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A tu per tu con smartworking e PNRR: “Che classe” al Festival Bergamo Città Impresa!

Racconto. Dieci ragazzi del Liceo Scientifico Amaldi in alternanza scuola-lavoro si sono interrogati sui vantaggi e sulle criticità del lavoro agile, sui contenuti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e sulla questione ambientale. Questo è il loro racconto

Lettura 5 min.
I ragazzi del Liceo Amaldi al lavoro

C’è chi dice che i giovani non leggano più. Che non si interroghino sulla realtà che li circonda. Giovedì pomeriggio ho incontrato dieci studenti del Liceo Scientifico Amaldi di Bergamo. Avrei dovuto rivolgere loro una serie di domande e costruire un racconto basandomi sulle loro risposte. Me ne sono andata con un quaderno degli appunti strabordante di interrogativi.

Due parole per contestualizzare. Edoomark è l’impresa sociale che, all’interno della compagine de L’Eco di Bergamo, si occupa di didattica e formazione esperienziale. Gli studenti delle scuole superiori che aderiscono periodicamente a uno dei progetti di Edoomark – nello specifico il progetto Che Classe – vivono un’esperienza di alternanza scuola-lavoro molto particolare. Per trentadue ore, si confrontano con le aziende e le realtà del territorio e, affiancati da educatori e videomaker professionisti, provano a raccontare queste realtà con video, campagne social, ADV e prodotti di comunicazione.

Ai dieci ragazzi della terza H del Liceo Amaldi coinvolti nel progetto “Che Classe” di questa settimana è stato chiesto di provare a lavorare su alcuni dei temi che affronterà il Festival Bergamo Città Impresa , la kermesse in programma da venerdì 12 novembre a domenica 14, tutta dedicata ai temi legati allo sviluppo delle imprese e dei territori – e a cui i giovani in primis sono invitati a partecipare.

Mi sono fatta raccontare dagli studenti come si sono preparati al Festival e a quali temi si sono approcciati. Innanzitutto, i ragazzi sono stati divisi in due redazioni. Ognuno, come succede in una vera redazione giornalistica, ha assunto un ruolo: dal cameraman al frontman, dal regista al direttore di produzione, passando per il segretario di edizione. Il primo gruppo ha affrontato il tema dello smart working, il secondo si è cimentato con il Next Generation EU, il vasto piano di aiuti e finanziamenti disposto dall’Unione Europea ai suoi stati membri e, più nello specifico, con il PNRR, il Piano di Ripresa e Resilienza italiano.

Il lavoro è stato lungo: a una prima fase di ricerca e di lettura degli articoli, è seguito un momento di dialogo e di ideazione di domande. Giovedì pomeriggio, dopo essere stati istruiti dai videomaker su come tenere le telecamere, che inquadrature privilegiare e come parlare al microfono, gli studenti si sono messi in gioco, sono partiti per Via XX Settembre e hanno intervistato i bergamaschi più curiosi e disponibili.

Ho incontrato i ragazzi giovedì, poco prima che uscissero per dare il via alle loro interviste, che verranno mostrate durante due incontri del Festival. Ho chiacchierato un po’ con loro. I temi? Ovviamente, smart working e PNRR.

A tu per tu con lo smart working

Lo smart working è un tema che i ragazzi conoscono bene. Ne hanno sentito parlare fin da marzo 2020 e hanno capito subito che in qualche modo ne sarebbero stati coinvolti. Allora, allo scoppio della pandemia, 6.6 milioni di lavoratori riorganizzavano la loro attività e adottavano un nuovo modo di lavorare. “Lo smart working è arrivato anche da noi: facevamo il nostro lavoro da casa, in didattica a distanza ”, mi racconta Luca, che insieme a quattro compagni ha approfondito il tema del “lavoro agile” e ha preparato sei domande da porre ai suoi intervistati. Luca mi dice di aver apprezzato il sistema della didattica online nei primi tempi. “Poi mi è mancato il contatto sociale, certe volte mi sembrava solo di nascondermi dietro una videocamera”.

Luca si è lasciato interrogare dalle ricerche e dagli articoli letti durante le ore di alternanza: “Ho scoperto che lo smart working esisteva già prima della pandemia, ed è una maniera che le aziende offrono al lavoratore per sfruttare il tempo in casa propria, ovviamente dando dei progetti”. I ragazzi ridono quando domando loro quali sono i vantaggi e gli svantaggi del telelavoro. Mi provocano, mi chiedono se anche io abbia lavorato da casa. Hanno delle idee contrastanti. Lo smart working, a loro parere, è un’opportunità (“Per questioni di salute è comodo che certe persone restino a casa”). Qualcuno si sofferma anche sui benefici che il lavoro a casa potrebbe offrire sulla mobilità. “Più gente a casa, meno inquinamento”, mi dicono. A preoccuparli, sono gli svantaggi che il telelavoro implica a livello sociale. Il contatto umano serve, di relazioni – quelle fisiche, vere – per lavorare bene si ha bisogno.

Luca, che fatica a lasciare la parola ai compagni talmente tante sono le cose che vorrebbe dire, solleva un’altra questione interessante. Lo smart working può arrecare molti benefici alle aziende già formate e che lavorano nel campo online come Amazon, ma possono essere causa di danni ai piccoli negozi e alle piccole imprese del territorio, impreparati a questo tipo di lavoro.

La questione aperta da Luca mi porta a rivolgermi al secondo gruppo di lavoro, che si è occupato del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza , elaborato dal governo italiano per accedere alle risorse straordinarie messe a disposizione dell’Unione Europea attraverso il suo programma NGEU. La transizione digitale è uno degli assi strategici attorno a cui ruota il PNRR: sono molti gli incentivi e le iniziative destinatati alla digitalizzazione e l’innovazione tecnologica delle PMI.

Il PNRR visto dai ragazzi

Matteo è il portavoce della seconda redazione dei ragazzi di Edoomark. La redazione ha affrontato un tema più articolato (“Ci hanno dato un lavoro più difficile!”, ride). Quanto ne sanno i giovani di PNRR, è la domanda che mi faccio tra me e me prima di interrogare gli studenti. “Sapevo che c’erano dei fondi, ma non nello specifico come funzionava e come era gestito l’aiuto nei diversi settori”, mi dice Matteo.

A colpire i ragazzi, che hanno approfondito tutte e sei le missioni in cui il PNRR è suddiviso, è stata la quantità di fondi (più del 31% dell’ammontare complessivo del Piano) destinati alla missione 2, la missione dedicata specificatamente alla rivoluzione verde. Qualcuno ha mosso delle critiche. Matteo avrebbe dato maggior attenzione alla sanità. Stefano e Alessandro invece avrebbero investito di più sulla ricerca e sulla digitalizzazione, “che possono dare un aiuto anche a trovare delle nuove tecnologie ecosostenibili”.

David, l’unico del gruppo a frequentare non la terza, ma la quinta superiore, sente la tematica ambientale molto vicino a sé. “Credo che sia corretto investire una buona parte dei fondi nell’eco sostenibilità, in quanto oggi giorno arrivano sempre maggiori notizie sulla situazione ambientale”, dichiara con convinzione. “ Siamo arrivati a un punto di non ritorno, c’è bisogno di una svolta epocale per riparare a questi danni. Per ora, è un argomento così delicato che per me è giusto dedicarci tanti fondi”. Le parole di David rispecchiano i risultati di alcuni sondaggi per cui le nuove generazioni sarebbero molto più sensibili ai temi ambientali rispetto alle generazioni precedenti.

Uno sguardo al futuro

Il percorso di alternanza scuola-lavoro per i ragazzi del Liceo Amaldi non è stata solo un’occasione per cimentarsi nel mondo della comunicazione e prendere in mano una telecamera (cosa che nessuno aveva mai fatto prima, “nemmeno al CRE”, mi dice Luca). È stato soprattutto un momento di incontro con tematiche che li riguardano da vicino. “Secondo me, essendo qualcosa che incide sull’economia, incide su di noi che saremo i lavoratori del domani”, mi dice Matteo, a cui ho chiesto di spiegarmi come il PNRR coinvolge i giovani, e se si sono sentiti coinvolti da ciò che hanno letto. “Se si riuscirà a rialzarsi bene grazie a questi aiuti, sarà importante anche per noi, che ci confronteremo con le aziende”.

Lavorando sul concetto di smart working e dialogando con la redazione che si è occupata invece di PNRR, Luca ha scoperto quanto sia importante investire nelle piccole imprese. “È facile dire che in Italia non si trova lavoro, ma finché non si investe sulle piccole aziende i giovani saranno costretti sempre ad andare all’estero”.

C’è fiducia, negli studenti del Liceo Amaldi. Tutti e dieci sanno che un conto è elaborare delle linee strategiche e dei progetti, un contro è realizzarli. Nessuno di loro vorrebbe che un’occasione come quella offerta dalla Commissione Europea vada sprecata. Su questo sono convinti. Sulle loro occupazioni future, un po’ più incerti. A Luca è stato suggerito di fare il sindaco, e un po’ ci sta pensando. C’è chi sogna un futuro nel campo dell’ingegneria ambientale, chi nel trading online. Chi al lavoro ancora non ci pensa, e va bene anche così.

Sito Bergamo Città Impresa

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