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Oltre gli scioperi e dentro la crisi climatica: siamo andati a trovare i ragazzi di Fridays for Future Bergamo

Articolo. In attesa del quinto sciopero globale, previsto per il 24 aprile, Asya e Francesco tirano le somme del primo anno del FfF locale. E ci spiegano perché la lotta al cambiamento climatico parte dai giovani, ma non deve finire con i giovani

Lettura 4 min.

F rancesco è tra i fondatori del movimento climatico bergamasco: è tra i corridoi della sua scuola, il Liceo Lussana, che è nata l’idea di mettersi in gioco in prima persona. Spinti anche da alcuni insegnanti, lui e i suoi compagni hanno iniziato a incontrarsi settimanalmente per discutere di tematiche ambientali e organizzare iniziative sulla questione ambientale, con uno sguardo capace però di andare oltre gli scioperi globali per il clima.

Il gruppo ufficiale, con una sessantina di iscritti di cui circa venti attivi, conta tra le sue fila anche Asya, che ha deciso di aderire al movimento di Greta Thunberg dopo il terzo sciopero globale del settembre scorso: “ Quella del riscaldamento globale secondo me è una delle sfide più importanti che il mondo sta affrontando: se non ci uniamo adesso, non potremo farlo più”. Ecco cosa ci raccontano dei retroscena del movimento.

MS: Rispetto ad alcune questioni ambientali scottanti legate al territorio bergamasco (parcheggio della Fara, abbattimento alberi in piazza Dante, ecc.), vi schierate come movimento o tendete più a partecipare come singoli?

F: Dipende di volta in volta. Cerchiamo, in generale, di utilizzare un metodo ragionato e di non andare a sentimento. Questo non significa che acconsentiamo a qualsiasi scelta dell’amministrazione: si tratta piuttosto di una decisione più ragionata e necessariamente più lenta, anche perché con i nostri tempi da studenti il rischio è di buttarsi a capofitto nelle cose. È per questo che cerchiamo di riflettere, di informarci e informare tutti alle riunioni, di modo che ognuno possa esprimere un’opinione per prendere di conseguenza una decisione collettiva.

MS: È stato difficile riuscire a coinvolgere la gente, a rendere le persone interessate alle tematiche ambientali?

A: Nelle scuole, con lo scoppio di Fridays for Future, si è trovata molta più consapevolezza, moltissimi studenti si sono interessati alla questione, il che secondo noi è molto importante: siamo la base di una nuova generazione.

F: Ci piace valutare il coinvolgimento non solo in termini di partecipazione agli scioperi e alle varie iniziative, ma anche andando a vedere quanto gli studenti hanno iniziato a fare nelle scuole: Fridays for Future, come movimento globale ma anche come sezione di Bergamo, ha contribuito molto nel convincere i ragazzi a guardarsi intorno, a chiedersi cosa possono fare nella loro scuola, a proporsi per primi senza aspettare che se ne occupino altri.

MS: Avete organizzato uno sciopero per il 24 aprile, una data fissata a livello globale a cui avete deciso di aderire. L’ obiettivo è porre l’attenzione sul fatto che a Bergamo non sono state poste in essere abbastanza azioni concrete a tema ambientale.

F: L’idea è di non guardare solo a Bergamo città ma di trovare delle soluzioni condivise per tutto il territorio bergamasco, soprattutto per quelle questioni, come l’Autostrada Bergamo-Treviglio o i ritardi di Trenord, che riguardano più zone e richiedono quindi un’azione nell’ottica di una sinergia tra amministrazioni.

MS: Altri problemi?

F: Sicuramente il consumo di suolo, cioè l’idea di continuare a costruire sempre di più. La qualità dell’aria, che i rapporti mensili dell’ARPA continuano a indicare come molto bassa. I trasporti pubblici, riguardo ai quali ci sono molte cose che si possono migliorare. E lo stile di vita delle persone, cioè cosa e dove si mangia, i vestiti, gli oggetti elettronici e altri beni di consumo, la raccolta differenziata.

MS: Qual è l’obiettivo che sta dietro a uno sciopero scolastico?

A: Principalmente è importante perché attira l’attenzione: io, studente, in questo momento rinuncio alla mia educazione, perché so che, se non agisco, la mia educazione non mi servirà a niente, perché non avrò un futuro.

F: È molto importante anche il giorno dopo uno sciopero.

MS: Cioè?

F: Quando un genitore deve firmare la giustifica al proprio figlio che è andato a scioperare per il clima, idealmente dovrebbe farsi delle domande, chiedersi come comportarsi di fronte a una cosa che per suo figlio ha tanta importanza. Anche un insegnante, che si ritrova la classe vuota per lo sciopero, il giorno successivo dovrebbe chiedersi come approcciare la cosa: se complimentarsi con i ragazzi, invogliandoli a proporre iniziative all’interno della scuola, oppure denigrandoli e fissando una verifica il giorno del successivo sciopero. Vediamo gli studenti come una scintilla per raggiungere tante altre persone.

MS: Perché allora non organizzarne più spesso in modo da creare un vero disagio e un continuo martellare sul tema ambientale?

F: Gli scioperi non vengono organizzati più spesso perché non avremmo gli stessi numeri e la stessa visibilità, sarebbe come festeggiare Natale tutti i giorni: perderebbe di senso.

MS: Avete raggiunto un livello soddisfacente di collaborazione con le amministrazioni della bergamasca o avete incontrato resistenza a porre in essere iniziative pratiche?

F: Ci sono amministratori, che definirei illuminati, che hanno, anche indipendentemente da noi, portato avanti progetti interessanti e che ce li hanno comunicati: progetti sulla mobilità e sull’energia, per esempio. Tante altre amministrazioni sono invece restie a farlo. Questo però è il problema di scontrarsi con un mondo che non è fatto di ragazzi: si incontrano persone ancorate al loro operato passato, che si chiedono perché dovrebbero cambiare proprio ora, o spesso, più banalmente, ostacoli riguardanti i costi.

MS: In questi casi cosa fate?

A: La nostra speranza è che questa generazione, che ancora non può votare ma che si sta interessando molto alle tematiche ambientali, farà sì che pian piano le cose evolvano in meglio, in modo che a livello politico ci sia sempre più accortezza verso l’ambiente. Questo anche perché il nostro compito non è dare soluzioni, ma far notare il problema e continuare a farlo, perché chi ne ha la possibilità possa fare qualcosa.

MS: Ma non è un limite evitare di proporre soluzioni?

F: Noi non proponiamo soluzioni nel senso che non proponiamo soluzioni ideate da noi. Quello che facciamo è fare notare il problema, fare presente che le soluzioni già ci sono e chiedere che vengano applicate. Noi dimostriamo che si possono mettere in atto e chiediamo esplicitamente che lo si faccia. Quello che non facciamo è creare soluzioni, perché siamo studenti e non abbiamo le competenze.

MS: Guardando indietro all’anno passato da quando vi siete uniti al movimento globale di Fridays for Future, qual è il vostro bilancio? E i prossimi obiettivi?

F: Il nostro principale risultato è stato quello di far sì che anche a Bergamo la crisi climatica non sia più vista come riservata agli esperti del settore, a un numero ristretto di persone, ma come una cosa su cui tenere alta l’attenzione. Forse il limite grosso che abbiamo, che per certi versi può anche essere visto come una forza, è il fatto che siamo ancora molto legati all’ambito scolastico e questo può far storcere il naso alle persone che fanno fatica a rapportarsi con noi perché siamo studenti. L’obiettivo a lungo termine è contribuire a educarci e a educare le persone che vivono con noi a uno stile di vita più sostenibile, formare persone consapevoli delle proprie scelte, di cosa si può fare e di cosa si può mettere in campo.

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