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Incoronata di Martinengo, sarà un 2026 ricco di eventi tra arte e storia

Articolo. Sabato 7 marzo alle 18 prenderà il via la rassegna «Inedita Incoronata» con la conferenza del professor Giovanni Valagussa

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Il complesso dell’Incoronata a Martinengo

Il 2026 è l’anno delle ricorrenze e degli incroci per il Convento dell’Incoronata che, nel corso dei secoli, ha rappresentato un pilastro della storia di Martinengo e della Bassa Bergamasca. Posto al centro del feudo di Bartolomeo Colleoni, là dove la Pianura Padana inizia a fare capolino verso quella che è stata la Repubblica di Venezia, ma pur sempre rimanendo vicino all’influenza di Milano, l’edificio sacro è pronto a vivere un’annata dove una serie di «linee parallele» andranno inevitabilmente a incrociarsi e a mostrare alcuni lati meno conosciuti del cenobio.

Tutto ciò verrà portato alla luce dalla rassegna «Inedita Incoronata», promossa dalla Congregazione e dalla Scuola Sacra Famiglia, con il sostegno di Pianura da scoprire, giunta alla terza edizione e destinata non solo a ripercorrere la storia di questo complesso, voluto dal Colleoni e consacrato il 3 novembre 1476, ma anche per scoprire le novità emerse dagli studi riguardanti le opere d’arte presenti nei suoi ambienti, dagli affreschi di Pietro Baschenis agli altari realizzati dalla bottega della famiglia Caniana. L’anno di celebrazioni si dividerà in tre momenti (marzo, maggio e novembre) all’insegna del «ricordo» attraverso conferenze, visite guidate e spettacoli teatrali. Un modo perfetto per permetterci di conoscere il passato come «specchio del presente», come ricordato da padre Antonio Consonni, coordinatore del progetto.

«I l messaggio principale che vogliamo far passare si potrebbe riassumere in una frase scritta dal romanziere contemporaneo Xavier Cercas che sottolinea come “il passato non è passato: è una dimensione del presente”. Guardare al passato, alla storia che ci ha preceduto, ci consente di vivere meglio il presente – spiega padre Antonio – Attraverso questi appuntamenti, che ci permettono di incontrare persone che difficilmente arriverebbero al nostro convento, vogliamo ricordare che c’è un’umanità in movimento, a fronte di un’epoca segnata da conflitti, dalla violenza di chi crede che con la forza si possa fare tutto. È la costruzione di relazioni ciò che fa del mondo un luogo abitabile. Ecco, attraverso questi incontri vogliamo recuperare un pezzo di frammenti di umanità che sono poi quelle cose che rimangono per sempre».

Partendo proprio da marzo, saranno tre gli incontri che andranno a ripercorrere quei fatti che si intrecciano con la storia dell’Incoronata: gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, i cinquecentocinquant’anni dalla consacrazione della chiesa dell’Incoronata e i duecentodieci anni dalla nascita di Santa Paola Elisabetta Cerioli, fondatrice della Sacra Famiglia. A essere protagonista per primo, sabato 7 marzo alle 18, sarà il «Poverello d’Assisi» con il professor Giovanni Valagussa che terrà la conferenza «Francesco: la sua presenza negli affreschi della nostra chiesa».

«Nel corso dell’incontro andremo a concentrarci sulla decorazione pittorica della cappella omonima perché composta da due fasi molto diverse: la più antica risale all’epoca della consacrazione della chiesa, quindi al 1476, e raffigura San Francesco circondato da angeli con dei cartigli e scritte che siamo riusciti a ricollegare a un testo. La seconda è dell’inizio del Seicento, quando Pietro Baschenis provvide a dipingere alcuni episodi della storia francescana accompagnata da una serie di santi – sottolinea lo storico dell’arte e curatore del MITA Centro Culturale di Brescia – Fra le novità che presenteremo in occasione dell’evento ci sono da una parte la lettura sistematica dei cartigli quattrocenteschi, svolta dall’archivista Gianpiero Tiraboschi che è riuscito a collegarla a una fonte scritta che sveleremo durante la conferenza; dall’altra cercheremo di fare ordine in merito agli artisti che hanno lavorato all’interno della cappella alle origini. Molti hanno attribuito quegli affreschi alla famiglia Zamara, ma in realtà loro compaiono soltanto in un documento come testimoni di un atto. Erano intagliatori quindi è difficile attribuire solo a loro quest’opera. Piuttosto si può pensare ad artisti della scuola bembesca, quindi vicini alla famiglia Bembo presente a Cremona, ma al tempo stesso impegnati anche a Brescia e Milano».

Il 14 marzo alle 18 sarà invece la volta di monsignor Tarcisio Tironi, direttore del Museo MACS, chiamato a tenere la conferenza «Colleoni e i segni della sua religiosità nell’Incoronata», mentre sabato 21 toccherà al professor Goffredo Zanchi con «Paola Elisabetta e il “tesoro” dell’educazione». Momenti che si svolgeranno all’interno della Sala del chiostro con ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti e che consentiranno di approfondire la posizione del Convento dell’Incoronata nel corso dei secoli.

«Con Monsignor Tironi vogliamo cercare, in maniera un po’ sfidante, di analizzare il profilo religioso di Bartolomeo Colleoni partendo da alcuni elementi della nostra chiesa, cercando di capire perché negli ultimi anni della sua vita volle costruirla così come la chiesa delle Clarisse sempre a Martinengo, oppure perché si è voluto far raffigurare nell’antica sacrestia in ginocchio davanti a un crocefisso oppure ancora perché aveva sempre con sé un altare da campo custodito gelosamente – aggiunge Padre Consonni – Con il professor Zanchi abbiamo invece voluto ripercorrere le orme della nostra fondatrice che ha portato una trasformazione al convento a partire dal 1868, il tutto attraverso la rilettura di uno storico della chiesa che ha scritto un’imponente biografia di santa Paola Elisabetta Cerioli».

Sulla falsariga di quanto già proposto, fra marzo e novembre, si svolgeranno una volta al mese delle visite guidate del complesso, mentre a maggio ci sarà un nuovo evento intitolato «Ritorno al Futuro». In collaborazione con l’associazione Prama Cultura, si andranno a toccare in questo appuntamento alcuni aspetti della vita sociale, ecclesiale e culturale del periodo compreso tra il 1300 e il 1400, momento in cui sono stati edificati la chiesa e il convento dell’Incoronata. Ci saranno una serie di mostre con libri antichi, la bottega del calligrafo e l’esposizione di monete rare di epoca comunale, così come una serie di conferenze sulle tecniche di stampa e rilegatura del testo antico, sulla storia della monetazione italiana, sulla Consacrazione della Chiesa dell’Incoronata e sui capitani di ventura.

A chiudere il tutto l’8 novembre vi sarà infine la «Festa della Consacrazione della Chiesa dell’Incoronata» che, grazie alla regia della compagnia teatrale La Gilda delle Arti, la partecipazione del gruppo Bartolomeo Colleoni di Martinengo e il Coro Giovanile delle Nuove Armonie guidato dalla maestra Cristina Belotti, permetterà ai visitatori di immergersi in una rievocazione storica del periodo. Il tutto con cantori, attori e figuranti che accompagneranno i presenti in un tour che vorrà far rivivere il clima presente quel 3 novembre 1476.

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