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#dallepartidiDio: «una domanda infinita di senso», l’alienazione per Paolo Covili

Podcast. Perché l’uomo, nella sofferenza, cerca la via dell’alienazione da sé stesso? Come si tengono vive le domande più vere di fronte a chi cerca di anestetizzarle, di fronte a chi ci dice che non ci sia risposta? Lo abbiamo chiesto a Paolo Covili, imprenditore bergamasco, «di quelli che sanno trovare il tempo per il volontariato, per la lettura e soprattutto per le amicizie»

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Paolo Covili (Foto Federico Buscarino)

«Una domanda infinita di senso» è il quarto episodio della rubrica di Eppen in forma di podcast #dallepartidiDio. Una serie di puntate a cadenza mensile nelle quali interrogheremo donne e uomini cristiani su alcuni temi d’attualità: dal lavoro al denaro, dalle relazioni alla guerra. E cercheremo di capire cosa ha da dire sul mondo chi sta “dalle parti di Dio”.

Si sente alienato quando non sente vive le domande più vere: perché esisto? Perché esiste l’universo? Perché c’è il dolore? Perché c’è la morte? Perché voglio essere felice e cos’è la felicità? Se i ragazzi fanno a gara a sballarsi per dimenticare, lui sceglie la via della felicità custodendo il desiderio di infinito a cui queste domande aprono la strada.

Si chiama Paolo Covili, ha 53 anni ed è sposato da 25. Ha due figli di 17 e 25 anni. È un imprenditore, ma di quelli che sanno trovare il tempo per il volontariato, per la lettura e soprattutto per le amicizie. «Senza le amicizie le coppie restano sole, senza le amicizie i ragazzi diventano tristi e non trovano una via di uscita per la sete di infinito che li divora». Le amicizie sane sono la via più dolce e più dritta per arrivare a Dio. E ci inonda di esempi, perché la vita lui ha scelto di gustarla tutta.

A lui abbiamo chiesto perché l’uomo nel dolore cerchi la via dell’alienazione da sé stesso.

Se sono tante le ragioni per le quali ci si aliena, le vie di uscita sono poche. Una di queste è l’amicizia. «Nell’amicizia, ovvero nel dialogo autentico, ho scoperto che c’è una differenza abissale nel guardare i ragazzi adolescenti come un problema o come persone che hanno le mie stesse domande alle quali cercano faticosamente di rispondere. Se vedo la loro fatica, nei miei figli e negli altri ragazzi, e li accompagno ad affrontarla, anziché stigmatizzarli o ignorarli, allora fiorisce la mia persona e fioriscono anche loro».

L’alienazione da sé stessi, dalle domande fondanti, genera una fuga. Verso dove? Verso una dipendenza qualsiasi: alcol, droga, sesso, lusso, soldi, cibo. Qualunque cosa che cancelli la coscienza. «Ma se la dipendenza è la risposta facile a una domanda infinita di significato e di senso che non finirà mai, la fede ci dice che c’è anche una risposta definitiva. Questa risposta ha un nome e un cognome per me: si chiama Gesù Cristo».

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