fra melodramma e clownerie, è un omaggio appassionato e vagamente “delirante” alle grandi arie d’opera: da Donizetti a Mozart, da Rossini a Verdi. Scritto e diretto da Antonio Vergamini, con Nicanor Cancellieri, Irene Geninatti Chiolero e Franca Pampaloni; è prodotto da Associazione Longuel e Trio Trioche, coprodotto da Mirabilia Festival e Spazio Circo Bergamo in collaborazione con Théâtre de Colombier.

In un’epoca in cui è richiesta multidisciplinarità in ogni campo artistico – e ancor più in quello teatrale, terreno di sperimentazioni dal vivo – cosa succede quando due mondi apparentemente opposti come l’opera e il teatro di strada si incontrano? Il regista Antonio Vergamini racconta l’obiettivo dello spettacolo: «Il progetto è nato con il desiderio di dare un abito nuovo ad alcune arie d’opera più conosciute, mostrandole in una forma in grado di catturare un pubblico che normalmente non frequenta i teatri lirici. Con il tempo ci siamo però resi conto che può essere un modo – magari un po’ irriverente e folle – per riproporre anche ai melomani le più famose melodie in una chiave differente».

È utilizzando linguaggi come quello della clownerie, del teatro nel teatro, dell’acrobatica, capaci di attrarre l’attenzione e di alleggerire atmosfere grevi, che «Opera Guitta» prova ad avvicinarsi a un pubblico meno avvezzo al canto lirico. Come specifica il regista: «Lo spettacolo è nato nel 2016 proprio con l’idea di essere rappresentato in strada. La coproduzione è infatti con “Mirabilia”, festival che promuove questo tipo di arte e che ha ospitato le prime residenze di creazione».

«Opera Guitta» fa dunque un salto all’indietro, in un passato non troppo lontano, in cui la strada era tra i principali luoghi di rappresentazione, non sempre per ragioni strettamente creative: «Questo spettacolo, oltre ad essere un omaggio vagamente folle all’opera, è anche un contributo alla memoria dei saltimbanchi. Un fenomeno che in Italia ha visto la più alta diffusione verso la fine dell’Ottocento, anche a causa delle condizioni economiche di alcune famiglie, costrette a spingere i propri figli all’ingaggio. Fare questo mestiere comportava passare anni in viaggio, a piedi, dando spettacolo con acrobazie, strumenti musicali e giocoleria» racconta il regista.

L’etimologia del termine «saltimbanchi», ovvero «saltare sul banco», fa riferimento agli artisti che si esibivano in fiere e piazze, acrobati, cantastorie, ma non solo. Spesso si trattava di persone in condizioni di povertà, che avevano fatto delle loro abilità un modo per guadagnarsi da vivere attraverso il canto, le discipline circensi, il teatro di figura e altri generi caratteristici della piazza. I saltimbanchi si mantenevano con gli oboli offerti dagli occasionali spettatori, vivendo il loro periodo d’oro nelle grandi fiere europee del XVIII secolo, ma anche viaggiando da un continente all’altro. La figura iniziò a scomparire successivamente, pian piano, dalla nascita della società industriale.

«Erano spinti da un moto di speranza: sbarcare il lunario, campare, vivendo in situazioni talvolta davvero drammatiche, che avevano però in sé la magia della musica, capace di fare da collante tra i popoli. Grazie al viaggio di questi artisti poteva succedere che nel lato opposto del mondo qualcuno avesse occasione di conoscere arie di Verdi appena composte e riarrangiate» spiega Vergamini.

«Opera Guitta» è la semplice storia di tre musici come tanti di quel tempo. I tre, erranti e spiantati, decidono di mettere in scena una vendita di schiavi come espediente per far avvicinare un pubblico più affamato di loro. Cercano di rendere l’opera un po’ guitta – comica e randagia – portandola in giro per il mondo insieme al loro armamentario di attrezzi da giocoleria, cuori fatti di spugna pieni di sciroppo al lampone e scarpe da tip tap.

Aldina, la prima dei tre musici, aveva lasciato il Ducato di Parma seguendo le orme dei Savoiardi e aveva sentito suonare la zampogna da bambina. Era partita verso la Provenza con l’intento di guadagnarsi il pane, faceva la donna barbuta, ma aveva una voce da soprano da far accapponare la pelle. Urbano, invece, girava la Francia a piedi da una vita, suonando il flauto con maestria, ma senza uno scudo in saccoccia. Infine, Caterina si dedicava alla danza, nell’attesa che qualcuno inventasse la fisarmonica.

Sono gli stessi personaggi dell’opera a raccontare al pubblico questa favola metateatrale: «Abbiamo capito subito che la musica non portava abbastanza salsicce e così abbiamo messo insieme i residui risparmi e acquistato due orsi ammaestrati, quattro scimmie e soprattutto un cammello, che da solo portava la metà dei guadagni, perché nessuno sapeva resistere alle suppliche dei bambini di fare un giro sul cammello per due scudi. Poi abbiamo scoperto il melodramma: usciti da teatro siamo tornati sul carro, pioveva, e abbiamo passato la notte a parlare del futuro e a bere Barolo di quello buono. La mattina dopo abbiamo venduto le bestie e siamo tornati saltimbanchi, musici ambulanti».

Quando si parla di teatro nel teatro, al centro ci devono essere gli interpreti, con la valorizzazione delle peculiarità artistiche: «Nicanor Cancellieri, Irene Geninatti Chiolero e Franca Pampaloni vengono da lunghi percorsi personali. Hanno collaborato – e tutt’ora collaborano – con molti artisti e hanno nella faretra un cospicuo numero di frecce pronte ad essere scoccate in scena. L’incontro con loro è stato per me foriero di nuove idee e stimoli ad ogni tappa del percorso di costruzione» racconta il regista.

«Opera Guitta» è uno spettacolo rodato, che conta all’attivo decine di repliche in circa otto anni: «Con il passare del tempo diversi enti si sono interessati al progetto, dandoci l’occasione di presentarlo nei luoghi più disparati, da aziende private alla Fondazione Don Gnocchi, con la quale abbiamo avuto l’occasione di presentarci nelle RSA e davanti a Papa Francesco, ma anche in scuole e ospedali» spiega Vergamini. Che conclude ritornando al punto creativo di partenza, all’obiettivo iniziale: «Poterlo portare ovunque dimostra quanto i linguaggi più capaci di leggerezza possano rendere l’opera – qui cantata e suonata interamente dal vivo – ancor più attrattiva e includente».

Il prezzo di ingresso è di 10 euro, la prenotazione è obbligatoria scrivendo a [email protected] o compilando questo form.

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