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A caccia di frescura lungo il periplo del monte Ponteranica

Articolo. Un’escursione ad anello tra la Val Brembana e la Valtellina. Con tanta storia, panorami strepitosi e anche un bel bagno rinvigorente

Lettura 5 min.
I laghetti di Ponteranica dal sentiero che conduce alla vetta del Ponteranica

Il caldo torrido di questi primi giorni di luglio impone una fuga dalla città alla ricerca del fresco. L’itinerario di oggi si sviluppa tutto in quota (si cammina costantemente sopra quota 1700 m) a garanzia di temperature sempre gradevoli.

Siamo in alta valle Brembana presso la Ca’ San Marco (1830 m), antichissima casa cantoniera, costruita nel 1593 dalla Repubblica Veneta lungo la via Priula per assicurare ospitalità e assistenza ai viandanti e alle carovane che trasportavano le merci dirette in Valtellina e nei Grigioni attraverso il vicino passo di San Marco. La costruzione rappresenta uno dei più antichi rifugi delle Alpi. È interessante soffermarsi ad ammirare la possente struttura di pietra, e leggere le lapidi presenti sulla facciata che ripercorrono la storia di questo strategico avamposto della Serenissima.

Passando tra due tralicci elettrici posti alle spalle della casa cantoniera, imbocchiamo il sentiero CAI n° 161 diretto al Passo di Verrobbio, ben visibile se si scruta verso occidente. Agevole e pianeggiante, il percorso per il primo tratto (15’ circa) segue il medesimo tracciato del sentiero CAI n° 101. Ammiriamo gli scorci sul lago artificiale di Valmora ancora in ombra e sui pascoli dell’alpe Cul da poco raggiunti dalle mandrie.

Al bivio, ignoriamo il sentiero 101 che scende a sinistra in direzione del piano dell’Acqua Nera e continuiamo a mezza costa fino alla base delle rampe che conducono al passo di Verrobbio. In meno di un’ora dalla partenza raggiungiamo i 2026 m del valico. Un tempo veniva chiamato «passo di Morbegno», quando da qui transitava l’alta via Mercatorum, strategico percorso di collegamento con la Valtellina che saliva da Averara attraverso la val Moresca. L’alta via Mercatorum perse di importanza con la realizzazione della via Priula.

Al valico si aprono due ali di trincea della prima guerra mondiale facenti parte della linea Cadorna. Verso destra, i camminamenti attraversano una piccola galleria e raggiungono una postazione di artiglieria con due ampie feritoie per i cannoni ricavate nella roccia. L’ala di sinistra prosegue lungo il crinale e termina in un ampio spazio semicircolare scavato nella terra e rinforzato con muri di pietra che veniva utilizzato come fortino.

Molte famiglie con bambini concludono l’escursione proprio qui al passo approfittando della presenza delle trincee e dello splendido laghetto poco sotto il valico presso le cui rive è divertente soffermarsi a giocare e riposare al riparo dai venti.

Il sentiero prosegue oltre il laghetto di Verrobbio in territorio valtellinese con un breve traverso pianeggiante, per poi salire in modo abbastanza deciso fino al Forcellino (2050 m). Le rampe finali, mai pericolose, sono caratterizzate dalla presenza di alcune catene posizionate per facilitare il cammino in presenza di neve. Un angusto pertugio tra le rocce apre la vista sulla Valgerola e sul lago artificiale di Pescegallo. La mia fantasia di bambino è sempre stata affascinata da questo nome curioso, facendomi immaginare chissà quale strana specie di anfibio potesse nascondersi nelle acque del lago… L’etimologia del nome è invece da ricollegare al dialetto locale ove «pesc» indentifica l’abete e «gallo» è riferito al gallo (cedrone), quindi «l’abete del gallo».

Di quello che era uno splendido lago dalle acque blu, oggi non rimane che una striminzita pozza d’acqua. La carenza di precipitazioni nevose dello scorso inverno e la siccità prolungata di questa primavera stanno mettendo in ginocchio tutto il sistema idroelettrico delle Orobie.

Dal Forcellino il sentiero scende rapidamente fino al lago (1865 m). Si attraversa la diga e si prosegue in leggera discesa nella valle di Pescegallo lungo la strada forestale. A quota 1750 m, la si abbandona e si prende il sentiero sulla sinistra (cartello indicatore) che sale nel bosco fino al rifugio Salmurano (1855 m). La presenza degli impianti sciistici toglie un pizzico di fascino alla zona, ma ad attirare la nostra attenzione sono una serie di cordate di climber impegnati sulle placche rocciose della Rocca di Pescegallo (altrimenti conosciuta come «Denti della Vecchia»). Una lavagnetta posta all’ingresso del rifugio invita all’assaggio di succulenti piatti della tradizione valtellinese, ma per noi è un po’ troppo presto e proseguiamo.

Dal rifugio, in direzione nord, seguendo a grandi linee il percorso dello skilift, per pascoli e pietraie si sale al passo di Salmurano (2017 m). Stiamo camminando quasi da tre ore ed un breve spuntino è d’obbligo. Al passo, riaffacciandoci in terra bergamasca, si intercetta il sentiero CAI n°101 che proviene dal rifugio Benigni. Lo seguiamo in direzione Ca’ San Marco. Risaliti un centinaio di metri, il percorso spiana e procede con panoramici scorci sulla val Salmurano, percorsa da numerosi escursionisti diretti al rifugio Benigni. Alzando lo sguardo sopra il passo di Salmurano ne intravediamo il tetto aguzzo.

Il sentiero procede in quota attraversando i pendii pratosi ai piedi della cuspide rocciosa del monte Valletto. Senza fatica si raggiunge la conca pascoliva della casera Valletto (1997 m), ora in disuso, ricavata fra grossi massi franati dal Monte Valletto. Da qui, rimontando la conca, si risale rapidamente al colle del monte Avaro (2035 m), caratterizzato da una pozza d’acqua per l’abbeverata delle mandrie.

La bella giornata di oggi ci consente di optare per la variante dei laghetti di Ponteranica, decisamente più suggestiva. Così abbandoniamo il sentiero n° 101 e deviamo a sinistra, puntando alla bocchetta di Triomen (2205 m). Con la scusa di scattare qualche foto, interrompiamo la salita per ammirare gli scorci sui piani dell’Avaro. Giunti alla bocchetta siamo meravigliosamente catturati dalla bellezza dei laghetti di Ponteranica, due gioielli incastonati alle pendici rocciose dei monti Valletto e Ponteranica. Fortunatamente questi laghi, essendo bacini naturali, non risentono ancora della siccità e fanno bella mostra di sé.

I laghetti di Ponteranica dalla bocchetta di Triomen (in alto a sinistra la cima del monte Ponteranica centrale)
In vetta al Ponteranica centrale
Il monte Disgrazia e il gruppo del Bernina dalla cima del Ponteranica centrale

Considerata la stabilità del tempo e l’orario ancora antimeridiano, suggerisco ai compagni di escursione di raggiungere la cima del Ponteranica prima di scendere ai laghi, promettendo panorami strepitosi. Così, dalla bocchetta attraversiamo a mezza costa i ghiaioni del Valletto transitando sopra i laghi e accediamo ai pendii erbosi che conducono alla vetta del Ponteranica centrale (2372m). Il Ponteranica è uno dei pochi monti a poter vantare ben tre cime. Noi siamo su quella più facile da raggiungere. Come promesso, gli orizzonti si rivelano magnifici: verso Nord appare tutta la catena delle Alpi Retiche con i monti Disgrazia e Bernina che manifestano la sofferenza dei loro ghiacciai; ad Ovest risaltano le Prealpi lariane con Grignetta e Grignone che sembrano a un tiro di schioppo; ad Est spiccano tutte le Orobie brembane, mentre a Sud lo sguardo raggiunge la pianura. Con immensa meraviglia, su un terrazzino roccioso poco sotto la cima, notiamo un giovane stambecco che se ne sta pacificamente sdraiato a godere del panorama.

In breve torniamo sui nostri passi e raggiungiamo il lago di Ponteranica superiore (2125 m). Come tradizione vuole, via scarpe, calze, maglietta e calzoncini e… splash! Normalmente questo lago è rinomato per le rigide temperature anche in piena estate; oggi è particolarmente caldo tanto da consentire ampie bracciate e un bagno prolungato. Siamo rinati!

Un’asciugata rapida con la salvietta in microfibra, ed eccoci nuovamente in cammino ritemprati nel corpo e nella mente. Scendiamo al lago inferiore e più giù fino a riconnetterci al sentiero CAI n° 101 che in un’oretta, dopo aver attraversato la bella conca pascoliva di Ponteranica e i pendii meridionali del monte Colombarolo, riconduce alla Ca’ San Marco.

È interessante conoscere il perché del nome «Ponteranica», appellativo che i bergamaschi associano al noto paese posto all’inizio della valle Brembana. Ebbene, il grande alpeggio denominato «Ponteranica», che si estende per 150 ettari, apparteneva proprio al comune di Ponteranica che lo aveva acquistato nel XVI secolo dalla valle di Averara per costituirvi un pascolo estivo da assegnare agli allevatori del paese. Questi vi mandavano annualmente le loro mandrie. Ogni anno, alla fine di giugno, le famiglie di Ponteranica potevano affidare, pagando determinate quote, parte del loro bestiame (solitamente mucche e pecore) a incaricati del loro comune, i quali provvedevano a portarlo ai monti, dove lo custodivano fino alla fine di agosto.

Al termine della stagione si procedeva a suddividere tra i proprietari il valore del formaggio prodotto e della lana tosata, in ragione dei capi mandati in alpeggio. La presenza del comune di Ponteranica sui pascoli brembani sopravvisse fino ai mutamenti determinati nell’Ottocento dall’ impero austriaco, ma a Ponteranica è rimasto sempre legato il nome dell’alpeggio, dei laghetti e della montagna.

Dopo essere scesi al piano Acqua Nera (1780 m) e attraversato il torrente che scorre scivolando su rocce dal colore nero (da qui il nome), risaliamo un ultimo tratto di sentiero fino a raggiungere Ca’ San Marco. Sono le ore 14, ancora in tempo per gustare un ottimo piatto di polenta taragna sui tavoli all’aperto del rifugio. Nel frattempo scambio due parole con un signore del posto che mi rivela che in questi giorni l’acqua del lago artificiale di Valmora (poco più in basso rispetto alla casa cantoniera) ha raggiunto i 18°C!

P.S. L’itinerario qui descritto è lungo 18 km con 1300 m di dislivello. Calcolare una media di sei ore di cammino. Evitando l’ascesa alla cima del Ponteranica il percorso si accorcia di circa un’ora; mantenendosi sul sentiero 101 anziché salire alla bocchetta di Triomen (rinunciando però ai laghetti di Ponteranica) si risparmia un’ulteriore mezzora.

P.P.S. Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli

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