L’anno scorso ci siamo chiesti: «Ragazze, come stiamo davvero?». Abbiamo acceso lampadine su machismo in azienda, medicina di genere, associazioni, libri, film, migrazioni, diplomazia e tecnologia. Ne è uscita una mappa ricca e a tratti scomoda, capace di portarci oltre un femminismo rassicurante per entrare nelle pieghe della vita quotidiana. Oggi, in occasione della Giornata internazionale della donna, Eppen vuole rilanciare il progetto e lo vuole fare con uno sguardo nuovo: quello della Generazione Z. Cinque puntate, a partire da venerdì 13 marzo, cinque temi – famiglia, casa, passioni, lavoro, riferimenti – e una domanda di fondo: tra dieci o quindici anni, come immaginano la vita le nostre ragazze e i nostri ragazzi? Non preoccupatevi: non sarà un esercizio di fantasia, ma un modo per misurare e analizzare il presente. Uno sguardo interessante anche alla luce dei dati raccolti nella ricerca internazionale condotta da Ipsos e dal Global Institute for Women’s Leadership che lancia un allarme preoccupante: un terzo dei giovani della Gen Z ritiene che la moglie debba obbedire al marito e che sia l’uomo a dover avere l’ultima parola sulle decisioni importanti della famiglia.
I numeri che non possiamo ignorare
Il 18 febbraio è stato pubblicato il nuovo Gender equality index 2025 , elaborato dall’European institute for gender equality. È un indicatore composito che misura la posizione relativa di donne e uomini nei Paesi dell’Unione europea, attraverso 27 indicatori e sei domini chiave: lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute. A questi si aggiungono due dimensioni trasversali: violenza e disuguaglianze.
L’Italia ha raggiunto 61,9 punti su 100, dodicesima nell’Ue. Dal 2015 abbiamo guadagnato 9,4 punti, 3,9 solo dal 2020, grazie soprattutto ai progressi nel potere economico e sociale. Ma il dato che brucia è un altro: siamo ultimi nell’Unione nel dominio del lavoro, con 61,0 punti. Ogni anno, nell’Ue, le donne guadagnano in media il 77 per cento rispetto agli uomini. In Italia, tra i 30 e i 34 anni, solo il 38 per cento delle donne ha completato l’istruzione terziaria, contro il 24 per cento degli uomini e queste sono percentuali tra le più basse d’Europa.
E poi il tempo. Tra i genitori con figli da 0 a 11 anni, il 41 per cento delle donne dedica più di cinque ore al giorno alla cura dei bambini, contro il 16 per cento degli uomini. Il 65 per cento delle donne svolge faccende domestiche quotidianamente, contro il 28 per cento degli uomini. Sul fronte della salute, il 73 per cento delle donne valuta la propria condizione «buona» o «molto buona», contro il 78 per cento degli uomini. E guardando avanti, le donne di 65 anni trascorreranno in buona salute il 48 per cento della loro vita residua, contro il 56 per cento degli uomini.
I temi
Sono numeri che raccontano una storia ballerina, fatta di avanzamenti e freni tirati. E allora la domanda diventa inevitabile: la Gen Z li accetterà come destino o li metterà in discussione?
Famiglia: chi farà cosa?
Nelle videointerviste abbiamo chiesto: «Se avrai figli, chi li gestirà?» «Chi si occuperà dei tuoi genitori?» Se oggi la cura pesa soprattutto sulle donne, i ragazzi e le ragazze intervistati immaginano una condivisione più equa. Parlano di turni, di organizzazione.
Casa: dove e con chi?
«Con chi abiterai? Dove? Chi butterà la spazzatura?» Domande solo in apparenza leggere. La casa è infatti il primo laboratorio della parità di genere. È qui che si decide se la divisione dei compiti è automatica o negoziata. E le risposte che sentirete saranno a volte ironiche, ma sempre profonde e dette con il cuore.
Passioni: spazio o lusso?
«Qual è la tua passione?» «Che posto occuperà nella tua vita?» Se il tempo è una risorsa diseguale, anche le passioni rischiano di esserlo. Le ragazze intervistate, ad esempio, raccontano sogni artistici, sportivi, professionali. E qui l’equilibrio tra casa e lavoro sarà determinante per poter continuare a vivere una passione e magari trasformarla in un’occupazione vera e propria.
Lavoro: chi comanda?
«Al vertice della tua azienda ci sarà un uomo o una donna?» L’Italia, sempre secondo il report, è cresciuta nel dominio del potere, ma resta fragile nel lavoro. Ad esempio, le ragazze intervistate si vedono manager, professioniste, imprenditrici, con lo smart working che è percepito come opportunità, per alcune uno strumento imprescindibile per la loro futura carriera professionale. I dati europei ci ricordano che il gap salariale e la segregazione occupazionale – la concentrazione di gruppi (il genere ad esempio) in determinati settore – non sono superati. La Gen Z dovrà necessariamente fare i conti con questo.
Riferimenti: chi “illumina” la strada?
«A chi vorresti assomigliare?» Nelle risposte della Gen Z non ci sono soltanto nomi celebri o carriere scintillanti. Certo, compaiono personaggi pubblici, ma accanto a loro emergono figure della quotidianità: la madre, il padre o un’insegnante che ha trasmesso un bagaglio di conoscenze. È un cambio di prospettiva interessante. L’ispirazione non è più solo verticale, verso chi “è arrivato”, ma orizzontale, dentro le relazioni.
Un viaggio in cinque tappe
Gli approfondimenti saranno online venerdì 13, martedì 17, venerdì 20, martedì 24 e venerdì 27 marzo. Ogni videointervista sarà accompagnata dal commento di una delle nostre firme competenti sul tema. La Gen Z cresce in un Paese che ha migliorato i suoi punteggi, ma che continua a distribuire in modo diseguale carichi e opportunità. Le loro parole saranno uno specchio e, forse, una bussola per tutti noi. Non perdete la prima puntata in programma venerdì 13 marzo.
