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Borghi, abbazie e vigneti: il Vescovado si racconta con «Quattro Passi di Cultura»

Articolo. Da Carobbio degli Angeli a San Paolo d’Argon, il calendario di visite guidate nelle Terre del Vescovado valorizza chiese storiche, castelli, vigneti e prodotti tipici della Bergamasca

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Una degustazione a Carobbio degli Angeli

A sud-est di Bergamo, oltre il margine della città, le colline si fanno più morbide, i vigneti si distendono in file ordinate, e i borghi – fatti di pietra a vista, di portici silenziosi e di chiesette – sembrano resistere al tempo con una discrezione. È il Vescovado, territorio pedecollinare che si è preservato grazie anche alla sua marginalità: rimasto ai bordi delle grandi direttrici di traffico, non ha subito le trasformazioni che altrove hanno compromesso il profilo dei borghi storici. Oggi, con una consapevolezza crescente, comincia a raccontarsi.

Il comitato turistico Terre del Vescovado ha costruito attorno a questa vocazione un progetto di valorizzazione che prende il nome di «Quattro Passi di Cultura», un calendario annuale di visite guidate capace di trasformare la scoperta del territorio in un’esperienza integrata, dove l’arte, la storia e i prodotti locali si intrecciano in una passeggiata consapevole. «”Quattro Passi di Cultura” è nata come momento di apertura dei luoghi storici», spiega Salvatore Linguanti, direttore di Terre del Vescovado, «il nostro territorio custodisce tesori preziosi che aspettano solo di essere svelati. Attraverso queste visite guidate, desideriamo aprire le porte di luoghi ricchi di fascino e bellezza, trasformando la storia e le piccole grandi storie che li caratterizzano in un’esperienza viva e accessibile a tutti, dai cittadini bergamaschi ai visitatori della regione».

L’idea di fondo è semplice quanto efficace: esistono bellezze straordinarie, ma l’accesso è raro e spesso episodico. Le chiese aperte solo in occasione delle funzioni, i castelli che si intravedono dall’auto lungo la provinciale, le ville signorili i cui proprietari faticano a garantire una fruizione regolare. Tosca Rossi, guida turistica abilitata di Terre di Bergamo che accompagna i visitatori lungo molti di questi percorsi, conosce bene la sorpresa che coglie chi si avvicina per la prima volta a questo angolo di Bergamasca: persone già affezionate al territorio, che tornano di appuntamento in appuntamento, restano comunque incredule davanti a ciò che scoprono.

Carobbio degli Angeli, un borgo da scoprire

Due degli appuntamenti più attesi del calendario di quest’anno si terranno a Carobbio degli Angeli e rientrano nel palinsesto di eventi «Local Bites, Cultural Sites – Il viaggio continua», realizzato nell’ambito del bando regionale «Lombardia Style 2026» con il contributo di Regione Lombardia. Il primo è fissato per sabato 23 maggio, il secondo per domenica 28 giugno, entrambi organizzati dal Comune di Carobbio degli Angeli, in collaborazione con Terre del Vescovado e con la guida turistica Tosca Rossi di Terre di Bergamo. Le visite avranno inizio alle 15, con ritrovo dei partecipanti dieci minuti prima (la prenotazione è obbligatoria sul sito dedicato.

Sabato 23 maggio il raduno è previsto alle 14.50 davanti all’ingresso del Municipio, in piazza A. Locatelli 1. Da lì, il percorso condurrà alla Chiesa di San Pancrazio, risalente alla seconda metà del Settecento: al suo interno si conservano l’altare del Fantoni – scultore di riferimento per le botteghe bergamasche del periodo – e, tra le opere di maggior rilievo, un dipinto di Bortolo Litterini, pittore veneziano attivo tra fine Seicento e primo Settecento, la cui presenza testimonia l’intensità degli scambi artistici tra la Serenissima e il suo entroterra. A seguire, una passeggiata porterà il gruppo nel borgo storico di Santo Stefano. Tosca Rossi lo descrive come un luogo «ancora rustico, forse poco noto perché arretrato rispetto all’asse stradale, ma, proprio per questo, sempre una scoperta: per gli archi, i porticati, la pietra a vista, il tipo di manifattura e di tessitura urbana e muraria». Un borgo che si percorre quasi sottovoce, dove l’architettura vernacolare si fa paesaggio. La visita si concluderà con una degustazione di vino e stuzzichini presso La Fraterna Tacchi. La quota di partecipazione è di dieci euro, comprensiva di ingressi, servizio guida e degustazione (durata prevista di circa due ore).

Domenica 28 giugno la tappa di partenza sarà invece il parcheggio del piazzale di via alla Fontana, dove il gruppo si ritroverà alle 14.50. Il percorso si aprirà nuovamente attraverso il borgo storico, questa volta in direzione della Chiesa di Santo Stefano, che conserva al suo interno una raccolta artistica di notevole consistenza: la pala di Francesco Coppella, i dipinti di Gioachino Manzoni, le volte affrescate da Antonio Ferretti, un organo ottocentesco e una decorazione interna che fanno di questo edificio un documento pittorico stratificato su più secoli. Ma è la destinazione finale a rendere la giornata memorabile: il Castello degli Angeli, raggiungibile salendo lungo il crinale con una progressiva apertura del panorama sull’imbocco della Valle Calepio. Il castello è oggi una location a destinazione plurima, ma ha preservato la propria struttura storica con rara coerenza: la chiesa interna – sconsacrata, ma ancora leggibile nella sua articolazione –, il convento carmelitano, il sistema del chiostro con l’affaccio sui broli e sulla struttura ancora riconoscibile nella sua origine prima militare, poi monastica. «Con il bel tempo che ci si augura», nota Tosca Rossi, «sarà possibile uno sguardo panoramico sugli intorni, e raccontare il territorio nel suo insieme». Anche questa visita si concluderà con una degustazione presso il Castello degli Angeli, con un calice di vino accompagnato da alcuni stuzzichini salati. Stessa quota, stessa durata.

Il format delle due tappe di Carobbio rispecchia con precisione la filosofia dell’intero progetto. La visita non si limita a un percorso tra luoghi: è un racconto che si costruisce passo dopo passo, dove ogni tappa aggiunge uno strato di senso. La guida non si limita a illustrare: connette, mette in relazione l’opera con la committenza, il borgo con la storia agraria che lo ha generato, il vino con il paesaggio da cui proviene. Una forma di lettura del territorio.

Un format, un calendario

Le due tappe di Carobbio degli Angeli non esauriscono il programma di «Quattro Passi di Cultura», che si dispiega lungo tutto l’anno con appuntamenti in diversi Comuni del Vescovado. Il 23 maggio – stessa data della prima visita a Carobbio – è in programma a Seriate una passeggiata che toccherà la settecentesca Chiesa di Sant’Alessandro Martire e la contemporanea Chiesa di San Giovanni XXIII: un dialogo tra architetture lontanissime nel tempo. L’iniziativa è organizzata da Terre del Vescovado in collaborazione con l’associazione di guide turistiche Bergamo su&giù. Il 27 giugno, sempre con l’associazione, si andrà a San Paolo d’Argon per scoprire l’Abbazia benedettina e la Parrocchiale della Conversione di San Paolo Apostolo, considerata una delle chiese barocche più riuscite della provincia: affreschi, stucchi e statue rivelano un disegno unitario che la guida aiuterà a leggere nella sua coerenza stilistica e devozionale, espressione del clima culturale post-tridentino.

In autunno, il 19 settembre e il 10 ottobre, sarà la volta di Pedrengo, con Villa Sottocasa – raffinata dimora signorile immersa nel verde del suo parco – e la Parrocchiale di Sant’Evasio, che custodisce opere di Luca Giordano, pittore napoletano tra i più prolifici del Seicento europeo: anche in questo caso, la presenza di un simile nome in un Comune delle Terre del Vescovado racconta molto dei circuiti di committenza che univano la borghesia e l’aristocrazia bergamasche ai grandi mercati dell’arte del tempo. Le visite di settembre e ottobre a Pedrengo includeranno un aperitivo – il 19 settembre presso Enoteca n.14, il 10 ottobre presso Dolce Pausa – e hanno una quota di partecipazione di 20 euro.

Il denominatore comune di ogni appuntamento è il format che il direttore Linguanti definisce «un cappello» sotto cui si dispone l’intera esperienza: la visita guidata, affidata a professionisti abilitati, si chiude quasi sempre con una tappa in un’azienda agricola, un’enoteca o un’attività locale. Non è una concessione alle mode del turismo esperienziale, ma un modo per chiudere il cerchio tra ciò che si è visto e ciò che si è assaggiato, tra la storia di un luogo e la storia di chi lo abita e lo lavora. «Vogliamo lasciare alle persone una storia, un racconto», dice Linguanti. «Far capire da dove nasce il vino, dove nascono i prodotti agricoli. Non è solo il momento conviviale: è capire a fondo le realtà territoriali».

Questo racconto trova la sua sintesi nel marchio «Sapori del Vescovado», che seleziona e valorizza le eccellenze enogastronomiche del territorio. Tra queste spiccano il Moscato di Scanzo, unica DOCG della provincia bergamasca e tra le più piccole d’Italia per superficie vitata, il Valcalepio DOC, l’olio extravergine di oliva prodotto dall’unico frantoio della Bergamasca – a Scanzorosciate – e l’aceto balsamico di Carobbio degli Angeli, un unicum su scala regionale.

Vi è, in tutto questo, qualcosa che assomiglia a una restituzione. Un territorio che per generazioni è stato di passaggio, «di transito» – lo chiama Tosca Rossi con una parola che suona quasi come un verdetto – comincia a offrirsi alla lettura di chi ha voglia di «guardare oltre».

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