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Storia del rossetto (e di come un colore sappia definire l’identità di una donna)

Articolo. Dalla Mesopotamia ai rossetti di MEWE per la nostra “Ballata per sante streghe e belle dame”, nel corso del tempo il rossetto è stato un simbolo di vanità, emancipazione, identità e libertà. Lo usava anche Cleopatra ed Elizabeth Arden lo fece diventare un simbolo femminista

Lettura 6 min.

Pittarsi le labbra è un’abitudine che risale a molto prima di Cristo. Le tracce di una materia simile al rossetto risalgono a 5000 anni fa, nell’antica civiltà della Mesopotamia. Le donne di allora sbriciolavano dei gioielli semi-preziosi e li spalmavano sulle labbra e in certe occasioni attorno agli occhi. Shubad fu una regina sumera, e nella sua tomba venne scoperta una piccola scatola dorata contenente una pasta ottenuta da olio di sesamo, polvere rossa ed essenza di rosa.

Rossetti o simil tali venivano usati anche dalle donne della valle dell’Indo e da quelle dell’antico Egitto, spesso per darsi prestigio. Pigmenti ricavati da squame di pesce, scarabei camini e cera d’api erano gli ingredienti usati da Cleopatra per abbellirsi le labbra. Nella classicità greca invece erano le prostitute che usavano un rossetto rosso pubblicamente, per comunicare la loro professione (la discriminazione ha radici assai lontane). I romani, che lo chiamavano purpurissum, lo ottenevano dal solfuro di mercurio, anche per un utilizzo particolare: lo stendevano sulle labbra delle statue degli dei nel corso delle cerimonie religiose.

Cleopatra

Le labbra rosse erano segno di diavoleria nel Medioevo, una femminilità temibile che poteva trasformarsi nell’accusa di essere una strega. Il rossetto iniziò a diventare un elemento fondamentale nel sedicesimo secolo, durante il regno di Elisabetta I d’Inghilterra, che lo portava orgogliosamente. Allora era una manipolazione della cera d’api – oggi oltre alla cera e ai pigmenti, si usano oli ed emollienti. Nell’epoca puritana della regina Vittoria il rossetto veniva ritenuto una mancanza di rispetto, prima di tutto dalla stessa sovrana. E metterlo significava quindi compiere un gesto gravemente oltraggioso.

Un simbolo d’emancipazione

Da lì in poi il rossetto ricevette pareri discordanti dall’opinione pubblica, a seconda del tempo e del luogo. La svolta fu nel 1912, quando Elizabeth Arden, fondatrice dell’omonima azienda di cosmetici, lo trasformò, dandogli un significato più profondo. Il rossetto era diventato un segno contro le ingiustizie sociali. Le cronache raccontano che Arden distribuì rossetti per le strade di New York, convincendo le femministe che marciavano per i loro diritti ad adottarlo come loro simbolo. Charlotte Perkins e Elizabeth Cady Stanton, a capo del movimento femminista negli Stati Unti, accettarono la proposta e il rossetto divenne un simbolo dell’emancipazione delle donne.

Elizabeth Arden

Durante e soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, grazie alle star del cinema, il rossetto diventa un fenomeno popolare: non tutte se lo possono permettere, ma viene considerato uno status symbol importante. Negli anni Novanta la Lip-Ink International inventò una formula liquida semi-permanente priva di cera: altre aziende immisero sul mercato le loro versioni del “lip stain” o “liquid lip color”. Oggi il rossetto, emblema femminile ma anche segno identitario, viene usato a partire dall’adolescenza: è un segno di emancipazione e liberazione. Un’icona che nell’immaginario popolare significa donna. Una donna libera, di essere femminile e felice.

Il 2 giugno 1946 donne senza rossetto (e anche il 10 marzo)

Le donne in Italia votarono per la prima volta non il 2 giugno 1946 per il referendum che doveva scegliere fra monarchia o repubblica, ma il 10 marzo per le prime amministrative comunali in 436 comuni dello Stivale. In entrambe le occasioni le donne dovevano presentarsi ai seggi senza rossetto. La scheda infatti doveva essere umettata e incollata, e per non sporcare il sigillo – che a quel punto avrebbe reso riconoscibile il voto – niente labbra dipinte. Altrimenti la scheda sarebbe stata annullata.

Sbadabam!!, Boom., Shh...

Non siete improvvisamente di fronte ad una performance futurista, e nemmeno a chissà quale formula magica, ma ai tre nomi che avranno i rossetti MEWE delle donne che parteciperanno a “Ballata per sante streghe e belle dame” il 6 marzo su Bergamo TV. Il videoracconto dedicato alle donne virtuose ideato da Daniela Taiocchi e Silvia Barbieri (ne abbiamo parlato nel dettaglio qui) che sarà il nostro modo per festeggiare le donne con l’avvicinarsi dell’8 marzo. Sbadabam!! cioè i rossetti accesi e luccicanti. Boom. quelli rigorosamente rossi. Shh… i rossetti nude, cioè quelli dai colori più delicati. MEWE sarà uno dei due partner tecnici della “Ballata…”, insieme a Lerouge Beauty and Wellness.

Svelato l’arcano rumoristico, ecco il significato dell’operazione: le donne che saranno protagoniste della nostra “Ballata per sante streghe e belle dame” sceglieranno quale rossetto mettersi e la sigla riassumerà ognuna delle donne, riprese dalle labbra, perché sarà un racconto e dalla notte dei tempi si racconta muovendo le labbra. E poi perché tutte avranno il loro rossetto. Non per piacere, ma per piacersi. Innanzitutto.

È forse questa la risposta all’annosa domanda Perché le donne ci mettono così tanto per prepararsi ad uscire?, di solito espressione o pensiero di un maschio impaziente di andare fuori come lo è un chihuahua rinchiuso da mesi. Le donne ci mettono molto perché devono piacersi. Ed è una bellissima forma di rispetto della propria donna quella di attendere questo tempo per piacersi. Piacersi è una forma di estetica che dal rossetto, passa al fard, alla cipria, al mascara, ai vestiti, alle scarpe etc.

I rossetti MEWE della “Ballata per sante streghe e belle dame”

Come vi abbiamo già anticipato, per la nostra “Ballata…” i rossetti saranno quelli di MEWE, brand di makeup che nasce nel 2019 dalla volontà di una squadra al femminile animata dalla profonda convinzione che il valore di ogni individuo risieda nell’unicità di ciascuno e che questa unicità debba essere liberamente espressa anche attraverso la bellezza. Il make up di MEWE è stato rivisitato da Ila Malù – ovvero le style designer Ilaria Maria Ponti, Martina Pirotta e Lucia Troncatti – insieme a Cristina Pirotta, professionista del settore beauty.

La Ila Malù Quirk Line Empower Color Lipstick di MEWE

“Abbiamo pensato – racconta Cristina – alla creazione di prodotti pratici, veloci, ad effetto immediato, modulabili e multifunzionali ma allo stesso tempo essenziali, emozionali ed inaspettati… quasi magici. Veri e propri accessori di cui non poter più fare a meno: belli da guardare, da toccare e da scoprire. MEWE è uno stile di make-up che solletica il bisogno di naturalezza ma anche l’estrosità di ognuna”.

E ancora: “Crediamo profondamente nel superpotere del colore come migliore espressione di sé. Siamo tutte diverse, ogni giorno diverse, diverse anche ogni dieci minuti, perché si sa, siamo donne! Il colore permette di valorizzare noi stesse e le nostre emozioni, può darci la forza e la carica giusta per affrontare giornate sempre diverse. Cosa meglio di un rossetto dalle diverse tonalità può nascondere questi superpoteri?”.

Empower Color Lipstick è il nome della linea di rossetti MEWE e Sbadabam!!, Boom., Shh... sono i nomi della declinazione colore. Sbadabam!! è un rossetto che dà quel tocco di eccentrica follia e sana esuberanza dal finish matte lurex ed è disponibile nei colori S01 Brigh Clementina, S02 Brigh Fucsia e S03 Bright Bordeaux. Boom. – un rossetto dal finish velluto per emanare energia al primo colpo e per sentirsi esplosiva – può essere utilizzato nelle versioni R01 Red Magenta, R02 Pure Red e R03 Deep Red. Infine Shh… propone tre rossetti effetto velluto nei colori nude per donne che non hanno bisogno di urlare per farsi sentire, perché sono calme, discrete, silenziose ed efficaci: N01 Sunny Nude, N02 Rosy Nude e N03 Berry Nude.

Tutti i rossetti di MEWE e gli altri prodotti della linea si trovano nello shop dell’azienda.

L’estetica di Lerouge Beauty and Wellness

Le labbra, tuttavia, non esauriscono lo spettro dei segnali di bellezza che la donna può lanciare. Così, a prendersi cura di pelle, viso, corpo e sinuosità delle forme ci sono centro estetici e brave professioniste. In particolare c’è qualcuno che non disgiunge bellezza da benessere e benessere dalla saggezza dello spirito.

E’ il caso di Fabiola Rondi che è la titolare e responsabile del centro Lerouge City Relax Beauty & Wellness di San Paolo d’Argon e che regalerà un momento di relax alle oltre 50 donne coinvolte nel videoracconto: “La mia esperienza, che nei 30 anni di attività ho affinato e reso sempre più efficace, è a disposizione di quelle donne che scelgono di raggiungere la loro forma migliore attraverso la Bellezza e il Benessere. Nel centro si ha l’opportunità di beneficiare, nei nostri percorsi Benessere, della grande saggezza delle discipline antiche unita alla migliore evoluzione tecnologica e di metodo”. In sintesi: “Risultati efficaci, duraturi e sicuri, espressione di continua ricerca, studio e formazione”.

Thalassoterapia al Lerouge Beauty and Wellness

Attraverso la Bellezza e il Benessere, ottenibile con il metodo di Lerouge Beauty and Wellness, le donne hanno l’opportunità di dare la forma, l’energia e l’espressione migliore al loro corpo e al loro viso; per poter essere sempre fiere e consapevoli di se stesse, qualsiasi sia l’età anagrafica. “Dare luce e visibilità alla Bellezza racchiusa in ognuno di noi – spiega Fabiola Rondi – dà supporto anche all’espressione della personalità, aspetto oggi molto ricercato e importante”. Maggiori informazioni sul sito di Lerouge Beauty and Wellness.

Come l’oro

In “Pioggia di ricordi”, film d’animazione giapponese del 1991 di Isao Takahata c’è un passaggio che racchiude tutta l’essenza preziosa dei rossetti: “nei tempi passati cose come i guanti di gomma non c’erano, le fanciulle coglievano i fiori a mani nude e, pungendosi le dita con le spine, sanguinavano; quel sangue si diceva rendere ancora più intenso il colore rosso. Fanciulle che in tutta la vita non avrebbero messo del rossetto sulle labbra. Avevo come l’impressione di poterne sentire le voci astiose verso le sgargianti donne della capitale. Quando per ottenere un pugno di rossetto ci vogliono cinquecento libbre di questi petali: del rossetto puro, dal luccichio iridescente. Si dice che persino ai tempi valesse quanto l’oro”. Anche oggi il rossetto – nonostante non abbia più il costo dell’oro – è quell’elemento prezioso capace di accentuare l’identità di ogni donna, che genera il futuro con le labbra dipinte del proprio colore.