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Con Davide Viglianti il blind tennis italiano sbarca agli Australian Open

Articolo. Dal sogno nato in Sicilia ai successi internazionali. La storia dell’azzurro residente a Seriate che guida la crescita del blind tennis e che porta l’Italia in uno Slam accanto ai grandi del circuito

Lettura 3 min.
Davide Viglianti sul gradino più alto del podio del singolare agli Europei di blind tennis

Il tennis italiano sta vivendo un momento storico, fra i successi di Jannik Sinner e le vittorie di Coppa Davis e Billie Jean King Cup. Risultati che dimostrano come il movimento sia profondo e, soprattutto, veda sulla cresta dell’onda numerosi atleti come Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini, Flavio Cobolli, Simone Bolelli, Andrea Vavassori, Jasmine Paolini e Sara Errani. La lista potrebbe essere ancora molto lunga, considerato quanti italiani sono attualmente nella top 100 mondiale.

Eppure spesso ci si dimentica quanto il mondo del tennis sia composto da discipline diverse, soprattutto guardando il settore paralimpico, dove l’Italia presenta diversi campioni. È il caso di Davide Viglianti, pluricampione italiano di blind tennis. Una specialità poco conosciuta, che coinvolge gli atleti ipovedenti, ma che ha visto il 32enne residente a Seriate conquistare l’oro nel 2023 ai Ibsa World nel singolare e l’argento agli ultimi Europei nel doppio misto.

Una passione che viene da lontano, dalla Sicilia dove Davide è nato e che pian piano lo ha accompagnato in bergamasca, trovando una propria dimensione dopo esperienze completamente diverse: «Mi sono avvicinato al mondo del blind tennis per pura casualità. Con la FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi, ndr) praticavo calcetto, ma a un certo punto mi sono stufato per l’ambiente, che mi stava un po’ stretto. Così una sera per caso ho cercato altri sport e ho trovato il blind tennis che era stato importato in Italia all’inizio degli anni Dieci del Duemila e non era ancora molto sviluppato – racconta Viglianti – All’inizio ero un po’ perplesso perché pensavo che fosse solo per non vedenti, poi mi sono informato attraverso il Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano ONLUS e ho scoperto che era anche per ipovedenti».

Per Davide si è trattato di una rinascita, dopo che la vita gli aveva regalato una brutta sorpresa quando, da bambino, aveva iniziato a perdere la vista, notando progressivamente che, tutto quanto lo circondava, diventava progressivamente più sfocato e più lontano. Lo sport e soprattutto il blind tennis gli hanno però consentito di ritornare alle radici, quando da ragazzino sognava guardando giocare i grandi campioni della racchetta.

«Ho iniziato a perdere la vista a circa sei anni, quando avevo appena iniziato la prima elementare. Da adolescente la vista è peggiorata parecchio e ora sono di fatto parzialmente cieco da entrambi gli occhi. In qualche maniera riesco a visionare il campo e per questo, a differenza dei non vedenti che giocano con una mascherina sul viso, noi affrontiamo i match sulla base di quello che riusciamo ancora a vedere – mi spiega Viglianti – Quando vivevo a Marsala, ho giocato a tennis vincendo qualche torneo. Questa passione mi è stata trasmessa da mio zio che era un grande appassionato di Andre Agassi. All’epoca c’erano anche dei videogiochi dedicati a questo mondo, così mi sono avvicinato a questo sport che ho poi riscoperto successivamente e che, notando di avere delle qualità, ho deciso di continuare a perseguire».

Il blind tennis rappresenta quindi un’opportunità fondamentale per avvicinarsi al tennis e poterlo apprezzare anche in maniera diversa. Chiaramente le regole sono leggermente diverse rispetto alla disciplina tradizionale per venire incontro ai giocatori, ma si tratta comunque di un settore particolarmente spettacolare, che prevede una divisione in diverse categorie proprio sulla base della gravità della disabilità.

«Prima dell’inizio di ogni torneo veniamo visitati da medici indicati dall’organizzazione per valutare quando riusciamo a vedere. Sulla base di quello avviene la divisione in categorie: B1 per i non vedenti, B2 per gli ipovedenti gravi come me, B3 per gli ipovedenti meno gravi. Il campo è ridotto rispetto a quello normale e utilizziamo una pallina di gomma di nove centimetri creata circa quarant’anni fa da un ragazzo giapponese, contenente dei sonagli per farci capire la posizione dell’oggetto. La pallina non viaggia moltissimo e per questo bisogna essere molto bravi a cercare gli angoli, a giocare molto stretto, per portare l’avversario da una parte all’altra del campo – ci illustra il portacolori del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano ONLUS – Abbiamo a disposizione fino a tre rimbalzi. Facciamo una ricognizione della struttura perché non si può dire di essere ipovedenti allo stesso modo, ognuno ha le sue difficoltà. Quando andiamo in un centro sportivo vediamo quindi le luci, lo sfondo del pannello, il colore del terreno iniziando poi ad allenarci qualche giorno prima del torneo così da abituarci al campo».

Nonostante numerose difficoltà riguardanti lo sviluppo di questo settore, ancora troppo acerbo in Italia, Viglianti si è già tolto numerose soddisfazioni vincendo l’oro agli Ibsa World a Birmingham nel 2023, di fatto una specie di “mondiale” per il blind tennis, e ottenendo l’argento agli Europei 2025 nel doppio misto con Daniela Pierri alla prima convocazione con la Nazionale Italiana. Ora però le cose cambiano perché Davide vivrà per la prima volta il contesto di uno Slam, nello specifico gli Australian Open, che vedrà il prossimo gennaio giocare in parallelo i fuoriclasse del blind tennis e i campioni come Jannik Sinner o Carlos Alcaraz.

«Sono molto emozionato per questa occasione, visto che sono stati convocati gli otto giocatori più forti al mondo nelle categorie B1 e B2, maschile e femminile, per affrontare il team Australia. Si giocherà singolare, doppio e doppio misto e, in base al computo delle varie partite, si deciderà chi vincerà la sfida fra i due team – conclude Viglianti – Io sono sempre stato appassionato di Wimbledon, quindi speravo che tutto ciò avvenisse lì, ma gli Australian Open sono comunque uno dei quattro tornei del Grande Slam e sarà bellissimo essere lì perchè avremo la possibilità di entra in contatto con tutti i professionisti del settore. Wimbledon rimane il tempio del tennis e, visto com’è fatta la nostra pallina, spererei che un giorno si possa giocare lì».