Nel 1997, mentre Bergamo affronta i primi flussi migratori, prende forma un progetto che unisce lavoro, integrazione e riuso. È il Laboratorio Triciclo. Nato dall’idea di Giulio Baroni, allora presidente del centro di accoglienza della Cooperativa Impresa Sociale Ruah. Sono proprio i migranti bergamaschi accolti da Ruah che animano il progetto, spinti sia dal desiderio di lavorare che da quello di migliorare il proprio italiano: con la cooperativa iniziano a raccogliere mobili, abiti e oggetti di cui la gente non ha più bisogno per rivenderli all’interno di un mercatino. Il Laboratorio Triciclo ha sede in via Cavalieri di Vittorio Veneto, a Bergamo. Negli anni è cresciuto sempre di più, e dal 2001 - grazie anche alle assunzioni e a un accordo con il Comune di Bergamo - gestisce in collaborazione con la Caritas Diocesana Bergamasca, la raccolta di abiti usati conferiti nei cassonetti gialli, con più di 150 punti di raccolta dislocati nella città di Bergamo e provincia. Anche la consapevolezza di chi fa parte del progetto è maturata: il commercio di beni usati non era solo una questione di sostegno economico per le persone impiegate, ma aveva anche una forte valenza ecologica.
Dopo il Covid, il digitale
A raccontare questa evoluzione è Ammar Shawesh, dirigente della «parte B» della Cooperativa, la branca che, come da legislazione, svolge attività d’impresa con l’obiettivo di inserire nel mercato del lavoro persone svantaggiate. Ammar inizia a lavorare con la Cooperativa Ruah sui servizi di mediazione culturale e di accoglienza. Ma è grazie al progetto del laboratorio che incontra la possibilità di sviluppare le sue competenze manageriali, arrivando dal mondo dell’economia aziendale.
Dal 2021 Ammar prova a trasformare il vecchio modello di Triciclo – che per quasi due decadi è stato un punto di riferimento nella bergamasca - in una realtà capillare e aperta al digitale. La decisione di investire nell’innovazione punta a rendere ancora più accessibile l’economia circolare e a raggiungere più persone possibili. «Stiamo cercando di ampliarci anche dal punto di vista comunitario», sottolinea, «trovando modalità di comunicazione che permettono a Triciclo di trasformare quella che è la sua storia in una pratica che possa essere messa a disposizione sia dalle scuole che dai cittadini». Ciò che ha fatto Ammar, insieme ad altri dipendenti, è stato avviare un museo didattico che racconta tante storie, e lo fa anche attraverso il blog «Ti-Racconto». Uno spazio in cui «c’è tanto da raccontare dietro ai nostri valori, dietro alle persone che passano da noi, dietro agli oggetti a cui diamo una nuova vita». Gli obiettivi sono tanti: «Ora puntiamo a farci conoscere online, cosa importante per una realtà come la nostra. Ci sono tanti giovani che frequentano i social media. Così ho messo in campo le mie esperienze nell’applicazione della tecnologia ai servizi. Dopo il Covid è stato necessario ripensare anche il modo di comunicare il progetto».
Questo anche perché Ammar Shawesh ha già visto un progetto legato al progetto Triciclo chiudere i battenti a causa della pandemia: si trattava del negozio fisico «Rivestiti». «Noi siamo cooperative, quindi quando i ricavi non entrano e i costi sono alti, la prima cosa che solitamente succede è quella di chiudere l’attività. Abbiamo rischiato anche di chiudere il mercatino e altri servizi che offriamo», spiega.
Ammar Shawesh, che ha preso parte in prima persona al processo, spiega con grande lucidità il passo avanti che è stata necessario fare post pandemia: «Abbiamo trasformato Laboratorio Triciclo in uno spazio divulgativo, laboratoriale; attirando realtà simili o complementari. Noi crediamo nella rete, una premessa necessaria per riuscire a restare in piedi. Abbiamo investito nell’innovazione per rendere ancora più accessibile il nostro messaggio e raggiungere più persone possibili».
Il nuovo sito è uno degli esempi con cui il Laboratorio Triciclo intende promuovere il proprio lavoro con pagine di approfondimento, un negozio online con vintage di qualità («Triciclo Selection»), e un mercato online tra privati di Bergamo e provincia («Triciclo Exchange»).
Dentro al lab: integrazione ed ecologia
Laboratorio Triciclo ha tre anime: i clienti, i donatori, e le persone che ci lavorano, che sono circa una decina (part-time). Il mercatino negli ultimi anni si è ampliato grazie a ritiri, sgomberi di appartamenti e conferimento diretto di materiali da parte dei bergamaschi. È diventato non solo punto di vendita e di acquisto, ma anche luogo di incontro, uno spazio di coesione sociale tra persone di culture diverse.
«Chi viene a donare del materiale crede nei nostri valori: piuttosto che andare alla piattaforma ecologica e buttare gli oggetti che non usa più preferisce donarli» spiega Ammar «Sanno cosa c’è dietro al nostro lavoro e credono in questa logica, in questa causa». Le donazioni possono essere le più diverse perché, presso la sede in via Cavalieri di Vittorio Veneto, si ritirano abiti usati in buono stato, oggettistica, quadri, arredamento, complementi d’arredo, libri, giocattoli e tanto altro!
Ci sono poi clienti che si rivolgono al Laboratorio Triciclo perché hanno difficoltà economiche: lì possono trovare oggettistica per la casa, abbigliamento o arredi. Quando l’arredo non è direttamente disponibile si può prenotare. «Una persona che si trovata in accoglienza adulti presso la Cooperativa Sociale Ruah si è sposata e ha comprato casa. Avendo bisogno di arredarle ci ha avvisato un paio di settimane prima e noi, occupandoci anche degli sgomberi, abbiamo recuperato degli arredi» racconta Ammar.
Il servizio sgomberi è attivo dal 1997 e fu il primo progetto della Cooperativa Ruah per garantire lavoro a persone in movimento. In alcuni casi il laboratorio effettua sgomberi gratuiti: se il materiale ha valore e si riescono a contenere i costi portando direttamente l’arredo a chi ne ha bisogno. In questo caso chi riceve l’arredo paga solo il costo del trasporto. I guadagni servono a finanziare i progetti della Cooperativa e del laboratorio: paghe ai dipendenti, costi di attivazione dei progetti, e costi di autorizzazione e di affitto.
Così ciò che è uno scarto per qualcuno, diventa un oggetto prezioso per qualcun altro. Il laboratorio non punta solo a dare nuova vita agli oggetti, ma anche e soprattutto alle persone che vi lavorano, e che spesso provengono da situazioni difficili. Questo è il punto di contatto tra integrazione ed ecologia: ridare valore, attenzione e cura a ciò che già esiste.
Territorio, formazione e cambiamenti
Nel 2021 Triciclo diventa un hub formativo, e va ad integrare le proposte educative di Cooperativa Ruah con percorsi di educazione ambientale e alla sostenibilità rivolti a scuole, gruppi associativi e aggregativi, aziende e privati. Grazie al bando «My Future» di Fondazione Cariplo parte il progetto «Green Generation - Nuove generazioni consapevoli e sostenibili». Sono state affiancate ventiquattro scuole bergamasche di ogni ordine e grado, trasformando le idee dei giovanissimi in azioni concrete: dai progetti solidali agli swap party d’istituto, fino alla cura della biodiversità con rifugi per la fauna locale. Oltre 4.500 studenti e studentesse - insieme a insegnanti e personale ATA, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario - hanno potuto costruire, con impegno e creatività, piccoli cambiamenti reali.
Il laboratorio si sta organizzando per ampliare il proprio raggio d’azione anche fuori dalle scuole, coinvolgendo il nostro territorio: fino a oggi ha partecipato al festival no profit Timeless Vintage Market a Brescia, a Romano di Lombardia per la festa dell’ambiente o alla fiera organizzata dal Distretto dell’Economia Sociale e Solidale di Bergamo.
Sul futuro, Ammar ha le idee chiare: «Auguro al laboratorio Triciclo altri trent’anni di vita, perché ne compirà trenta il prossimo anno. Insieme ai miei colleghi, credo di aver fatto un ottimo lavoro per riposizionare il progetto. Il mio desiderio è che questo spazio continui ad esserci, e possa diventare un laboratorio di upcycling, un hub di economia circolare inserito nella rete bergamasca che già si occupa di riciclo e di recupero. Per esempio insieme alle realtà come l’associazione La Terza Piuma, la Cooperativa Biplano, la Caritas Bergamasca, la Dispensa Sociale della Cooperativa Namasté e i canili sul territorio a cui doniamo le coperte».
Laboratorio Triciclo è diventato a tutti gli effetti un luogo di lavoro in cui non si accolgono più solo immigrati in difficoltà, ma anche lavoratrici e lavoratori, italiani e stranieri, che hanno scelto di integrarsi in un contesto multiculturale ed eterogeneo dal punto di vista professionale. Una realtà che, nel suo piccolo, crede fortemente nell’impatto positivo della comunità in cui opera.
