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Oreste Castagna: “abbiamo la missione di conservare la memoria di quello che è accaduto”

Articolo. L’attore e regista bergamasco il 3 giugno chiuderà l’installazione “Ogni vita è un racconto” insieme a Gianluigi Trovesi

Lettura 3 min.

Sono tante le persone che l’esperienza del covid-19 l’hanno provata sulla loro pelle, fra queste Oreste Castagna: “sono stato ricoverato i primi di marzo fino al 5 maggio prima al Papa Giovanni e poi a Gazzaniga. Un periodo durissimo, ma grazie al lavoro meraviglioso di medici e infermieri sono riuscito a guarire. Al di là delle polemiche, il lavoro quotidiano dei nostri ospedali è fra i migliori d’Italia. Dunque fin da subito voglio esprimere il mio grazie a tutte le persone che mi sono state a fianco”.

Ora Castagna sta meglio, per lui come per molti altri è tempo di riflessioni, profonde e non prive di spigoli, come si deve a un artista: “nessuno si aspettava uno tsunami come quello che abbiamo vissuto nelle scorse settimane, eppure ho ricevuto la miglior assistenza possibile: medica, psicologica, motoria. A costo zero ma con tanta riconoscenza. Queste cose vanno dette, altrimenti la gente non lo sa. Perciò le polemiche contano fino ad un certo punto. Se ci sono stati errori o mancanze sarà la magistratura a deciderlo. Concentriamoci su altro, ne abbiamo bisogno”.

Come avete letto più volte su Eppen, l’incursione della pandemia nelle nostre vite frenetiche di tutti i giorni ha riportato l’attenzione sulla morte, come tema fino a pochi mesi fa abolito dal discorso pubblico. “Dobbiamo assolutamente recuperare una riflessione sulla morte. Morire richiede una profondità di pensiero legato alla fine ma anche alla salvezza”. Salvezza è una parola che ritorna nel dialogo con Oreste Castagna: “per quanto mi riguarda la salvezza sono state le mani delle persone che si sono prese cura di me. È stato un tempo in cui ho riscoperto il significato alla radice di ‘aiuto’: la parola giusta, il gesto utile in quel momento, sono piccoli accadimenti dovuti a persone illuminate. Quando ti ritrovi a dover sopportare un virus come questo capita di regredire, di essere inerme come un bambino. Non puoi fare altro che abbandonarti a chi ti può salvare”.

Ma morte significa anche memoria, il ricordo di noi “esseri umani piccolissimi di fronte a ciò che è successo. Ricordare significa tenere vivo, portare nel futuro il ricordo di chi è scampato al pericolo e la vicinanza di coloro che ci hanno dato una mano a riconquistare le nostre vite”. Parole che potrebbero essere una definizione alternativa del senso di “Ogni vita è un racconto”, l’installazione voluta da L’Eco di Bergamo per ricordare le persone morte nelle settimane più falcidianti del coronavirus. Proprio sotto lo schermo in cui scorrono i voti e nomi delle donne e degli uomini scomparsi Oreste Castagna terrà una breve performance mercoledì 3 giugno, durante il tg di Bergamo TV delle 19.30, insieme a Gianluigi Trovesi (in tv andrà uno stralcio, l’intera performance sarà disponibile sui canali Facebook di L’Eco di Bergamo e Eppen).

Credo che un’iniziativa come ‘Ogni vita è un racconto’ sia necessaria in questo momento. Alcuni la giudicano una cosa triste. È triste, ma è la nostra vita sulla terra, che ha una fine inevitabile, anche nella sua brutalità. Abbiamo perso gran parte di una generazione di nonni, dunque dobbiamo almeno un lascito di memoria ai bambini e alle persone giovani che sono rimaste”. Castagna scorge un significato da tracciare nelle esistenze di ognuno: “siamo sopravvissuti, dunque abbiamo la missione di conservare la memoria di quello che è accaduto ”.

Ma è anche una questione, se così possiamo dire, di dna. “Gli italiani dimenticano tutto in tre secondi. Per questo l’iniziativa ha un altro valore, direi civile. Onorare i morti, ma onorare anche chi con la propria azione, rischiando la vita, ci ha permesso di essere ancora qui. La considero una forma di devozione, civica e spirituale. Diamo testimonianza, costruiamo una memoria individuale ma soprattutto collettiva. Ci serve per andare avanti”.

Secondo l’attore e regista bergamasco si è esagerato nell’imbastire “un circo mediatico che non finisce mai. Esco da questa esperienza con una nuova visione: non credo più a quelli che parlano ma a quelli che fanno. E spero che il maggior numero di persone possibile la pensi come me. Non dobbiamo dimenticarci di quello che è successo alle persone. I morti sono diventati subito numeri, ma ora è il momento delle storie di ogni singolo individuo e della nostra collettività. Basta chiacchiere”.

Durante la performance Oreste Castagna leggerà degli stralci del “Magnificat” di Alda Merini e alcune testimonianze di donne e uomini che hanno perso i loro cari e hanno lasciato un ricordo sul sito di “Ogni vita un racconto”. Dunque poesia e ricordo: “la poesia è sempre importante ma in questo momento lo è ancora di più. È stato scelto un testo che racconta un’esperienza profondamente umana, scritto da una poetessa per cui fede e disperazione sono sempre andati di pari passo. Mentre le persone e i medici morivano, in tv andava il Grande Fratello come se nulla fosse. Torniamo invece alla concretezza della carne, alle parole di una persona illuminata da una preghiera disperata ma vitale”.

Il 3 giugno è anche il giorno della commemorazione di Papa Giovanni XXIII. Castagna e Trovesi hanno fatto insieme un lavoro sul Papa di Sotto il Monte, “una delle tante collaborazioni che abbiamo avuto. È bello che siamo stati chiamati a dare il nostro contributo, è la conferma che l’arte e l’esperienza umana in questo momento servono come non mai”.

Alla fine della chiacchierata non rimane altro che fare un accenno alla situazione della cultura durante e dopo il lockdown (“demandare al web è inutile, il teatro e la musica vanno vissuti dal vivo”) e soprattutto ai bambini: “Lo dicevamo prima: ci sono tanti bambini che hanno perso i nonni. A questo punto il nostro compito non è solo quello di stare vicini ai bambini raccontando. Dobbiamo anche tornare a considerare la famiglia come un luogo di protezione. Non i videogiochi, ma i genitori devono tornare a fare i genitori. Ci sono tante possibilità: organizzare in casa dei laboratori, raccontare fiabe, in particolare al mattino quando le menti sono più fresche, fare dei giri di fuori, lasciare giocare i piccoli liberamente. E soprattutto non lasciarli mai soli. Se tutti abbiamo bisogno di memoria, i bambini necessitano anche di una cura e un’attenzione particolari. Anche questa è una nostra missione”.

Sito Oreste Castagna

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