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Storia (breve) delle pestilenze dall’antichità a oggi

Articolo. Per i babilonesi Namtar era il dio della peste. E anche l’Iliade ne parla. La storia dell’uomo è stata caratterizzata da tantissimi eventi epidemici con milioni di morti

Lettura 7 min.
“Trionfo della morte”, autore sconosciuto

Le pestilenze e le pandemie sono state, sin dalla più remota antichità, tra le più gravi piaghe che hanno funestato la storia dell’uomo. Non solo per l’enorme capacità di morte, ma anche per il terrore che suscitava (e suscita) nella umanità questo nemico invisibile e da cui non si trovava riparo. Tant’è vero che si pensava che il flagello fosse inflitto dagli stessi Dèi, in collera per qualche motivo con l’uomo. Il termine pestilenza ha un significato molto ampio, che comprende, oltre alla peste, ogni epidemia, causata da batteri come tubercolosi, tifo, colera o da virus, come poliomielite, morbillo e vaiolo. Di seguito in breve un excursus storico sul tema.

“Il trionfo della Morte”, Pieter Bruegel

Le prime testimonianze. Nell’Iliade c’è la più antica testimonianza letteraria di una pestilenza causata da Apollo. Ma l’origine divina della peste era presente già fra i babilonesi con Namtar, il dio della peste.

Nella Bibbia. Le epidemie vengono presentate come i cataclismi naturali e le guerre, come punizione divina: “Così il Signore mandò la peste in Israele…morirono settantamila persone del popolo”. (Samuele). “Così dice il Signore… percuoterò gli abitanti di questa città, uomini e bestie; essi moriranno di una grave peste” (Geremia).

Ad Atene. Fra le epidemie “storiche” la Peste di Atene del 430 a. C. (forse un’epidemia di vaiolo) durante la guerra del Peloponneso. Veniva dall’Etiopia e si diffuse nella città assediata dagli spartani e piena di profughi; Pericle ne fu vittima. L’epidemia tornò nel 429 e nel 427 / 426 a.C.

La peste Antonina. Nel 165-180 d.C. ci fu la peste Antonina o di Galeno. Forse si trattò di vaiolo che uccise gran parte della popolazione dell’Impero Romano e lo stesso imperatore Marco Aurelio; a Roma i morti erano duemila al giorno. Arrivò da Oriente, portata dentro l’Impero dai reduci di una campagna contro i Parti (nell’attuale Iran).

A Cartagine. Fra il 251-270 d.C. vi fu la peste descritta da San Cipriano, vescovo di Cartagine, nel pamphlet intitolato “Della mortalità”. In quell’occasione Cipriano organizzò un gruppo di persone e trovò molti fondi per la cura dei malati e la sepoltura dei morti.

La peste di Giustiniano. Nel 541 d.C. a Costantinopoli si diffuse “la peste di Giustiniano”, che provocò un crollo demografico del 50-70% in due generazioni. Dopo aver ucciso circa il 40% della gente si propagò per tutto il mediterraneo fino al 750 circa e causò dai 50 ai 100 milioni di morti.

Rappresentazione della peste bubbonica che colpì Tournai nelle cronache di Gilles Li Muisis (1272-1352), abate del monastero di San Martino dei giusti

Nel mondo musulmano. Dall’Egira si conoscono almeno cinque pestilenze: la “peste di Shirawayh” (627-628 d.C.) la “peste di ‘Amwas” (638-639 d.C.) la “peste violenta” (688-689 d.C.), la “peste delle vergini” (706 d.C.) e la “peste dei notabili” (716-717 d.C.).

In Cina. In estremo Oriente la prima epidemia di vaiolo della quale si ha notizia certa comparve in Cina nel 49 d.C.. Tra il 110 e il 180 d.C. in Cina si ebbero altre sei epidemie.

La Peste nera. L’epidemia che colpì l’animo e la psiche intera del mondo occidentale è la Morte nera o Peste nera del 1300. Veniva così chiamata per la comparsa di macchie scure su cute e mucose. Nel periodo dal 750 al 1347 d.C. l’umanità conobbe una relativa libertà dalle pestilenze, che consentì alla popolazione di crescere come mai prima. Ma nel 1347 la scure della morte nera si abbatté in Europa provocando la morte di 1/3 della popolazione.

Culla dell’infezione fu la Cina, che tra il 1331 e il 1353 era stata colpita da varie epidemie di peste. Sull’onda della ripresa degli scambi commerciali nel XIII sec. la diffusione iniziò il suo corso. Nel 1346 il morbo giunse a Caffa, Crimea, capoluogo della colonia genovese di Gazaria e scalo sulla Via dell’Oriente. Introdotta nella rete commerciale dei genovesi, giunse a Costantinopoli dopo aver infettato la popolazione di Cipro e di Alessandria d’Egitto; al settembre 1347 il morbo arrivò a Messina e si diffuse in tutta Europa, a partire dalle città dove gli abitanti, debilitati dalla malnutrizione, vivevano in condizioni igieniche precarie. Tra dicembre 1347 e maggio 1349 Venezia perse il 60% della popolazione (dalle 72mila e le 90mila vittime) e a Firenze morirono i 4/5 degli abitanti.

“La peste a Firenze nel 1630”, autore sconosciuto

Si calcola che la peste nera abbia ucciso 20/25 milioni di persone; per le vittime in Asia e Africa mancano fonti certe (altri valutano 200 milioni di morti in un mondo molto meno popolato di oggi). La peste nera provocò un mutamento profondo nella società medievale. Ma il tardo Medioevo, alle prese con una popolazione scarsa e sulla spinta di un’economia vivace, divenne epoca di notevoli innovazioni tecniche. Ma la peste ogni tanto tornava a colpire: la frequenza diminuì, ma ancora nel 1466 circa 40.000 parigini ne morirono.

La peste manzoniana. Tra il 1629 e il 1633 la peste si diffuse diverse zone del nord Italia e il Ducato di Milano fu tra i più colpiti. Il passaggio dei lanzichenecchi la propagò enormemente. L’epidemia fu descritta nei “Promessi sposi” e nella “Storia della colonna infame” di Alessandro Manzoni. Fra i pochi aspetti positivi di queste epidemie, il fatto che la medicina si emancipasse favorendo, soprattutto in Italia, lo sviluppo dell’istituzione ospedaliera, dell’anatomia e della medicina. Martin Lutero racconterà di “edifici regali”, “ottimi cibi e bevande” “servitori diligentissimi, medici dottissimi, i letti e i vestiti pulitissimi”.

Nel “nuovo mondo”. Con l’arrivo degli spagnoli in quella che sarebbe diventata l’America, arrivarono anche malattie come il vaiolo, il morbillo e la peste bubbonica. In popolazioni mai esposte a tali malattie, queste provocarono autentiche devastazioni, con percentuali di morti del 90%. All’arrivo sull’isola di Hispaniola, Colombo trovò 60.000 abitanti; nel 1548 ne erano rimasti meno di 500.

La grande peste di Londra. Nel 1665-1666 la pandemia, che partì dalla Cina, propagandosi per tutta l’Asia e uccidendo circa 10 milioni di persone nella sola India, colpì la capitale britannica, causando la morte di più di 1/5 dell’intera popolazione della città. Cani e gatti furono massacrati perché ritenuti la causa della malattia, ma il contagio continuò a diffondersi lungo i porti del Tamigi. Il contagio cominciò a ridursi nel 1666, in contemporanea a un altro evento devastante: il Grande Incendio di Londra.

Poliziotti di Seattle durante l’epidemia di Spagnola, dicembre 1918
(Foto Wikipedia)

Durante l’800. Le grandi epidemie continuarono a flagellare il mondo periodicamente. Fra queste, le pandemie di colera in Europa durante l’800. Il colera era malattia endemica di alcune zone asiatiche e soprattutto dell’India, segnalata già nel 1490 nella regione del delta del Gange da Vasco da Gama, ma sconosciuta in Europa. Nel corso dell’800, a causa di movimenti militari e commerciali delle forze occidentali (la Gran Bretagna in primis) nel continente indiano, e dell’intensificarsi dei viaggi, il colera cominciò a diffondersi su tutto il globo. La prima delle sette pandemie di colera si originò in Russia, dove morirono un milione di persone. Diffondendosi attraverso acqua e cibo infettati, il batterio contagiò i soldati britannici, che lo portarono in India dove morirono altri milioni di persone. La flotta britannica sparse colera in Spagna, Africa, Indonesia, Cina, Giappone, Italia, Germania e America. Una grande epidemia imperversò in Europa tra il 1826 e il 1837; colpì la Francia nel 1832, uccidendo 20.000 parigini; si sparse la voce che il Re Luigi Filippo avesse fatto avvelenare i pozzi.

La terza peste. Fra i flagelli peggiori, la peste vegliava e tra il 1855 e il 1899 scoppiò di nuovo nel mondo. La terza peste, la Yersinia pestis, diffusa dalle pulci, infuriò nelle aree di Yunnan, Canton e Hong Kong prima di dilagare. Causò 12-15 milioni di vittime; fu l’India il paese più colpito. Nel 1875 le Fiji vennero devastate da una tra le più drammatiche pandemie conosciute: il morbillo. Le isole furono disseminate di morti e interi villaggi furono bruciati. 1/3 della popolazione, per un totale di 40.000 persone, morí.

L’influenza russa. La prima pandemia di influenza iniziò in Siberia, per arrivare a Mosca, e poi nel resto d’Europa, in America del Nord e in Africa. Il bilancio, a fine 1890, arrivò a 360.000 morti. Fu il drammatico campanello d’allarme per un flagello ancora peggiore che stava arrivando: la famosa Spagnola che imperversò fra il 1918 e il 1919.

La spagnola. Nel 1918-19 si verificò una delle peggiori pandemie della storia, che ebbe origine da un’influenza aviaria. Si sviluppò alla fine della Prima guerra mondiale, con la popolazione stremata e contagiò mezzo miliardo di persone uccidendone 25 milioni; ma si parla di 50 milioni di morti, la metà giovani di 20-40 anni. Scomparve nell’estate del 1919.

L’asiatica. Partendo da Hong Kong, tra il 1957 e il 1960 si diffuse in Cina e poi negli Stati Uniti e arrivò anche in Europa. Una seconda ondata seguì all’inizio del 1958, causando un totale di 1 o 2 milioni di morti in tutto il mondo. Fu causata dal virus A/Singapore /1/57 H2N2 (influenza A), isolato nel 1954. Sempre dall’Asia nel 1968 arrivò l’influenza di Hong Kong, un tipo di influenza aviaria, abbastanza simile all’Asiatica, che in due anni uccise dalle 700.000 ai 2 milioni di persone.

Persone che camminano con la mascherina a Kuala Lumpur, in Malesia
(Foto Holger Kleine)

L’HIV/AIDS. Ha fortemente marcato l’atteggiamento verso le malattie infettive. Identificato nel 1981, l’AIDS distrugge il sistema immunitario, provocando la morte per malattie che il corpo è in grado di combattere. Si ritiene che si sia sviluppato da un virus di scimpanzé dell’ovest Africa. 35 milioni di persone sono morte di HIV, ma non è ancora stata trovato un vaccino, anche se i trattamenti attuali tengono il virus sotto controllo.

La SARS. La Sindrome acuta respiratoria grave 2002, SARS in breve, è forma atipica di polmonite causata dal coronavirus SARS-CoV (rintracciato nei pipistrelli), apparsa nel 2002 in Cina. Una struttura che si è dimostrata utile è stata la Rete OMS di 110 laboratori che scambiano informazioni per le autorità sanitarie e i 56 produttori di vaccini sui ceppi virali.

La MERS. O sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus (chiamata anche Influenza cammello) è una patologia dovuta al coronavirus MERS-CoV, simile al virus all’origine della SARS ma più mortale. Il primo caso fu segnalato in Arabia Saudita nel 2012. Secondo alcuni scienziati, il virus MERS-CoV viene portato dai pipistrelli che infettano con i loro escrementi i datteri e i cammelli e quindi gli esseri umani. Ad oggi però questa è ritenuta solo un’ipotesi.

Covid-19. È la seconda pandemia del mondo globalizzato, causata dal coronavirus Sars-Co -V2. Si caratterizza per la contemporanea presenza di infezioni in molteplici località, resistenza e aggressività dell’agente patogeno, facilità di trasmissione diretta, rapidità di diffusione. Il virus avrebbe fatto il salto di specie (zoonosi) passando dal pipistrello all’uomo. Il 30 gennaio 2020 l’Oms ha dichiarato l’emergenza globale che dura tuttora. Covid-19 è la conferma che tre quarti delle malattie infettive sono il risultato di salti di specie. Nel XXI secolo, i coronavirus hanno compiuto il salto di specie in altre due occasioni: la SARS alla fine del 2002 e la MERS nel 2012.

Il calendario 2021 del Patronato San Vincenzo sarà dedicato alla storia delle pestilenze. Ci hanno mandato un articolo a riguardo.