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«BeePathNet Reloaded», verso Bergamo “città amica delle api”

Articolo. Un progetto europeo portato a Bergamo dal Comune con l’Orto Botanico “Lorenzo Rota”, in cui le protagoniste sono le api e gli insetti impollinatori, che forniscono una grande aiuto alla biodiversità delle nostre città

Lettura 5 min.
(Natalia Zhabalieva)

I cambiamenti più grandi iniziano dal piccolo. In questo caso, dal molto piccolo. Come un’ape, che da sola è in grado di raccontarci l’evoluzione di un Pianeta intero. «BeePathNet Reloaded» è un progetto in cui le protagoniste sono proprio le api, domestiche e selvatiche, ma non solo: attraverso di loro si apre una porta sul magnifico mondo degli insetti impollinatori. Senza i quali non esisterebbe la biodiversità così come la conosciamo e non crescerebbe circa l’80% degli ortaggi e dei frutti che comunemente troviamo sulla nostra tavola.

Il progetto nasce all’interno di URBACT Transfer network e connette cinque città: Lubiana, in Slovenia, in qualità di capofila, Bansko in Bulgaria, Bergamo in Italia, Sosnowiec in Polonia e Osijek in Croazia. A Bergamo il progetto è curato dal Comune, tramite l’Orto Botanico “Lorenzo Rota”, e con il coinvolgimento di un gruppo di stakeholder del territorio.

(Foto Tom Jastram)

«Da Lubiana stiamo importando le buone pratiche in relazione all’apicoltura urbana, alla promozione della biodiversità e a tutto ciò che è connesso al meccanismo dell’impollinazione, in termini di sostenibilità più ad ampio spettro», spiega Mara Sugni, coordinatrice del gruppo locale urbano. Lubiana è stata infatti la prima città a implementare con successo il precedente progetto «BeePathNet», da cui quest’edizione prende ispirazione.

Uno degli obiettivi è trasformare Bergamo in “città amica delle api”. Ma si va molto oltre: «l’obiettivo è arricchire la giungla urbana». O, come lo definisce Gabriele Rinaldi, direttore dell’Orto Botanico di Bergamo e coordinatore del progetto, «l’ecosistema urbano».

Afferma infatti Rinaldi: «in un mondo in cui la popolazione urbana ha superato di gran lunga quella rurale e in cui le città sono responsabili del 70% delle emissioni di gas serra, diffondere consapevolezza sugli impollinatori vuol dire ricordarci che le città non sono solo l’habitat dell’uomo, ma anche di piante e animali. E questo ci dà dei vantaggi: rende gli spazi più vivibili dal punto di vista della qualità dell’aria, della qualità visiva e e del benessere fisico e psicologico delle persone che ci abitano. Una città fatta solo di pavimenti e muri è fonte di stress inconscio per chi la abita. Una città che, al contrario, garantisce equilibrio tra specie, è rilassante».

Ma cosa significa questo, nella pratica? «Vuol dire dare spazio ai corridoi ecologici, luoghi in cui ogni forma vivente può trovare rifugio. Vuol dire trasformare gli spazi in cui pensiamo di essere gli unici abitanti in luoghi a maggiore complessità», riassume Rinaldi. Da parte del gruppo locale urbano sono nate iniziative di due tipi, legate, da un lato, a una sensibilizzazione culturale e, dall’altro, a interventi concreti. Spiega Sugni: «Gli eventi culturali, indirizzati a scuole, bambini, adulti e anche turisti, serviranno per trasmettere l’importanza degli impollinatori e i pericoli a cui vanno incontro, sia in città che, soprattutto, nelle campagne, dove sono a rischio a causa dei pesticidi».

(Foto Joa Souza)

Molti eventi saranno concentrati intorno alla Giornata mondiale delle api (il 20 maggio). Come il laboratorio per bambini dai 5 agli 11 anni «Questo polline misterioso», che sabato 14 maggio porterà i piccoli esploratori alla scoperta dei mille colori, forme e dimensioni dei pollini. Oppure il corrispettivo laboratorio per adulti, a cura di Jessica Zanni, apicoltrice di ApiBergamo e collaboratrice dell’Orto Botanico, che domenica 15 maggio nell’incontro «Il polline: forme, colori e dimensioni» risponderà a domande come: il polline dei fiori è tutto uguale? Perché le api ne raccolgono in quantità così elevata? Quali proprietà nutritive possiede per le api e per l’uomo? Quali strategie adottano gli insetti impollinatori per trasportare il polline? E l’apicoltore che strategie usa per averlo?

Il programma prosegue venerdì 20 maggio con «Api e dintorni… punti… di rischio?», una chiacchierata con aperitivo sulla paura delle api e delle allergie, condotta da Giusi Manzotti, medico allergologo. Domenica 22 maggio invece è una giornata dedicata all’arte: Cinzia Ester Invernizzi, illustratrice botanica, condurrà un laboratorio di acquarello botanico, in versione per adulti e per ragazzi, su erbe e fiori del prato e i suoi impollinatori, ospitato nella magica cornice del prato fiorito dell’Orto Botanico di Astino (tutti gli eventi sono elencati nell’agenda di Eppen).

Oltre agli eventi culturali, ci sono azioni di intervento diretto sul territorio. «Se vogliamo accogliere gli impollinatori anche in città», afferma Sugni, «dobbiamo curare gli habitat e ristabilire spazi verdi all’interno dei quali possano muoversi. Abbiamo individuato una serie di azioni, per lo più portate avanti dalle reti di quartiere, che prevedono l’inserimento di piante e in particolare specie mellifere, ma anche piante entomofile (ossia specie che richiedono insetti – non necessariamente le api – per essere impollinate)».

(Foto Harry Wedzinga)

Rinaldi, rivolge l’appello a tutti i cittadini: «l’ideale sarebbe l’impegno da parte di tutti a ridurre il numero dei tagli dei prati, ritardando in particolare i primi: è nella primavera che si concentra la crescita dei fiori che aiutano le api mellifere. Questo vuol dire anche cambiare il modo di vedere un prato: non più come un tappeto verde omogeneo , ma come un vero e proprio prato biodiverso. Lasciarlo incolto, almeno un po’, non è trascurare, è creare vita».

Le iniziative che ciascuno di noi può mettere in campo sono moltissime, anche se non si possiede un giardino: «Possiamo aiutare le api mellifere anche tenendo terrazzi fioriti, e non solo con piante autoctone, ma con fiori di qualunque tipo. L’importante è che non siano trattati chimicamente. Azioni di questo tipo non solo renderebbero la città più colorata, ma anche più biodiversa e aprirebbero la porta a quegli organismi per cui i fiori stessi esistono».

Anche negli orti si possono creare micro ecosistemi favorevoli agli impollinatori, per esempio «servendosi di antagonisti naturali, come i sirfidi, le cui larve tengono sotto controllo le popolazioni di afidi e sono attirati da fiori come tagete, cosmee e nasturzi. Oppure lasciando che qualche pianta da orto (lattuga, radicchio, cavolo, per esempio) arrivi a fioritura». Un orto più colorato, che si trasforma allo stesso tempo in un paradiso per le api.

A volte, infine, ospitare le api selvatiche può voler dire allestire per loro delle vere e proprie case. Come quelle che sarà possibile costruire sabato 21 maggio nel laboratorio per famiglie dedicato agli impollinatori diversi dall’ape da miele. Si chiamano «Bee Hotel», come spiega Sugni, e sono «strutture fatte con materiali naturali (canne di bambù tagliate e affiancate, con diametri differenti), che vengono posizionate all’aperto secondo un particolare orientamento per far sì che gli insetti, come le api solitarie, vadano autonomamente a deporre le loro uova».

Un Bee Hotel
(Foto Daniel Beckemeier)

Tutte queste iniziative approcciano la questione sotto diversi punti di vista, ma hanno un unico fine: sensibilizzare e fare cultura su temi molto importanti per la società e il benessere comune. Per esempio, servono a far luce sul fatto che «l’anno scorso Bergamo ha avuto un calo importante nella produzione di miele legato probabilmente anche al riscaldamento climatico, che ha causato una diminuzione del “cibo” a disposizione delle api», afferma Sugni.

Oppure che, come fa notare Rinaldi, c’è una «forte crisi a livello globale nel numero e nella diversità biologica degli insetti. Ce ne siamo resi conto tutti: una volta, andando in auto era inevitabile tornare a casa con il parabrezza pieno di insetti schiacciati. Oggi è più difficile. Questo fenomeno è dovuto all’eccesso di insetticidi usati principalmente in ambiente agricolo».

Oppure ancora che, oltre all’habitat naturale delle api, si sta restringendo anche la «fascia agricola periurbana che circonda la città di Bergamo, che negli anni si è sempre più ridotta, nell’indifferenza generale: non ci rendiamo conto di cosa stiamo sacrificando. La fascia agricola potrebbe fornire nutrimento alla città, oltre a servizi ecosistemici come il suolo libero, permeabile, che riduce l’impatto delle piogge e assorbe CO2», allerta Rinaldi.

(Foto Wirestock Creators)

La speranza è che le azioni introdotte quest’anno abbiano un impatto che vada oltre questo progetto, della durata di un anno. All’auspicio di Sugni «che ci sia un cambiamento negli atteggiamenti dei cittadini, che ci sia un’acquisizione di consapevolezza e che nascano spontaneamente nuove azioni all’interno e all’esterno della città» si unisce quello di Rinaldi: «saremo contenti se le persone che avranno avuto la possibilità di fare esperienze virtuose abbiano voglia di replicarle, permettendo alle api di convivere sempre più con noi. Abbiamo stimato che d’estate ci sono 20 milioni di api a Bergamo: questo numero potrà essere molto maggiore se sapremo creare una città più bella, più verde e più ospitale».

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