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Se la scuola si allontana dal teatro

Intervista. Tra riadattamenti e ripartenze, Pandemonium Teatro prosegue con la stagione 2021-2022, ma la programmazione scolastica è bloccata, soprattutto sul fronte degli spettacoli, che tradizionalmente Pandemonium organizza per ogni ordine e grado. L’appello alle istituzioni e alla cittadinanza: la distanza tra scuole e teatro è un’enorme perdita culturale e sociale, servono decisioni salde

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Il pubblico in sala al Teatro di Loreto

Nel raccogliere le idee sulla situazione dei teatri, circa un anno fa, Mario Ferrari, direttore di Pandemonium Teatro, si stupiva di come fosse passato già un anno dall’inizio della pandemia, con tutti gli avvenimenti drammatici che ne erano derivati e con le difficoltà conseguenti per il settore teatrale. Oggi ne sono passati quasi due, di anni, densi di eventi e cambiamenti su più livelli, eppure sembra che per il teatro ragazzi la percezione più chiara sia quella di una certa stagnazione: legati a doppio filo a ciò che accade nelle scuole, gli operatori del teatro ragazzi subiscono pesantemente il congelamento delle attività e il clima di tensione e sospensione che vivono docenti, dirigenti scolastici e classi stesse, in bilico tra DaD, quarantene e riorganizzazioni continue.

“L’insofferenza è altissima”, afferma Ferrari. “Certo, oggi la situazione è sicuramente diversa per il nostro settore. In estate è andata bene, abbiamo potuto organizzare una programmazione all’aperto e in autunno abbiamo anche potuto riportare le sale a capienza piena. Ma il vero tasto dolente è la programmazione nelle scuole, che è completamente bloccata, e questo vale anche per tutti i nostri colleghi, a livello nazionale. L’intero teatro ragazzi è praticamente fermo”.

Teatro di Loreto

LD: La programmazione nelle scuole è una grossa fetta della vostra attività.

MF: Nel nostro caso, ne costituisce l’80%. Le scuole sono letteralmente blindate, i docenti in questo momento non riescono a fare nulla, non possono permettersi di correre alcun rischio e devono essere rigorosissimi in questa fase così delicata. Certo, spesso gli insegnanti che ci seguono da molti anni ci dimostrano una forte solidarietà, quasi una profonda empatia. D’altra parte, in qualche modo la nostra e la loro frustrazione sono due facce della stessa medaglia: per noi è legata al non poter mettere in gioco la nostra creatività e la nostra arte, per loro alla difficoltà di concentrarsi sul rapporto vivo con i ragazzi. È chiaro che anche i docenti sono in sofferenza.

LD: Che strategie avete sperimentato per far fronte a queste situazioni?

MF: L’anno scorso ci siamo spostati sul web: siamo riusciti a organizzare alcuni appuntamenti teatrali online e in streaming; gli insegnanti hanno risposto positivamente ed è stato utile e interessante per noi, anche a livello tecnico, sperimentare diverse modalità a cavallo tra l’attività teatrale e i prodotti video. Ma i tempi della DaD integrale sono (auspicabilmente) terminati e ora come ora c’è un vero e proprio rigetto nei confronti dello schermo. I nostri destinatari abituali, docenti in primis, attendono semplicemente tempi migliori. Il problema è che da parte delle istituzioni ci viene richiesto di mantenere un certo livello di produttività, anche in un momento di crisi come questo. Sulla programmazione serale la situazione è sicuramente migliore, anche se si riscontra un calo. Ma il rapporto con le scuole per noi è una linfa vitale e per tutto il teatro ragazzi il danno sta diventando enorme.

LD: Anche ragazze e ragazzi stanno perdendo molto, in questo periodo…

MF: Subiscono un grossissimo danno culturale ed esperienziale. Non possono sfruttare le possibilità offerte dalle attività complementari a quelle didattiche, necessarie ad arricchire un bagaglio culturale e creativo. D’altra parte, le esperienze extra-scolastiche sono un modo per uscire da un luogo ed entrare in uno spazio altro, diverso, sorprendente. La sfida per il futuro sarà sicuramente recuperare tutto quello che si sta perdendo. Tantissimi bambini e adolescenti entrano in contatto con il mondo del teatro attraverso la scuola. In questo momento, questa occasione non esiste. In più, noi sappiamo bene che l’attività teatrale è un veicolo fondamentale di alcune tematiche chiave della crescita: in particolare, con i nostri spettacoli rivolti all’adolescenza, ci siamo sempre tenuti aperti vari fronti dell’impegno. Il teatro può essere un linguaggio potentissimo. In parte, fortunatamente, sta resistendo: i laboratori sono invece un capitolo sorprendentemente positivo.

LD: Le attività laboratoriali, in questo momento, hanno una risposta migliore rispetto agli spettacoli? È un segnale curioso, da un certo punto di vista positivo.

MF: È stato inaspettato: a inizio stagione abbiamo preparato la nostra proposta laboratoriale, mantenendo soprattutto alcuni capisaldi delle nostre attività con gli attori storici di Pandemonium, e siamo stati a vedere quale sarebbe stata la reazione delle scuole. Dopo un inizio esitante sono ripartite le richieste, soprattutto da parte di scuole con spazi adeguati ad adattarsi alle condizioni per svolgere l’attività in sicurezza. A conti fatti, a livello quantitativo questa stagione ha raggiunto gli stessi livelli delle stagioni pre-Covid. Complice il fatto che i laboratori sono sempre stati svolti in gruppi medio-piccoli, non abbiamo dovuto stravolgerli particolarmente. Per fortuna, si riesce a salvaguardare l’habitat di relazione vera e viva. I rimandi dei nostri conduttori di laboratori sono bellissimi: quest’anno questo tipo di esperienza ha un vero e proprio valore aggiunto. Per i ragazzi è un modo di ri-relazionarsi attraverso lo spazio del teatro. Questo ci fa capire che è una modalità che era entrata nella sfera della necessità e noi siamo felici di soddisfare questo bisogno. In un momento in cui si ricreano le possibilità, l’esperienza teatrale rifiorisce.

LD: Sulla controparte scenica le cose sono più difficili. Qual è la soluzione?

MF: L’attività laboratoriale dev’esser complementare a quella scenica e purtroppo, su questa parte, le cose non vanno così bene. Abbiamo spostato tutta la programmazione scolastica nella seconda parte dell’anno, riducendo il numero di repliche; a proporre di portare direttamente nelle scuole i nostri spettacoli per un pubblico ridotto, oppure più semplici a livello scenotecnico; ma non è stato sufficiente. La situazione è davvero buia. È particolarmente amaro il fatto che il teatro ragazzi sia in ginocchio proprio alla vigilia dell’anno in cui Bergamo e Brescia saranno capitali della cultura! Riteniamo che a questo punto debbano muoversi le istituzioni, soprattutto a livello ministeriale. Sarebbe necessario, in particolare, un intervento congiunto del Ministero della Cultura e di quello dell’Istruzione. Confrontandoci con i colleghi che fanno parte delle associazioni nazionali di teatro ragazzi, e non solo, ci rendiamo conto che emergono soprattutto rabbia e frustrazione per la cecità delle istituzioni. Noi ci siamo reinventati in vari modi, ma che scommessa puoi giocare in assenza del pubblico? Dovrebbe partire un vero e proprio appello collettivo: è tornato il momento di riprendere contatto con l’offerta culturale della città, che è anche un modo per riappropriarsi della città stessa.

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