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Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella

Racconto. Un itinerario di inizio autunno alla scoperta della Val Pianella, scrigno di bellezza in uno degli angoli più remoti della Valle Stabina

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La val Pianella vista dall’alto

La Val Pianella è una piccola valle laterale della Val Salmurano che con le sue acque contribuisce a formare il torrente Ornica che a sua volta si getta nel torrente Stabina che poi, in quel di Olmo, confluisce nel fiume Brembo che poi…. pare il testo di una canzone di Branduardi! Tutto ciò per dire che idrogeologicamente si trova in Valle Stabina ma, escursionisticamente parlando, il sentiero più breve per arrivarci si prende dalla Valle di Averara. La Val Pianella è poco frequentata perché defilata rispetto ai principali sentieri di accesso al rifugio Benigni, la meta più rinomata della zona. Per questo motivo è una valle particolarmente solitaria e intrigante, sicuramente meritevole di un’esplorazione.

Di buon mattino risaliamo in auto la Valle di Averara, oltrepassiamo Cusio e ci dirigiamo verso il monte Avaro (strada a pagamento con ticket di 3 euro). Lungo la via notiamo innumerevoli auto posteggiate in ogni anfratto…siamo nel boom della stagione dei funghi!

Posteggiamo l’auto in località Sciocc (1508m), dove inizia il sentiero CAI 108 diretto al passo di Salmurano e al rifugio Benigni. Il sentiero si addentra nella Val Salmurano con percorso quasi pianeggiante attraversando una serie di piccole vallette scoscese che oggi sono palcoscenico delle scorribande dei fungaioli che vediamo sbucare da ogni angolo. Raggiungiamo senza fatica la casera del Valletto (1625m) e, appena oltrepassata, abbandoniamo il sentiero 108 per abbassarci fino al torrente (sentiero CAI 107A). Superato il torrente, giungiamo a un bivio: il sentiero 107 scende verso Ornica mentre il 107A risale tutta la val Pianella (cartelli indicatori).

Il nome Salmurano mi ha sempre incuriosito ma non sono mai riuscito a trovare riferimenti toponomastici certi. Andando a rovistare nelle radici linguistiche preindoeuropee la voce sal ricorre per indicare una sorgente, mentre il termine mura è utilizzato per identificare un sasso o una roccia. Si potrebbe quindi trattare di una “sorgente delle rocce”, ipotesi che trova riscontro osservando il paesaggio d’intorno ricco di fonti circondate da pareti rocciose. Detto ciò, si insinua in me sibillina anche un’altra ipotesi che si rifà al vocabolo italiano «salmeria», derivato dal termine greco sagma, poi in latino salma, soma. Questa voce oggigiorno ha un significato strettamente legato al mondo militare e riguarda i materiali di ogni genere trasportati a dorso di mulo dalle truppe ma il suo significato originale è proprio quello di soma, il carico trasportato da un animale. Un tempo la mulattiera che da Ornica saliva al passo di Salmurano attraverso l’omonima valle era il percorso più breve per il trasporto del ferro lavorato nelle fucine della Valle Stabina (Valtorta e Ornica) verso i Grigioni (Valtellina). In un atto notarile del 2 dicembre 1223, siglato in «Castro de Leuco» (Lecco) riguardante le attività metallurgiche della valle Stabina, si fa menzione del «Furnum de Vorniga» (forno di Ornica) dotato di «molendino (mulino) cum buschis et aquis».

Di salmerie, per altro, si parla anche nei documenti militari relativi alla costruzione della linea Cadorna con la realizzazione di una mulattiera che da Ornica saliva al passo di Salmurano (tracciato grossomodo ripercorso dal sentiero CAI 107). Al valico, e in particolare poco sopra di esso, procedendo sul crinale in direzione del monte Valletto si notano ancora i resti di una trincea e due piccole postazioni con muretti a secco. Quale ipotesi toponomastica è più corretta? Esistono altre possibili teorie?

Torniamo al nostro itinerario. Imboccato il sentiero 107A, si percorrono poche centinaia di metri in piano fino all’ingresso in Val Pianella, dove il tracciato cambia decisamente pendenza. Percorriamo un primo tratto nel bosco e qui, senza volerlo, ci imbattiamo in alcuni porcini appena sbucati dal terreno che ci guardano come dei bimbi bramosi di attenzione. Sono piccoli ma talmente sodi che già li immaginiamo nel piatto affettati crudi con la mandolina…

Proseguiamo l’ascesa mentre il bosco inizia a diradarsi. La vista si apre regalando mirabili scorci delle creste del Pizzo di Giacomo imporporate dal Verrucano Lombardo, la roccia prevalente in questa vallata. Invito i compagni ad aguzzare la vista perché qui è facile imbattersi in animali selvatici. Un attimo dopo ecco apparire, sopra di noi, un camoscio solitario in fuga verso lande più tranquille.

Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
La baita Nicola con il Torrione di Giacomo
Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
I ruderi della baita Pastrengo
Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
L'alta val Pianella

Attraversato il torrente, si giunge alla baita Nicola (1840 m), l’unica ancora utilizzabile in tutta la valle anche se non si notano i segni di pascolo recente. Ad un occhio attento non può sfuggire il meticoloso lavoro di spietramento fatto per liberare i prati dai sassi e permettere un maggior sfruttamento del pascolo.

Presso la baita inizia la parte più affascinante della valle: un anfiteatro morenico quasi pianeggiante (da qui il nome Pianella) sul quale si innalzano le bastionate del Pizzo di Giacomo e la cuspide rocciosa del suo Torrione che svetta elegante e solitaria sopra i pascoli. Giungiamo quindi alla baita Pastrengo (1890m), ormai ridotta ad un ammasso di ruderi.

Il sentiero, dopo un ampio giro per evitare alcuni ripidi costoni procede sul bordo dei cordoni morenici che caratterizzano la parte alta della valle.

Superato un dosso finale, si accede alla pietrosa conca sommitale della valle, sovrastata dalla cima di Valpianella (alias cima occidentale dei Piazzotti 2350m), posta tra l’omonima bocchetta (2212m) e la bocca di Trona (2224m). Il percorso più veloce conduce, sulla destra, alla bocchetta di Valpianella ma decidiamo di fare una piccola deviazione alla vicina bocca di Trona per sbirciare il selvaggio versante valtellinese. Osservando questi aspri pendii posti a rovescio mi sovvengono con nostalgia le parole del Maironi da Ponte che duecento anni fa raccontava: «Queste stesse pendici se al nord sono rivolte, hanno talora de’ seni ricolmi del più dell’anno di nevi, che in estate non intieramente si quagliano, e formano poi de’ cumuli di ghiaccio a guisa di vederette».

Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
Verso la bocca di Trona
Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
Sul 101 verso il rifugio Benigni
Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
Il vallone dei Vitelli (dalla bocchetta di Val Pianella)

Al valico intercettiamo il sentiero CAI 101 diretto al rifugio Benigni. Si raggiunge la bocchetta di Valpianella (alias bocchetta dei Piazzotti) da dove è possibile ammirare dall’alto il ripido Vallone dei Vitelli (altra interessante via alternativa di salita al rifugio). Poco oltre si accede all’ampio terrazzamento naturale che ospita il rifugio Benigni (2222m). Giunti al rifugio, non si può mancare l’affaccio panoramico dal lembo orientale della bastionata (chiamata cima orientale dei Piazzotti): le Alpi Retiche fanno da sfondo alla vasta e verdeggiante Valtellina, mentre alle nostre spalle le Orobie brembane ci sorridono illuminate dal sole.

Al rifugio vale la pena anche concedersi un salto al vicino lago Piazzotti, piccolo gioiello incastonato tra massi e rocce, e l’ascesa alla cima occidentale dei Piazzotti (2350m), raggiungibile senza difficoltà in una ventina di minuti.

Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
Il rifugio Benigni
Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
Il lago Piazzotti
Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
Il lago di Pescegallo (sullo sfondo la Alpi Retiche)

Alcuni lavori di riqualificazione del rifugio Benigni obbligano ad un percorso di accesso leggermente diverso da quello tradizionale che sale dalla Val Salmurano. Il sentiero alternativo è comunque ben indicato e percorribile.

Improrogabili impegni pomeridiani ci impongono un rapido rientro a Bergamo. Siamo così costretti, nostro malgrado, a rinunciare al lauto pranzo presso il rifugio e ci involiamo sulla via del ritorno. Affrontiamo il celeberrimo canalino del Benigni in discesa che conferma la sua ostica nomea, e una volta raggiunta la base, ci concediamo una breve deviazione al passo di Salmurano per conoscere da vicino quel valico che per secoli ha visto il transito di mercanti e pastori.

Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
Spettatori silenziosi
Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
Lungo il canalino del Benigni
Un’altra via per il Benigni, nel cuore della Val Pianella
Il canalino del Benigni

A tal proposito vale la pena ricordare un curioso episodio accaduto più di quattrocento anni orsono: i secolari rapporti tra Bergamo e i Grigioni durante il dominio della Serenissima vissero un momento di crisi nel periodo della Controriforma. A fine Cinquecento il timore di un allargarsi della dottrina protestante in Italia spinse la Chiesa a imporre ai parroci brembani il divieto per i propri fedeli di intrattenere rapporti con i mercanti dei Grigioni, terra di protestanti. Nel 1594 il vescovo Giovanni Battista Milani, dopo una visita ad Olmo aveva lasciato scritto di: «usar grandi precauzioni nel conversar con i Grisoni ch’intendiamo che specialmente l’inverno pratticano in questo loco. Né permettano in modo alcuno che si facciano famigliari con i suoi figlioli di nulla cosa, acciò per qualche conversazione non s’infettassero questi animi di luteranesimo». La faccenda naturalmente non fu gradita dai veneziani che ai traffici con i Grigioni erano molto interessati. Così nel 1603 Venezia impose una multa di 500 scudi (circa 6 anni di paga di un bracciante dell’epoca) per quanti si fossero rifiutati di alloggiare i mercanti e i viandanti provenienti dai Grigioni. Ma nel 1612 i curati di Valtorta, Cusio e Averara ci riprovarono, ripristinando i divieti ai propri parrocchiani. Immediata fu la reazione di Venezia che convocò i prelati davanti ai rettori di Bergamo allorché vennero severamente redarguiti e ripristinato il pieno diritto a tutti gli abitanti della Repubblica a tenere rapporti con qualsivoglia straniero.

Dal valico di Salmurano la via del ritorno segue integralmente il sentiero 108 fino alla località Sciocc, nostro punto di partenza.

P.S. il percorso qui descritto è lungo poco meno di 12 chilometri con 950m di dislivello positivo. Calcolare quattro orette di cammino. L’unico tratto un po’ antipatico è il canalino del Benigni, nulla di difficile o esposto ma si cammina in malo modo tra roccette e pietroni smossi.

Tutte le immagini sono di Camillo Fumagalli

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