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Borghi montani da visitare almeno una volta nella vita

Guida. Piccola guida ai tesori più o meno famosi della provincia di Bergamo

Lettura 5 min.
Una meravigliosa veduta del borgo di Camerata Cornello

Bergamo provincia di eccellenze anche grazie ai borghi montani. Che significano insediamenti in vetta e tesori artistici per soddisfare qualsiasi desiderio: turismo, gastronomia, sport, eventi, arte, cultura ed escursionismo.
Da dove cominciare dunque? Innanzitutto, da una buona guida: noi consigliamo lo splendido volume “35 borghi montani imperdibili – Lombardia” di Andrea Accorsi (il prezzo è di 13 €) pubblicato qualche mese fa dal nostro gruppo editoriale. Già il titolo è una garanzia.
Se poi volete un focus più specifico sulla nostra provincia, allora potete lasciarvi tentare dai 5 borghi montani che abbiamo selezionato per voi. Pronti? Si parte. Da dove? Ma da Arnosto ovviamente.

Arnosto

A dieci minuti a piedi da Fuipiano Valle Imagna, la piccola frazione di Arnosto è un pugno di casette abbarbicate a mille metri di altitudine. I duecento abitanti e visitatori possono così godere di una posizione super panoramica che fa di Arnosto il vero tetto della Valle Imagna.

Di certo la prima cosa che colpisce l’occhio di questo conglomerato fiabesco sono i caratteristici tetti a piode, fatti di rocce calcaree piatte. Un metodo costruttivo interamente made in Valle Imagna, che condivide l’esclusiva solo con le valli Taleggio e San Marino.
Qui tutto nasce dallo sposalizio perfetto di roccia e paesaggio: portoni sulla mulattiera, finestre che danno direttamente sui monti e muri rigorosamente in pietra. Dell’insediamento originale troviamo le abitazioni più raffinate (dove si pensa vissero i Veneziani) a Nord, mentre a Sud sono ubicate le case più modeste, la biblioteca e il municipio. Insomma, un autentico gioiello di architettura rustica.

Per arricchire la romantica atmosfera, consigliamo una visita alla minuscola chiesetta dedicata ai Santi Filippo Neri e Francesco da Paola. Un posto davvero intimo ed esclusivo: 20 posti al massimo.
Ma come in tutte le più belle fiabe, anche qui c’è lo zampino di una strega. La strega Spadona per l’esattezza. Un personaggio vissuto in questi luoghi nel corso del Seicento e morto in circostanze misteriose (almeno secondo la leggenda). Ancora oggi si dice che le grida della strega animino certe serate di luglio. Non siamo superstiziosi, ma un brividino lungo la schiena non ce lo leva nessuno.

Camerata Cornello

Dire che Camerata Cornello sia un borgo grazioso è un’eresia. Camerata Cornello è il borgo. Uno fra i più belli d’Italia per la precisione.

Siamo nel cuore della Val Brembana tra i 570 e gli 800 metri sul livello del mare. La storia del paesello è indissolubilmente legata a quella di nota dinastia di imprenditori e letterati: la famiglia Tasso. Proprio a Cornello questi fondarono la loro Compagnia dei corrieri: un monopolio assoluto. Al punto da dare vita a una vera e propria rete di comunicazione tra centinaia di centri.
Ma torniamo a noi: anche a Camerata la pietra a vista è un must. La troviamo sui muri, nelle arcate, lungo le strade, nei porticati, tra gli elementi decorativi, ovunque. Un centro pittoresco, circondato da una serie di frazioni-satelliti immerse nella natura.

Ma c’è di più: nella piccola frazione di Cornello dei Tasso (circa cinquanta anime in totale) il tempo si è fermato. Letteralmente. Cinque minuti a piedi lungo il sentiero che fiancheggia il Brembo e si raggiunge questo piccolo patrimonio di urbanistica rurale.

Entrarci è come fare un salto nel Medioevo. L’isolamento di cui gode la frazione ha infatti contribuito a una conservazione impeccabile degli edifici e della struttura originaria. Quattro livelli per altrettante funzioni: costruzioni sul fiume per la difesa, una strada porticata per il commercio, le abitazioni con funzione civile e infine la bellissima chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano, fulcro della vita religiosa, che domina l’abitato.

Tappa imperdibile è ovviamente il museo dei Tasso e della storia postale al numero 22 di via Cornello. Tra i tanti documenti, è conservato un vero tesoro: una lettera del 1840 affrancata con il primo francobollo ufficiale mai esistito, il rarissimo Penny Black. Se invece preferite le attività outdoor, non vi resta che scegliere uno dei molti sentieri che partono dal centro dell’abitato.

Gromo

Secondo le notizie storiche, il momento più glorioso del passato di Gromo si ebbe nel corso della dominazione veneziana. Però anche oggi è un borgo niente male.

Il borgo fortificato ha una capacità unica di conquistare gli occhi e il cuore dei visitatori. Non a caso può vantare un posto di tutto rispetto tra i “Borghi più belli d’Italia” e ha ottenuto la “Bandiera arancione” del Touring Club Italiano.
Dopo essere stato per molti secoli una capitale di estrazione del ferro, oggi il paesino è principalmente una capitale di turismo e attività agricole. Tra le esposizioni da segnalare, oltre al museo naturalistico della fauna selvatica nelle Orobie, merita una menzione d’onore il museo delle armi bianche e delle pergamene con pezzi risalenti al XV fino al XVII secolo.

A livello architettonico invece non potremmo non citare il castello Ginami con la sua torre del Gananderio, che si staglia imponente sugli edifici circostanti. L’edificio del 1246 è di proprietà privata, ma è comunque possibile visitare il suggestivo cortile interno.
Anche a livello naturalistico Gromo non delude. Il suo territorio va dai 600 ai 2500 m di dislivello e dobbiamo ammetterlo: non c’è stagione che tenga. Una meta irrinunciabile per gli sport invernali durante le stagioni più rigide, un’oasi di relax perfetta per il trekking d’estate.

Se poi vi sentite un po’ Indiana Jones, l’avventura chiama: oltre alle antiche miniere di ferro, rame e argento vi aspetta anche il Büs di Tàcoi. Un vero paradiso per gli appassionati di speleologia. Per visitarla, chiedete informazioni alla Proloco di Gromo (prolocogromo@gmail.com).

Clusone

Ci spostiamo leggermente per addentrarci in uno dei più bei musei a cielo aperto di tutta la val Seriana. Clusone ha praticamente tutto quello che si può chiedere a un centro montano. Già la cornice è un’opera d’arte: declivi verdeggianti e un altopiano assolato. Come se non bastasse, il centro è un caleidoscopio di piazze, palazzi storici, scalette, vicoli, chiese e scorci suggestivi. Sono però le pitture murarie a farne un tesoro unico nel suo genere.

Imperdibile in questo senso è l’oratorio dei Disciplini. Edificio di origine medievale, la sua facciata ospita due dei più misteriosi e impressionanti dipinti di tutta la zona: il “Trionfo della Morte” e la “Danza macabra”. Li dipinse Giacomo Borlone de Buschis nel 1485 e da allora vegliano silenziosi sulla piazzetta antistante. Altro esempio della sapientissima arte locale è la facciata del palazzo comunale, completamente tappezzata di affreschi di origine tardo gotica.

Ma la vera chicca del paese è lui: il magnifico orologio-planetario-calendario che si erge maestoso dalla torre in piazza dell’Orologio. Per questa meraviglia dobbiamo ringraziare il genio di Pietro Fanzago. Grazie a lui dal 1583 le lancette dell’orologio non si sono mai fermate: secolo dopo secolo scandiscono l’anno, il mese, il giorno e l’ora oltre che i movimenti di sole, della luna e dei pianeti. Un meccanismo che a tratti trasuda fantascienza.

Dopo essersi lasciati cullare dall’arte locale, non resta che lasciarsi coccolare anche dalla cucina. Tra i prodotti tipici di Clusone sono irrinunciabili gli scarpinòcc de Par (sono di Parre, ma si trovano buoni anche qui). E se temete che la vostra linea ne risenta, dopo la scorpacciata potete sempre optare per una sgambettata lungo la ciclabile della val Seriana o una bella gita al parco avventura.

Carona

Torniamo in val Brembana per portare a termine questo primo capitolo a zonzo per i borghi montani della bergamasca. La nostra ultima meta è Carona a 1110 m di quota.

Le origini del borgo sono antichissime: sembra che già nel 926 d.c. l’intervento umano avesse cominciato a dare i suoi frutti. Dopo un passato di attività minerarie tra Sacro Romano Impero e Repubblica di Venezia, nel primo dopoguerra si volge verso nuovi lidi: la principale attività diviene la costruzione di dighe e canali per produrre energia elettrica.

Questo ha portato alla comparsa di alcuni dei più bei laghi alpini artificiali della Val Brembana, meta prediletta degli escursionisti. Proprio da Carona partono decine di sentieri gettonatissimi e per tutte le gambe: da qui si possono raggiungere i Laghi Gemelli, il Lago Marcio, il Rifugio Fratelli Calvi affacciato sul Lago Rotondo e il Rifugio Fratelli Longo.

Lungo il sentiero verso il Calvi si nasconde inoltre un posto davvero incantevole: la contrada di Pagliari. Si tratta di un piccolissimo gruppetto di case in pietra a 1350 m di dislivello. Oggi si anima solo durante il periodo estivo, ma fino a non troppi anni fa disponeva di ogni comodità: una chiesa, una fontana e perfino un’osteria.

Naturalmente Carona non è solo scarpinate. Ciò che ci piace di più di questo centro è una assoluta vocazione per qualsiasi tipo di attività outdoor: passeggiate a cavallo, mountain bike, pesca, canyoning, falesie, arrampicata, pattinaggio e molto altro. Insomma, per quanto riguarda sport, eventi e vita mondana Carona non ha rivali.