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Sarnico non è solo il lungolago

Articolo. Tra lago, boschi e memorie familiari del nostro autore, un affascinante itinerario invernale alla scoperta di Sarnico e del Sebino

Lettura 7 min.
La Croce del Gosnèl

A chi non è capitato di concedersi il piacere di quattro passi avanti e indietro sul lungolago di Sarnico? Eppure Sarnico non è solo la luminosissima ed elegante passeggiata in riva al Sebino ma anche l’intrigo di viuzze del centro storico e, per gli escursionisti, l’imperdibile panorama dei colli soprastanti. Ecco la proposta di un itinerario intrigante che consiglio di effettuare d’inverno, quando i tepori del lago rallegrano l’animo e i boschi, spogli dalle foglie, lasciano filtrare i raggi di sole spalancando scorci spettacolari altrimenti impossibili.

Ho un debole per il lago e per Sarnico in particolare. In effetti metà del mio sangue, per parte di mamma, è proprio di qua. Andare a Sarnico a trovare nonni, zii e cugini è sempre stata una festa e questo legame affettivo continua a durare inossidabile nel tempo. Con oltre mezzo secolo di “esperienza” posso dire di aver visto Sarnico crescere sotto ogni punto di vista e diventare una delle località più accoglienti ed eleganti del lago d’Iseo. Tale evoluzione parte da molto lontano, lo testimoniava Mairone da Ponte nel 1819: «Prima del 1809 il caseggiato di Sarnico era cupo, malsano e angustissimo; dopo tal epoca vi si fecero miglioramenti grandissimi, i quali ne cangiarono affatto l’aspetto e la fisica costituzione». Sarnico deve la sua fortuna al lago sulle cui acque, per secoli, sono state trasportate mercanzie e materiali d’ogni genere. Da Sarnico la merce poteva raggiungere il cuore della Lombardia attraverso il fiume Oglio e i suoi canali di derivazione. Giovanni da Lezze, nel 1596, così documentava i traffici nel Sebino: «Vi possono essere 200 barche grandi et piccoli con occasione di caricare grani per li mercati di Pisogno e Lovere, ferrarezze di Valcamonica per Sarnico et per Palazolo seguendo il fiume Olio che dal lago esce sin a Palazolo et di là a Milano et ogni settimana si caricano due o tre barche, che ogni barcha grossa 2000 in 2500 pesi».

Sarnico vista dal Corno Pendita (Paratico)
Sarnico vista dal Corno Pendita (Paratico)
I ruderi della Rocca de’ Zucchellis
I ruderi della Rocca de’ Zucchellis
La croce della Rocca de’ Zucchellis
La croce della Rocca de’ Zucchellis

Molte ipotesi toponomastiche su Sarnico si sono avvicendate nel tempo, quella che ritengo più attendibile risale alla radice italica sar, fiume, la medesima dei fiumi Sarca e Sarno, con riferimento a un insediamento abitativo con palafitte di cui, per altro, sono state rinvenute testimonianze archeologiche sul fondo del lago.

Partiamo dal cimitero di Sarnico (205m) dove è possibile posteggiare l’auto senza grattacapi. Ci incamminiamo sulle tracce del sentiero CAI 701 (chiamato anche sentiero Forcella-Molère) che segue via Cerro (anche qui è possibile posteggiare) e poi sale per via Cerro Alto fino al termine della strada. Qui, sulla destra, si diparte il sentiero vero e proprio (cartelli indicatori). Si arranca decisi nel bosco e in pochi minuti si abbandonano i rumori della civiltà per ritrovarsi immersi nei suoni pastorali provenienti dalle cascine della contrada Rudello e del borgo di Viadanica. Sono i luoghi in cui si recava a passeggio mia madre da bambina con la zia Anita in cerca di sicorie, rampònsoi e madonine, erbe selvatiche che raccoglievano nei campi. Lungo il cammino ad ogni santella si fermavano per una preghiera e presso le cascine capitava spesso che i contadini offrissero loro gustosi assaggi di salami e formaggi nostrani.

Il bosco di Taxodium di Paratico
Il bosco di Taxodium di Paratico
Lungo il sentiero 701 verso la Forcella
Lungo il sentiero 701 verso la Forcella
Uno degli affacci panoramici lungo il sentiero 701
Uno degli affacci panoramici lungo il sentiero 701

Con un pizzico d’affanno guadagniamo i 360 metri della Rocca, una collina sulla cui sommità si ergono i ruderi della Rocca de’ Zucchellis, un avamposto strategico per il controllo del territorio. Fu costruita nella seconda metà del XIII secolo, nel pieno delle lotte tra guelfi e ghibellini, quando si rese necessario monitorare gli spostamenti dei nemici. Il punto più alto è un terrazzino naturale, con tanto di bandiera italiana sventolante, che consente un affaccio strepitoso su Sarnico, il lago e la Franciacorta.

Il sentiero prosegue risalendo il crinale. Si cammina nel bosco con il lato destro che regala scorci mozzafiato dall’alto delle antiche cave di pietra arenaria. Sarnico deve molto della sua fama a questa pietra. A tal riguardo mi rifaccio nuovamente alle parole del Maironi da Ponte (1819): «Esiste alle spalle di Sarnico una montagnuola, adjacenza della grande giogaja che costeggia il Sebino sulla destra, ed è formata di una bella arenaria di color azzurro, che viene all’uopo de più grandiosi, e lavorati pezzi d’Architettura e d’ornato. Questa pietra è in grandissimo pregio; e se ne fa commercio non solo nella nostra, ma del pari in tutta la Bresciana provincia». Di questa pietra ornamentale Bergamo Alta è ricca di testimonianze architettoniche.

L’ascesa prosegue dolcemente verso Est fino a lambire la sommità del Colle (489m) attraversando un bell’oliveto. La cima non è panoramica e, per di più, risulta occupata da alcune grandi antenne. Ci si immette su via delle Sorti che, con alcuni tornanti, scende alla località Forcella (399m). Il valico è occupato da una cascina ben ristrutturata che ospita un elegante b&b con vista privilegiata sul lago.

Alle spalle della cascina il sentiero 701 prosegue in direzione del Monte Bronzone. All’altezza del quarto tornante (480m) un sentiero minore si diparte pianeggiante. Lo seguiamo fiduciosi perché di lì a poco si incontrano indicazioni sentieristiche (località Colombere) che al precedente bivio mancano. Si procede per una decina di minuti fino ad incrociare il sentiero per la croce del Gosnèl (cartelli indicatori). Lo seguiamo abbassandoci di quota fino ai 470 metri della croce: siamo su un balcone panoramico eccezionale, a sbalzo sopra le rocce della Corna del Monte Piano. L’affaccio è mozzafiato, entusiasmo e timore attanagliano l’animo! Rabbrividisco ancor di più al pensiero che un secolo fa esisteva un sentierino che, con l’utilizzo di corde e scalette, si arrampicava tra le rocce dal lago fin quassù.

Il lido di Nettuno dal Gosnèl
Il lido di Nettuno dal Gosnèl
Sarnico dalla Croce del Gosnèl
Sarnico dalla Croce del Gosnèl
Clusane e Provaglio d’Iseo con le torbiere del Sebino
Clusane e Provaglio d’Iseo con le torbiere del Sebino

Torniamo sui nostri passi ed evitiamo la prima deviazione per la località Cadè (cartelli indicatori) ma proseguiamo il cammino con una breve ascesa che ci conduce al bel pianoro erboso della località Pompiano (572m). Tale nome è da ricondurre al vicino Monte Piano, da monpiano a pompiano il passo è breve. Ai margini del bosco si trova la baita gestita dall’associazione G.E.S. (Gruppo Escursionisti del Sebino), punto di riferimento per le attività sociali. Credo che si tratti dell’unico spiazzo pascolivo di tutta la zona. Una cura maggiore del prato lo renderebbe un vero gioiello escursionistico.

Muovendoci verso il margine orientale della radura arriviamo ad immetterci su una vecchia carrareccia che seguiamo in discesa. La nostra meta è la località Cadè, sul lago. Per raggiungerla consiglio di evitare il primo bivio sulla destra (sentiero piuttosto dismesso) ma di proseguire oltre, e, superata una valletta, prendere il secondo bivio sulla destra. Con percorso zigzagante si scende nel bosco senza difficoltà fino ad intraprendere due lunghi traversi più dolci, uno in direzione di Predore e, dopo un tornante, un secondo in direzione di Sarnico. Si giunge così in località Cadè, all’altezza del Lido Nettuno che in questa stagione è inevitabilmente chiuso.

Verso la baita di Pompiano
Verso la baita di Pompiano
Corna di Monte Piano
Corna di Monte Piano
La chiesetta Stella Maris
La chiesetta Stella Maris

Con la dovuta prudenza attraversiamo la strada provinciale per portarci lungo la pista ciclabile del lago. Camminiamo per un chilometro circa in direzione di Sarnico catturando interessanti scatti fotografici. Giungiamo così al lido Fontanì , luogo in cui i giovani del paese nel secondo Dopoguerra si recavano con le barchette a fare il bagno. Era la località preferita perché salendo per una scaletta potevano dissetarsi alla sorgente (fontanì per l’appunto) di acqua freschissima. Il Fontanì oggi è un lido pubblico aperto anch’esso solo nei mesi estivi. Nel prato del lido, in posizione privilegiata sul lago, sorge la chiesetta Stella Maris, protettrice dei pescatori, costruita nel 1935 che al suo interno vanta la statua della Madonna di Stella Maris, opera del Manzù.

Procedendo lungo la ciclabile si costeggia la villa Giuseppe Faccanoni, circondata da un muro di cinta e da un vasto parco che la protegge da occhi indiscreti. La villa è un mirabile esempio di architettura Liberty, realizzata dall’architetto Giuseppe Sommaruga nel 1907. È la più prestigiosa delle tre ville volute dai fratelli Faccanoni, tutte realizzate dal Sommaruga nel territorio di Sarnico.

Il lago dalla chiesetta Stella Maris
Il lago dalla chiesetta Stella Maris
Villa Giuseppe Faccanoni - Foto Archivio L’Eco di Bergamo
Villa Giuseppe Faccanoni - Foto Archivio L’Eco di Bergamo
Prospettive dalla pista ciclabile
Prospettive dalla pista ciclabile

Poco si riesce a intravedere della villa da questo lato della strada ma, come tante nobili dimore lacustri, anche questa ha un suo lato “vulnerabile”, quello rivolto alle placide acque del lago. Purtroppo non sono in possesso di una canoa o di una barca per completare il report fotografico, così mi affido alle immagini d’archivio de L’Eco di Bergamo. Tra i ricordi di mia madre mi diverte riportare il racconto di quando suo fratello Sandro, quello più birichino, si divertiva ad abbordare di soppiatto con una barchetta a remi il prato della villa per schernire le “signorine” ospiti intente a prendere il sole in riva al lago, per poi dileguarsi nel nulla.

La pista ciclabile confluisce quasi naturalmente nel lungolago di Sarnico, una passeggiata assai piacevole, assolata ed elegante, davvero imperdibile. Raggiungiamo così il ponte di Sarnico. Per secoli i traffici tra le sponde dell’Oglio avvenivano con l’ausilio di barche, costringendo i fruitori a lunghi tempi di trasbordo e al pagamento di gabelle non indifferenti. È interessante sapere che il nome Paratico è da collegare al tributo imperiale, la «parata», da versare per il trasporto delle merci o come diritto di approdo e sbarco per le imbarcazioni che si muovevano tra le due rive. Nel tempo la necessità di realizzare un ponte divenne sempre più urgente e così, nel 1816 venne realizzato un ponte di legno lungo 90 metri e composto da 14 arcate. Naturalmente i pedaggi imposti per l’attraversamento suscitarono malumori, al punto che, alcuni abitanti dei due paesi acquistarono terreni sull’altra sponda del lago per ottenere l’esenzione dal pedaggio (privilegio riservato a coloro che possedevano proprietà sulla riva opposta).

Il lungolago di Sarnico
Il lungolago di Sarnico
Magie invernali
Magie invernali
Sarnico non è solo il lungolago
Sarnico non è solo il lungolago

Con il tempo si rese necessaria la realizzazione di un ponte più solido e largo, tant’è che nel 1890 venne inaugurato un ponte di ferro a cui seguì, nel 1982, quello attuale, poco significativo da un punto di vista architettonico, ma assai funzionale al passaggio di veicoli sempre più pesanti e frequenti. Oggi il ponte rappresenta non solo il simbolo del connubio turistico tra le due località, Sarnico e Paratico, ma anche il superamento dei secolari campanilismi che hanno caratterizzato i due territori. È interessante ricordare che la storica rivalità tra le due province risale alla battaglia di Rudiano, chiamata anche della «Malamorte», che si svolse il 7 luglio 1191 tra Bergamo e Brescia per conteziosi legati al possesso di territori sulle rive dell’Oglio… e Bergamo ebbe la peggio! È proprio nel punto in cui il Sebino restituisce le acque al fiume Oglio che si celebra la ritrovata sintonia tra le due province.

Sulla via di rientro al posteggio del cimitero suggerisco una capatina al centro storico di Sarnico. È un tipico nucleo medievale, dalla forma a semicerchio rivolta verso il lago. Conosciuto con il nome «la Contrada», è costituito da un intreccio di strade lastricate, vicoli, scalette, cortiletti angusti e balconi pittoreschi. Non mancano naturalmente i portali in pietra di Sarnico.

P.S. lunghezza 10 chilometri dislivello positivo 600m circa. Per chi ha fretta alla Forcella c’è la possibilità di rientrare a Sarnico dimezzando il percorso. Non esistono difficoltà tecniche ma, in caso di terreno umido, è consigliato l’uso dei bastoncini nel tratto di salita alla Rocca e nella discesa su Cadè. Un caloroso ringraziamento a Luca Brevi, appassionato di storia locale, per le preziose informazioni fornite.

Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli, ad eccezione di dove diversamente indicato