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Alla ricerca del fresco, senza fatica. Una giornata in Vetta a San Pellegrino Terme

Articolo. La riapertura della funicolare apre a tante nuove possibilità per esplorare la località Vetta. Tra passeggiate semplici, grotte e torrenti. Ecco il nostro itinerario

Lettura 5 min.
(Lisa Egman)

Era una calda giornata di fine luglio del 1909 quando a San Pellegrino Terme venne inaugurata la funicolare che portava i villeggianti in località Vetta. Anni d’oro per il paese, rinomata località di turismo termale, che proprio in quel periodo vide la costruzione di edifici che ancora oggi possiamo ammirare, con sguardo sognante e una punta di soggezione. Credo che durante le domeniche d’estate la San Pellegrino che si specchia nel Brembo riesca ancora a vedere la giovane e radiosa località che era a inizio del secolo scorso: sfavillante, con i suoi portici gremiti di gente, il Casinò affollato e il viavai di auto eleganti davanti al Grand Hotel.

Senza dubbio, San Pellegrino sta lottando per tornare – anche se non agli esagerati fasti passati – ad essere una meta sia naturalistica che culturale importante in Val Brembana. E la funicolare senz’altro aiuterà il paese ad andare in questa direzione, rendendo accessibile in maniera più divertente e caratteristica anche la salita alla splendida località Vetta, che altrimenti andrebbe raggiunta in auto o a piedi.

(Foto Lisa Egman)

L’idea di costruire una funicolare che collegasse il centro di San Pellegrino con la località Vetta fu della Società Fonte Bracca, negli anni in cui anche la ferrovia raggiunse il paese. Il progetto fu affidato all’ingegner Villoresi, che si era già occupato qualche anno prima della funicolare che ancora oggi collega Como con Brunate. La Società Fonte Bracca cedette poi la proprietà della funicolare alla Società Gestione Fonti Minerali (poi San Pellegrino S.p.A.) fino al 1989, anno della chiusura definitiva dell’impianto.

Nel 2001, sia la funicolare che l’Albergo Vetta vennero ceduti gratuitamente al Comune di San Pellegrino Terme, con il fine della promozione turistica della località e di una valorizzazione delle strutture stesse. È solo nel 2015 però che, grazie all’«Accordo di Programma per il rilancio turistico e termale di San Pellegrino», la Regione Lombardia ha finanziato il recupero della funicolare, stanziando 5 milioni di euro.

(Foto Lisa Egman)

Frenata dalla pandemia e dai vari effetti collaterali, la funicolare è finalmente tornata in funzione sempre in una calda giornata di luglio, 113 anni dopo la prima inaugurazione. La gestione del servizio è stata affidata ad ATB, che garantisce corse ogni 20 minuti tutti i venerdì, sabato e lunedì dalle 10 alle 21 e la domenica e i festivi dalle 10 alle 19, fino al 25 settembre. Per il prossimo anno, invece, il periodo di apertura è previsto dal 5 maggio al 24 settembre.

Il mio percorso

Arrivo alla funicolare una domenica, intorno a mezzogiorno, e faccio il biglietto alla biglietteria automatica davanti all’impianto, al costo di 5€ (andata e ritorno). Lo acquisto comodamente con carta di credito (non è possibile pagare in contanti qui, ma solo nei vari punti vendita dislocati in paese). Visto che è l’orario di pranzo, ho la fortuna di godermi i 4 minuti di viaggio sulla cabina automatica praticamente vuota, ammirando dalle vetrate il panorama sotto di me.

La sagoma del Grand Hotel si allontana sempre di più man mano che la funicolare si alza di quota, superando una delle cabine originali ora esposta di fianco all’impianto e bruciando un dislivello di poco meno di trecento metri. Il viaggio non prevede fermate intermedie, ma si vocifera della futura possibilità di scendere già in località Botta.

Una delle cabine originali in esposizione
(Foto Lisa Egman)

Una volta arrivata in Vetta, la prima cosa che noto è il cartello che informa del progetto in corso per un parco tecnologico dedicato all’acqua, dal nome «Magic Waterglow». Si tratterà di un’installazione permanente, virtuale e sensoriale allo stesso tempo, che verrà realizzata nella lunga galleria sotterranea dove si trovava il serbatoio dell’acquedotto che collegava la fonte del Boione con la centrale Colleoni. Sono davvero curiosa di vedere questo ambizioso progetto, quando sarà realizzato!

All’ombra dello storico Albergo Vetta – ora acquistato dal Gruppo Zani di Dossena e per il quale dovrebbe esserci già un progetto di riqualifica – mi avvio verso destra rispetto alla funicolare, per godermi un po’ il panorama e studiare il cartello che descrive i vari sentieri che si possono percorrere con partenza dalla località Vetta. Mi incammino poi ammirando le ville Liberty che si affacciano sulla costa della montagna, e fantastico un po’ su quale mi piacerebbe abitare, per godermi l’aria fresca nelle sere estive da un terrazzo panoramico.

Nel frattempo, ho scelto le mie prossime mete, e mi dirigo per prima cosa verso le Grotte del Sogno. Furono scoperte nel 1931 dallo speleologo pioniere Ermenegildo Zanchi, che diede loro questo nome onirico poiché all’interno delle grotte gli pareva di vivere un sogno. Zanchi fin da subito notò il potenziale turistico del luogo e insieme al suo team di speleologi attrezzò le Grotte del Sogno per aprirle al pubblico già l’anno successivo alla scoperta, facendo da guida per le visite. Furono le prime grotte in Lombardia e tra le prime in Italia a diventare fruibili a livello turistico. Alla morte di Zanchi nel 1969, però, le grotte vennero chiuse e tali rimasero fino al 2012, quando un gruppo di giovani volontari di San Pellegrino si diede da fare per renderle di nuovo fruibili.

Ora la gestione è in mano alla Società Cooperativa «O.T.E.R. Orobie Tourism, Experience of Real», che organizza visite con guide esperte da maggio a settembre (fatta eccezione per i giorni in cui il forte maltempo ne preclude l’apertura). La visita si può prenotare direttamente sul loro sito e il biglietto intero ha un costo di 4€, mentre i bambini fino agli 8 anni hanno diritto al biglietto ridotto a metà prezzo. Il percorso è sicuro per tutti, basta presentarsi con le calzature adatte a non scivolare e con una felpa o un impermeabile: c’è parecchia umidità e la temperatura è sempre sui 12°C! All’ingresso viene fornito a tutti un casco insieme a una cuffia usa e getta per garantire l’igiene.

(Foto Lisa Egman)

Entrando nelle grotte al seguito della guida, trovo fin da subito non solo un piacevole sollievo dal caldo insopportabile ma anche quell’ambiente da sogno che aveva già affascinato Zanchi novant’anni prima. Nella sola mezz’ora della visita vengo trasportata in un mondo incantato fatto di stalattiti e stalagmiti, di gocce scintillanti e di concrezioni rocciose in cui la mia fantasia, aiutata dai suggerimenti e dalle spiegazioni della guida, vede forme di animali e artigli di enormi mostri, nascosti tra incantevoli laghetti e caverne. L’acqua, con la sua azione costante, ha creato delle vere e proprie opere d’arte sia sulle rocce antichissime che sul cemento di cui sono fatte le più recenti passerelle. Nell’insieme, le Grotte del Sogno sono un vero spettacolo della natura, che riesce ad affascinare grandi e piccini allo stesso modo. Un sogno, letteralmente!

Una volta terminata la visita alle Grotte del Sogno, e tornata a malincuore alle calde temperature esterne, decido di proseguire lungo uno dei tanti sentieri che partono dalla Vetta. Alla ricerca ormai costante di frescura, mi faccio tentare dal nome che mi ispira le temperature più miti, e quindi inizio a seguire le indicazioni per il Sentiero dell’Acqua. Il percorso inizia proprio sopra alle grotte e vira sulla costa opposta della montagna, mantenendosi quasi totalmente in piano e sempre ombreggiato perché attraversa un bosco. Grazie a questo sentiero, semplice e molto piacevole, in meno di un’ora e con dislivello impercettibile raggiungo la sorgente del Boione. Poco più in basso, il corso del torrente disegna in mezzo al bosco una serie di cascatelle, pozze e piccoli laghetti. Un luogo davvero incantevole dove riposarsi un po’ rinfrescando i piedi nel torrente o anche solo godendosi il fresco e il suono rigenerante del torrente che scorre. Mi pento solo di non aver portato un libro da leggere!

Rientrando sul sentiero che torna verso la Vetta mi sento davvero più rilassata, ma per nulla pronta a tornare verso il caldo infernale del fondovalle e della città. Mi piacerebbe poter temporeggiare prendendo un aperitivo nei pressi della funicolare, prima di scendere a San Pellegrino, anche perché ora le cabine sono decisamente più affollate che all’andata. Purtroppo però non esiste (o almeno, non ancora) questa possibilità. E per questa volta mi accontento: l’aperitivo lo prenderò in uno dei locali sotto i portici una volta che sarò rientrata in paese. Mentre ammirerò il Grand Hotel che, severo ed elegante, si erge sulla sponda opposta del Brembo, immaginerò per un attimo di vivere ancora nell’epoca d’oro di San Pellegrino Terme.

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