L’occasione è ghiotta. Sabato 23 maggio, dalle 15,30 alle 18, aprirà al pubblico – con ingresso libero e visite guidate a cura dell’associazione Alto Brembo – l’oratorio di San Giovanni Battista a Cusio. La chiesetta cinquecentesca è immersa in un contesto naturale di rara bellezza e custodisce al suo interno un pregevole ciclo di affreschi di Cristoforo Baschenis detto «il Giovane» (1561-1626), uno dei tanti frescanti della famiglia Baschenis di Santa Brigida. L’oratorio è raggiungibile solo a piedi…quale pretesto migliore per abbinare un’escursione alla scoperta della Valle di Averara?
Partiamo da Santa Brigida presso il posteggio sulla strada provinciale poco dopo il ristorante Il Tagliere (790m). Ci addentriamo nella contrada Muggiasca non prima di aver dato una sbirciatina a Ca’ Coerì, uno degli edifici più prestigiosi della valle di Averara, storica dimora di famiglia dell’importante casato dei Regazzoni. Da qui per mulattiera si sale a raggiungere l’antica chiesa plebana della Valle di Averara (865m), oggi Santuario dell’Addolorata. È originaria del X secolo e successivamente è stata oggetto di numerose trasformazioni e abbellimenti in relazione al fatto che era la prima e più importante chiesa parrocchiale della Valle di Averara. Sorprende il bel porticato affrescato con dipinti del XV secolo.
Dalla chiesa procediamo su via dei Pascoli fino all’inizio del sentiero CAI 105C, in località «Sacc» (910m). Oltrepassata una valletta divenuta dimora di un socievole gruppo di asinelli, non lasciamoci ingannare dall’invitante stradella che procede in piano ma imbocchiamo il sentiero di destra (bolli bianco-rossi). Il tracciato si alza con una serie di brevi tornanti per poi appacificare gli animi con un dolce percorso pianeggiante che attraversa il versante meridionale del Monte Disner. Questo tratto regala interessanti scorci sulla Valle Stabina e il lago di Cassiglio.
Raggiungiamo senza fatica la sella che ospita l’oratorio di San Giovanni Battista (1123m). La chiesa si trova sull’antica via di collegamento tra Cusio e Ornica, connettendo due valli (Stabina e Averara) fulcro dalla fervida attività delle fucine del ferro. Il contesto ambientale è molto ameno: una dolce sella erbosa posta tra due pizzi erti (Monte Disner e Pizzo di Cusio) con una pozza d’abbeverata al centro. Il viandante distratto potrebbe tirare dritto, poco attratto dalla chiesetta che, osservata dall’esterno, pare fin troppo sobria e povera. Al suo interno, invece, custodisce una serie di mirabili affreschi. Questi dipinti inizialmente erano stati datati 1583 sulla base di una iscrizione posta entro un tondo dipinto, appena sotto l’affresco raffigurante il Padre Eterno che cita: «Christophorus Baschenis pingebat anno 1583». In realtà, studi recenti hanno dimostrato che tale iscrizione, frutto di un restauro avvenuto nel 1932, non pare attendibile. Dall’analisi approfondita di documenti del periodo emergerebbe invece che gli affreschi sarebbero stati realizzati presumibilmente tra il 1603 e il 1611.
Lo scorso anno ebbi la fortuna di trovare la chiesa aperta, la sorpresa fu magnifica. Tuttavia pochi sanno che tra gli affreschi dell’oratorio si cela una “chicca”: uno degli angioletti raffigurati sulla volta del presbiterio ostende un velo raffigurante il volto di Gesù. Ebbene si tratta di una «Veronica». La «Veronica» è una delle tre sacre reliquie acheropite, ovvero immagini non dipinte da mano d’uomo (le altre due reliquie sono la Sacra Sindone e il Sacro Volto di Manoppello), ed è conservata nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La «Veronica» è il sudario con il quale la pia donna asciugò il viso di Gesù nell’ascesa al Calvario. Il volto di Cristo, inondato di sangue, lasciò la propria immagine impressa nel sudario. L’ostensione della Veronica avviene una sola volta l’anno, in Vaticano, la quinta domenica di Quaresima. Con il termine «Veronica» oggi si intende sia la pia donna che ha offerto il sudario a Gesù sia la reliquia. Con l’istituzione del primo Giubileo nel 1300 la «Veronica» iniziò a diventare la reliquia più famosa di Roma e la più rappresentata della cristianità. Per ottenere l’indulgenza occorreva visitare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, ma il coronamento del pellegrinaggio doveva comprendere la visione della «Veronica». Ovunque in Europa, a partire dal Medioevo, vennero dipinte in alcune chiese le raffigurazioni della «vera icona» di Cristo: un panno, normalmente bianco ma anche trasparente o scuro, con al centro il volto di Gesù Cristo (sereno, luminoso o, dalla seconda metà del XV secolo, sofferente e insanguinato), sostenuto da due angeli, da Santa Veronica o dai Santi Pietro Paolo.
Per i fedeli ammirare l’immagine della «Veronica» era un modo per connettersi con la passione di Cristo, come spunto di meditazione e preghiera oltre che la possibilità di conoscere e contemplare il volto di Dio, desiderio profondo della spiritualità cristiana. Non si esclude nemmeno l’ipotesi che, per i fedeli impossibilitati a raggiungere Roma per il Giubileo, il recarsi in una chiesa in cui esisteva un’immagine della «Veronica» potesse rappresentare l’opportunità di ottenere l’indulgenza.
In Lombardia sono in tutto ventuno le chiese dove si trova un dipinto della «Veronica». In provincia di Bergamo ne abbiamo altre tre: nella chiesa di San Giuliano a Bonate Sotto, presso la Madonna delle Quaglie a Lurano, e nella chiesa dei Santi Defendente e Rocco a Clusone. Per chi desiderasse approfondire il tema delle Veroniche può consultare questo portale.
All’oratorio di San Giovanni Battista consiglio una deviazione panoramica al Monte Disner. Il sentiero si diparte dalla sella e procede in direzione sud-est. Il percorso si dipana sull’ampio crinale con comodi tornanti fino alla cresta finale dove diviene un po’ più stretto e impegnativo. La cima del Disner (1342m) offre un panorama a 360 gradi sui monti della Valle Stabina e della Valle di Averara nonché sulla maggior parte dei rispettivi borghi e frazioni.
Il termine «Disner» non trova riscontro toponomastico. Ecco allora che provo ad azzardare un’ipotesi: per gli abitanti di Cusio il Monte Disner si trova posizionato esattamente verso mezzogiorno, l’ora del disnà in dialetto bergamasco, cioè l’orario del pranzo. Da qui il nome «Disner». Sulle Dolomiti esistono montagne (Cima Dieci, Cima Undici, Cima Dodici, Becco di Mezzodì) riferite proprio alla loro posizione “oraria”.
La discesa avviene per lo stesso percorso effettuato in salita. Tornati nuovamente all’oratorio proseguiamo l’escursione alla volta del Colle della Maddalena. Occorre aggirare il Pizzo di Cusio, fratello maggiore del Monte Disner, e per farlo ci sono due possibilità: il sentiero 105A compie un ampio semicerchio sul versante occidentale del pizzo regalando alcuni interessanti scorci su Ornica e Valtorta; sul versante opposto in alternativa corre un altro sentiero, più breve e meno panoramico, che transita nei pressi di alcuni appostamenti di caccia e per la baita Scirnasci. In entrambi i casi si giunge al Colle della Maddalena (1233m), dove ci accoglie l’oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena. È un piccolo gioiellino architettonico del XVI secolo costruito utilizzando le locali pietre di Verrucano Lombardo. Della chiesa ci eravamo occupati in precedenza.
Dal Colle della Maddalena si può guadagnare velocemente il paese di Cusio scendendo per la vecchia mulattiera (105A) che segue la valletta. A chi ama esplorare il territorio mi sento invece di consigliare una variante che permette di andare alla scoperta dei pascoli alti di Cusio. Dal colle si sale poche decine di metri di quota fino ad intercettare la strada forestale di servizio alle baite. Siamo sul percorso CAI 105 che seguiamo scrupolosamente in direzione est. Procediamo in piano fino alle baite di Taleggio alte (1280m). È piuttosto curioso trovare in Valle Brembana il medesimo toponimo della Valle Taleggio. In realtà il termine «Taleggio» deriva da taéc, voce plurale del celtico tegia, tesa che indica una capanna o una tettoia. Identifica pertanto la presenza di un gruppo di case, di tetti. In quel di Premana, in Val Varrone, esiste la località «Taéc».
Raggiunte le baite alte di Taleggio, il sentiero perde quota ripiegando verso ovest. Si attraversa dapprima la località «Le Coste» (1202m) per poi lambire le baite dei Merli (1109m). Siamo immersi in uno splendido scenario di simbiosi armonica tra opera dell’uomo ed eleganza della natura. Dopo questo soave serpeggiare tra pascoli e baite, il sentiero 105 scende verso Cusio passando dall’oratorio di Sant’Alberto (1085m), chiesa devozionale del XVII secolo. Poco più in basso il tracciato raggiunge Cusio: attraversiamo il nucleo storico del borgo che pare aver mantenuto inalterato il fascino antico. Ci concediamo una sbirciatina alla Parrocchiale di origini romaniche che vanta un bel polittico di Antonio Boselli (1475-1532). Continuiamo la discesa per scalette fino ad intercettare la mulattiera che corre a fianco del torrente che forma la Val Bindo. La nostra direzione è Santa Brigida. Transitiamo per il bel mulino cinquecentesco, oggetto di una preziosa opera di restauro che ha ridato al mulino la funzionalità di un tempo. Ancor oggi i coltivatori di mais locale portano qui a macinare le loro messi per ottenere un prodotto finale di altissima qualità.
Continuiamo la discesa verso Santa Brigida e abbandoniamo la Val Bindo per guadagnare, con una breve risalita, la Colla, valico da cui transita anche la strada provinciale con cui condivide un brevissimo tratto. Superata la Colla, il sentiero rientra nel bosco puntando diretto verso il paese. Si toccano le case della contrada Monticello per tornare al punto di partenza. È giunta l’ora del disnà e ci concediamo un assaggio degli squisiti piatti della cucina del ristorante Il Tagliere.
P.S. l’escursione qui descritta, compresa l’ascesa al Monte Disner, è lunga circa 13 chilometri con 800 metri di dislivello positivo. Calcolare quattro ore di cammino.
Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli
