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Come le microavventure possono aiutarci a trovare nuovi stimoli durante la pandemia

Articolo. Cambiano le abitudini e cambia il concetto di viaggio. A quasi un anno dal primo lockdown, molti di noi hanno riscoperto un nuovo piacere nell’esplorare la natura vicino a casa. Parole d’ordine: tempi ridotti, local, scoperta e un tocco “selvaggio”

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Dal primo lockdown, abbiamo imparato a dare valore a una serie di attività che prima consideravamo scontate. Come dimenticare le maratone sui terrazzi, le palestre improvvisate in casa o i percorsi domestici per cercare di arrivare almeno a mille passi giornalieri sul fitbit? Le app di fitness che puntualmente abbiamo scaricato con le migliori intenzioni, salvo poi (in gran parte dei casi) disinstallarle a due settimane di distanza? Per non parlare delle sessioni sui sentieri tracciati su Google Street View, quando la primavera è sopraggiunta tra le finestre e la voglia di escursioni ci ha fatti sospirare. E infine la “corsa alla natura” quando abbiamo ripreso a uscire.

Non so se siamo cambiati, o se quella che ci avvolge è solo una visione romanticamente stanca dettata dalle circostanze. Eppure tra le crepe di questo strano (lungo) periodo, sedimentata da qualche parte sul fondo dei nostri animi, mi piace pensare che ci sia una nuova consapevolezza, una spinta alla ricerca e valorizzazione di nuovi piccoli stimoli positivi.

Pochi giorni fa leggevo un articolo di trekking.it relativo a un nuovo modo di concepire i viaggi durante la pandemia, sempre più orientati alle microavventure. Intese non tanto come adrenaliniche imprese per supereroi, atleti o stuntman, quanto come semplici iniziative di scoperta fuori dai nostri tracciati abitudinari, pur in un contesto di accessibilità, vicinanza e straordinaria semplicità.

Mi ha fatto sorridere, perché in un certo senso mi ha ricordato le tattiche machiavelliche per sfruttare al massimo i 200 metri a disposizione per portare fuori il cane nei mesi più duri, magari trovando un elemento di novità pur nella limitatezza spaziale. Momenti in cui eravamo indotti, per questioni di “sopravvivenza” emotiva, a ricercare lo straordinario in luoghi ordinari. Cose che sono sempre state lì sotto i nostri occhi e che, improvvisamente, trovavamo nuove. Io per esempio ho vissuto fantasmagoriche ed esotiche escursioni nell’orto di casa e, in una certa misura, ci sono stati dei momenti molto gradevoli.

Tornando alle microavventure, si tratta di un concetto lanciato da Alastair Humphreys, avventuriero ed esploratore inglese, secondo cui (parafrasando) una microavventura è un’avventura breve, semplice, locale, economica eppure comunque divertente, stimolante e gratificante.

In altre parole, delle piccole fughe all’aria aperta di breve durata, adatte a tutte le stagioni e vicino a casa, dove ciò che più conta è l’atteggiamento mentale: un approccio volto a prediligere attività che non si sono mai fatte prima, ad abbracciare il desiderio di esplorazione, a cogliere la novità di qualcosa di diverso, appassionante e, a suo modo, emozionante.

Tutte parole in sintonia con la situazione attuale o le limitate possibilità di spostamento e che, in definitiva, non hanno nulla a che vedere con il bungee jumping, il paracadutismo o altre attività ultra adrenaliniche. Si possono creare microavventure local anche solo cercando un luogo inesplorato e sentieri naturali nei pressi della propria abitazione. Elemento a cui si accompagnano potenziali effetti positivi: un concetto eco-friendly del viaggio (visti gli spostamenti limitati), una promozione e riscoperta delle attività e bellezze locali, rinsaldando il legame con il territorio a cui apparteniamo, oltre, ovviamente, a benefici sull’umore legati alla vita all’aria aperta e a quello stuzzicante gusto di “selvaggio” che non guasta mai.

Da dove partire? Si può cominciare con cose semplici, come stilare una lista dei luoghi vicino a casa che non abbiamo mai visitato, ma che vorremmo assolutamente vedere, definire un punto di partenza, pianificare un piccolo itinerario e cosa portare con sé, per essere sempre attrezzati a dovere. Magari risvegliando quella curiosità un po’ infantile verso le novità e restando aperti ad accogliere la bellezza e (perché no) anche il divertimento. Da condividere con i piccoli o con chi come noi ama le attività outdoor.

Se non vi va di fare tutto da soli, potete tastare il terreno rivolgendovi alle proloco o gli enti locali, visitare i loro siti e appuntarvi gli itinerari proposti, o aderire a gruppi di amatori online che possono sempre essere una fonte di ispirazione.

Allo stesso tempo, non mancano le iniziative interessanti che si possono sposare alla “causa”, come quella lanciata da qualche mese sul portale di Visit Lake Iseo sotto il nome di “Lake Iseo Outdoor Active Community”. Un progetto dedicato ad appassionati di trekking, mountain bike o semplici esploratori, nato dalla volontà di far conoscere sentieri, percorsi e piste ciclabili poco conosciuti sul lago, segnalando eventuali criticità lungo i percorsi.

Fruizione e visibilità dove la partecipazione comunitaria può dare un input positivo. Le regole sono semplici: basta registrare l’itinerario sulle App che generano tracciati GPX durante l’uscita (un esempio è Outdoor Active), scattare qualche foto lungo il tragitto e alla fine salvare la traccia e inoltrarla via mail all’ente predisposto (mail@visitlakeiseo.info).

A proposito di applicazioni, altra grande fonte di ispirazione è Orobie Active, l’App della rivista Orobie che da anni traccia sentieri, ciclovie e itinerari tra la pianura e la montagna. Attraverso la mappa disponibile nell’interfaccia principale, è possibile cercare i percorsi a partire da specifiche località e consultare direttamente i tracciati gpx e relativi punti di interesse.

Quando poi le possibilità di spostamento sono limitate, le alternative non mancano. Potete osservare le diverse fasi lunari dalla finestra, provare a coprire l’altezza dell’Everest in un mese percorrendo scale e salite vicino a casa, dedicarvi a sedute di birdwatching, visitare i parchi in città scegliendo percorsi alternativi.

Insomma, per vivere una microavventura basta davvero poco. A volte è sufficiente dormire in un luogo insolito: se una tendata sotto le stelle in pieno febbraio non è auspicabile, perché non farla in salotto?

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