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Michela Angeloni, una vita per l’hockey su ghiaccio

Articolo. Otto Mondiali, le Olimpiadi di Torino 2006 e la vittoria in EWHL: la storia dell’azzurra che a 41 anni continua a inseguire il ghiaccio tra passione e sacrifici

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Michela Angeloni delle Bolzano Eagles

L’ hockey è uno degli sport più spettacolari che le Olimpiadi Invernali sanno proporre nel proprio programma. L’adrenalina e l’energia in campo si trasmette in un men che non si dica sugli spalti. Diventa impossibile non esserne coinvolti, se non direttamente innamorarsi a prima vista di questa disciplina.

Spesso ci si ferma alla questione delle risse e delle cariche, ma l’hockey è soprattutto uno sport di destrezza e delicatezza visto che è necessario saper danzare su delle lame particolarmente affilate per poter riuscire a dribblare gli avversari. Un settore che, in Italia, è purtroppo sviluppato soltanto in alcune località e che latita alle nostre altitudini, ma che non ha impedito alla 41enne di Zanica Michela Angeloni, che con la maglia della nazionale azzurra ha giocato otto Mondiali, di raggiungere il sogno a cinque cerchi.

Un percorso che parte da lontano, ma che a distanza di vent’anni prosegue ininterrottamente: «All’epoca mia sorella praticava pattinaggio di figura e, crescendo a Zanica, dove c’era una pista di ghiaccio, ho deciso di provarci anch’io. Dopo poco, però, ho capito che l’hockey sarebbe stato più adatto a me. Il problema è che allora le ragazze erano pochissime: spesso ero l’unica in squadra e, dovendo giocare con i maschi fino ai quattordici anni, gli allenatori raramente mi concedevano spazio in campo – racconta Michela che, nel corso della carriera, ha vestito le maglie delle Lario Halloween, del Fassa femminile, delle Eagles Bolzano, dell’EV Bozen Eagles, dell’Agordo, delle Alleghe Girls, del Como femminile, delle Girls Project di Aosta, del Varese femminile e delle le Lugano Ladies – Pur di giocare ho iniziato a spostarmi in tutta Italia. Mi definisco un po’ una “mercenaria”, anche se la mia base è sempre rimasta Bergamo: tra scuola, università e lavoro ho fatto per anni la pendolare. Mi allenavo con i ragazzi dell’Hockey Club Bergamo, che purtroppo oggi non esiste più, e poi partivo per le trasferte. Oggi continuo ad allenarmi all’IceLab di Bergamo: non ci sono balaustre né le righe del campo, ma per me è il modo migliore per farmi trovare pronta e continuare a inseguire il ghiaccio».

Il traguardo più prestigioso della carriera di Michela è stata la partecipazione alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006: un’esperienza arrivata a soli ventun anni e destinata a segnare la storia. Quella presenza, infatti, rappresentò un momento storico per l’Italia, perché fu la prima partecipazione della nazionale femminile alla rassegna olimpica. Un’emozione e un orgoglio che hanno lasciato un segno indelebile nell’atleta bergamasca. « Mi ricordo tutto della Cerimonia d’Apertura, come se fosse ieri – ricorda l’atleta – Da quel momento non mi sono più persa nemmeno un’edizione perché è qualcosa d’indescrivibile. C’era Pavarotti, abbiamo dovuto attendere il nostro momento nel Palazzetto del Ghiaccio guardando lo spettacolo dal maxi-schermo, ma poi abbiamo sfilato e abbiamo guardato il tutto dal centro dello stadio. Quando abbiamo sfilato, mi sono buttata davanti alle telecamere per mostrare le mani su cui avevo scritto “Grazie mamma, non piangere”. Stare davanti al nostro pubblico è stato incredibile, perché in Italia non c’è una fan base così profonda. Ricordo quando abbiamo giocato con il Canada e perso per 16-0, negli ultimi due minuti tutto lo stadio cantava l’Inno di Mameli e, fra un cambio e l’altro, piangevo perché era qualcosa di indescrivibile».

Nonostante il passare degli anni, Michela non ha mai smesso di coltivare la sua passione per l’hockey. Oggi prosegue la carriera con l’HC Real Torino, dove si sono riunite molte delle giocatrici che fino alla scorsa stagione militavano a Milano. La mancanza di un impianto adeguato nel capoluogo lombardo ha infatti costretto le atlete a “emigrare”, mettendo in luce una criticità strutturale per il movimento italiano. «Attualmente siamo terze in campionato e, quando finiranno le Olimpiadi, riprenderemo in un girone che vede in testa le Eagles Südtirol Alto Adige di Bolzano davanti alle Trentino Women di Cavalese. Alla conclusione del girone, si affronteranno, credo entro fine marzo perché poi ci saranno i Mondiali a Budapest, i play-off. In passato i Mondiali non si svolgevano negli anni olimpici, per fortuna questa cosa è cambiata: credo sia molto utile avere nelle gambe la preparazione per la rassegna a cinque cerchi».

Dietro questa longevità agonistica rimane sicuramente l’emozione che il campo ti sa offrire, un’esplosione di sensazioni che ti spinge a rincorrere un dischetto su una pista ghiacciata su lame affilatissime anche a fronte di scontri duri. Sfide che, come spiegato da Michela, sono nella realtà non così frequenti. «In trentatré anni di hockey ho assistito a pochissime risse. Un tempo, del resto, non era nemmeno consentita la carica; oggi è ammessa, ma entro limiti ben precisi e senza eccessiva violenza. Fortunatamente l’hockey non è così pericoloso come si pensa: rispetto al passato c’è maggiore rispetto tra le giocatrici e il contatto fa parte del gioco, ma senza conseguenze fisiche rilevanti», aggiunge Michela. «Anche io, con il tempo, sono cambiata: prima mi arrabbiavo per sciocchezze, magari per le scelte degli allenatori o per certi atteggiamenti in squadra. Oggi riesco a comprendere meglio molte situazioni. L’adrenalina, però, resta pazzesca. Cerco sempre di dare il cento per cento, con l’obiettivo di aiutare le mie compagne ».

Michela non si è mai fermata e, oltre al ghiaccio, ha ottenuto numerosi successi anche nell’hockey a rotelle e nel roller derby, dimostrando di essere polivalente, ma soprattutto di aver ancora voglia di vincere come spiegato da lei stessa: «Fosse per me non smetterei mai: a settant’anni magari sarò ancora sul ghiaccio, magari con i tutori alle gambe», sorride Michela. «Dopo le Olimpiadi, che ho avuto la fortuna di vivere da giovanissima, uno degli aspetti più belli è stato viaggiare e partecipare ai Mondiali. Nell’ultima stagione con le Eagles Bolzano ho conquistato la European Women’s Hockey League: era la prima volta per il club ed è stata un’emozione fortissima. Si tratta di un trofeo prestigioso, che la squadra è poi riuscita a vincere ancora negli anni successivi. Abbiamo giocato in tutta Europa – da Minsk a Budapest, da Vienna a Praga – e poter unire la competizione al viaggio è stato qualcosa di davvero speciale»