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Sicuri di sapere tutto sulla Presolana? Eccovi 5 cose da conoscere

Articolo. Arrivare preparati alla PreSolNight: le origini del nome, il mitologico Carlo Medici e il famoso “abbraccio”

Lettura 4 min.

Il 30 luglio i riflettori saranno (simbolicamente e letteralmente) puntati sulla Presolana, in occasione della PreSolNight. Una festa organizzata dal Comune di Castione della Presolana e da Visit Presolana, in collaborazione con Croce Blu di Gromo e della sottosezione locale del CAI.

Non solo concerti, escursioni e spettacoli: PreSolNight sarà anche l’occasione per valorizzare al massimo una montagna che è da sempre un vero e proprio simbolo dell’area bergamasca.

Quale migliore contesto dunque per ripercorrere vicende o curiosità che vedono la Presolana come protagonista? Con l’aiuto di Visit Presolana, della rivista Orobie e de L’Eco di Bergamo, ecco una piccola lista delle cose che ci piace ricordare su questa monarca orobica d’eccezione.

Un nome avvolto nella leggenda

Ascoltando i racconti legati ai luoghi che visitiamo o viviamo nella quotidianità, è spesso difficile disegnare un confine netto tra ciò che è verità storica o pura suggestione romantica.

La Presolana non fa eccezione: le origini del suo nome sono infatti avvolte da un alone di mistero che ha dato adito alla nascita di diverse congetture. Tra le più affascinanti, vi è una storia che inizia più un millennio e mezzo fa. Sembra infatti che nel 463 l’antico popolo barbarico degli Alani osò sfidare le montagne, avventurandosi oltre le Alpi fino a raggiungere il territorio bergamasco.
Appresa la notizia, Roma reagì inviando un poderoso esercito per sconfiggere e scacciare gli invasori d’oltralpe. Ne seguì una battaglia sanguinosa che culminò nella presa degli stranieri da parte dei romani: da qui Presolana.

Romani e barbari sono protagonisti anche di un altro racconto legato alla Regina delle Orobie. Secondo questa versione, il re barbaro Lana avrebbe scelto il massiccio quale ultima roccaforte, con tanto di alloggio presso la Grotta dei Pagani. La resistenza fu però vana: la sconfitta del sovrano venne ricordata come la “Presa di Lana”.
Più terra terra, sebbene decisamente meno sanguinaria, la versione che attribuisce l’etimologia ai prati soleggiati dei declivi del monte. Secondo questa versione, Presolana altro non sarebbe che la naturale evoluzione di “prata solana”.

Il futuro papa al cospetto della Presolana

Il futuro papa Pio XI è certamente uno dei personaggi più illustri ad aver scalato la Presolana.
Non è infatti un mistero che Achille Ratti avesse da sempre manifestato una forte passione per le escursioni in vetta, tanto da essere stato definito successivamente il “papa alpinista”. Tra le sue imprese vengono ricordate quelle del Monte Rosa, del Gran Paradiso, del Monte Bianco e la sua ultima ascensione alla Grigna Settentrionale nel 1913, 9 anni prima di diventare pontefice.

Localmente bisogna invece tornare con la memoria al 4 ottobre del 1888, quando ancora sacerdote si avventurò lungo i pendii della Presolana. A commemorare l’episodio, in Piazza Roma presso l’ex municipio di Castione, è presente una targa marmorea.
L’evento è inoltre riportato all’interno di una pagina del diario di Carlo Medici. Quest’ultimo fu infatti la guida alpina che insieme al figlio Giuseppe accompagnò il trentunenne Achille Ratti, don Emanuele Gonzaga e il sacerdote don Luigi Grasselli in vetta al massiccio.

Ma chi era Carlo Medici e perché il suo nome è indissolubilmente legato alla Regina delle Orobie? Se non lo sapete, non vi resta che passare al prossimo punto.

La prima scalata

Tagliapietre e guida alpina di Castione, Carlo Medici è anche ricordato per essere stato il primo a raggiungere la vetta della Presolana.
Era il 3 ottobre del 1870 quando l’alpinista sfidò le insidie della montagna e ne toccò per la prima volta il punto più alto. Ad accompagnarlo in questa straordinaria avventura c’erano altri due scalatori: l’avvocato Federico Frizzoni e l’ingegnere Antonio Curò, futuro presidente del CAI al quale è stato intitolato anche il rifugio al Lago del Barbellino.
L’impresa alpinistica risulta ancora più grandiosa, se si pensa all’equipaggiamento del gruppo: scarponi in cuoio con suola chiodata e un’unica corda di canapa di 16 metri.

Ma andiamo con ordine: quando il trio si mette in cammino dalla Cantoniera sono le 5.15 del mattino. Già alle 7 hanno raggiunto la Grotta dei Pagani. Tuttavia, poco oltre ecco il primo intoppo: un forte nebbione scende sulle pareti rocciose della montagna. Non resta che aspettare pazientemente e sperare che la foschia si diradi.
Cosa che avviene: alle 8.30 si riparte tra rupi, anfratti, nuda roccia e passaggi arditi. Nonostante la fatica, la forza di volontà ha la meglio: quando il gruppo tocca la vetta occidentale sono appena scoccate le 11. È un momento storico, un vero e proprio giro di boa per la storia alpinistica della bergamasca.

Ed è solo l’inizio: il 3 febbraio del 1878 la guida alpina porta a termine anche la prima scalata invernale fino alla vetta. Ad accompagnarlo: i milanesi Luigi Brioschi e Carlo Magnaghi. Simili traguardi non potevano che consacrare al mito la guida alpina.

Una regina senza barriere

Come giusto riconoscimento al pioniere di Castione, lo scorso anno al Rifugio Baita Cassinelli è stata assegnata alla Sottosezione Carlo Medici del CAI di Clusone, cambiando nome in Rifugio Carlo Medici ai Cassinelli.
Si tratta di un edificio di proprietà del comune di Castione, posto a 1568 metri di quota. Originariamente occupato dai malghesi durante la bella stagione, ristrutturato negli anni Sessanta, nel 1968 alcuni dei suoi locali furono impiegati come magazzino per i soccorsi, per poi essere promosso a rifugio nel 2013.

Si tratta altresì di un perfetto punto d’appoggio per escursioni semplici, trekking più impegnativi e ferrate. Da diverso tempo però si punta a qualcosa in più: il rifugio Carlo Medici diventerà infatti parte di un sentiero senza barriere.
Il progetto, chiamato “Sentiero dei Cassinelli”, mira a rendere accessibile l’itinerario anche a non vedenti e diversamente abili e si inserisce in una rete di più di cinquanta itinerari resi disponibili dal CAI Bergamo (che è possibile consultare qui http://geoportale.caibergamo.it/it/sentieri-senza-barriere). Una Presolana per tutti insomma.

Promotore dell’iniziativa è il Rotary Club Città di Clusone, in collaborazione con la Provincia di Bergamo, il Comune di Castione della Presolana e la locale sottosezione del Club Alpino Italiano. Recentemente il club ha ricevuto il via libera dal Parco delle Orobie per l’avvio dei lavori. Una buona notizia che non può che rallegrare.

Abbracci da Guinness

9 luglio 2017: la Presolana entra nel Guinness World Records. Un traguardo che fa brillare ancora di più il notevole curriculum del monte.
Sono passati ormai due anni dall’evento organizzato dal CAI Bergamo insieme alla Provincia e Comune di Bergamo, alla sezione bergamasca dell’Ana e al Soccorso Alpino del CAI. Eppure le emozioni riecheggiano ancora tra le cime delle montagne.

Un avvenimento collegato peraltro alla raccolta fondi destinata a finanziare l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’adeguamento del “Sentiero dei Cassinelli”, di cui abbiamo parlato poco sopra. Crowdfunding promosso anche attraverso la nostra piattaforma Kendoo. Insomma: due piccioni con una fava.
In quella calda mattina di luglio l’eccitazione si taglia con un coltello: l’obiettivo è ambizioso, ma i circa 3000 iscritti lasciano ben sperare. Alla fine, le attese si concretizzano: lungo i 20 km di cordata si dispongono 2846 persone.

A certificare il record davanti al mondo con un iconico “You are officially amazing” è la giudice Lucia Sinigagliesi. Inutile dire che l’entusiasmo esplode e all’allora Baita Cassinelli la festa è grande.
Venerdì 18 agosto 2017 arriva anche la conferma definitiva: il record viene iscritto nel libro ufficiale del Guinness sotto la dicitura “The most people connected by rope”. La cordata più lunga del mondo è dunque realtà.

https://www.visitpresolana.it/