Economico, veloce e sicuro

Logistica in outsourcing: esternalizzare i trasporti per guadagnare tempo e denaro

13 ore fa

Non tutte le aziende hanno il tempo (e le risorse) per gestire le proprie reti logistiche. Anzi: man mano che le catene di approvvigionamento e fornitura si sono fatte più complesse, l’outsourcing è diventato la norma sia per le imprese di grandi dimensioni che per le Pmi. Da questa realtà di fatto è nata la logistica in outsourcing - un nome meno altisonante per definirla sarebbe “logistica conto terzi”, mentre nel mondo anglosassone si parla di “Third-party logistics” o 3pl.

È un segmento del settore dei trasporti nato per rispondere a un bisogno preciso: quello di fornitori specializzati nella gestione della logistica per un’azienda, del tutto o in parte. Chi fornisce servizi in outsourcing, insomma, garantisce stoccaggio, trasporto, distribuzione, gestione di magazzino e imballaggio a compagnie di ogni comparto, che possono occuparsi solo della manifattura e della ricerca sui propri prodotti. Per questo, gli esperti la considerano l’antitesi della logistica interna, in cui è l’impresa a gestire direttamente tutta la catena di approvvigionamento e, soprattutto, le strutture e le infrastrutture correlate, nonché i mezzi e il personale. In realtà, tra logistica conto terzi e logistica interna vi è un rapporto ben più complesso, anche perché le due non sono mutualmente esclusive: al contrario, negli ultimi anni sono nate tante forme di logistica ibrida, in cui solo una parte delle operazioni viene esternalizzata, mentre il resto viene coordinato “in casa” per abbattere i costi.

Le aziende esternalizzano la logistica per ridurre costi fissi, gestire i picchi di domanda e accedere a competenze specializzate difficili da reperire sul mercato del lavoro

La logistica conto terzi nasce con l’industria stessa, anche se fino a qualche decina d’anni fa l’esternalizzazione riguarda solo i trasporti, e non l’intera gestione della catena che porta i prodotti dalle linee agli scaffali dei negozi o alle case dei consumatori. In entrambi i casi, però, si partiva dallo stesso dato di fatto: gestire da soli il trasporto delle merci consuma tempo e denaro, richiede personale esperto e, spesso, è inefficiente a causa delle mancate economie di scala. Appoggiandosi alle aziende specializzate, invece, tutti questi svantaggi si riducono, o, nei casi migliori, si azzerano. Per questo, oggi l’outsourcing logistico è una prassi diffusa in quasi tutti i settori, perché consente alle aziende di focalizzarsi solo sulle aree di business ad alto valore aggiunto, affidando le operazioni connesse ai trasporti agli specialisti che possono ottenere efficienze nei costi, nella flessibilità operativa e nell’impiego delle nuove tecnologie. Nel nostro Paese, il trasporto merci su strada avviene in larga misura tramite operatori logistici.

Secondo il «Conto nazionale delle infrastrutture e dei trasporti 2022-2023» del Ministero dei Trasporti, per esempio, dei 1.047 milioni di tonnellate di merci movimentate via camion nel 2022, circa l’87% (912,9 milioni di tonnellate) era gestito tramite contoterzisti, mentre il restante 13% (134,4 milioni) era trasportato dalle aziende in modo autonomo. La tendenza è confermata anche dai dati europei e globali: il «Logistics outsourcing market insights» di Verified Market Reports, per esempio, parla di una crescita del fatturato fino a 1.760 miliardi di dollari entro il 2028, con un Cagr dell’8,5%. Nel 2021, il settore valeva “solo” 961 miliardi: entro la fine di questo decennio, insomma, la 3pl potrebbe raddoppiare il suo valore.

Un settore che fa bene all’economia

Il motivo di questa crescita impressionante è semplice: la logistica in outsourcing fa bene alle imprese, e dunque all’economia tutta. Nell’automotive, essa concorre con le operazioni integrate a rendere possibili i flussi just in time delle componenti verso le linee di montaggio. Sono gli operatori specializzati della 3pl a curare l’arrivo sequenziato delle parti in catena di montaggio, permettendo alle case automobilistiche di ridurre le scorte, svuotare i magazzini e garantire al contempo la massima produttività. Nel commercio al dettaglio e nella Gdo, le grandi catene di negozi e supermercati esternalizzano la gestione dei centri distributivi e il trasporto verso i punti vendita, appoggiandosi a contoterzisti e corrieri per sfruttare le loro capillari reti territoriali.

Chi però ha saputo sfruttare al meglio questo settore in rapida crescita, fino a diventare poi un motore della sua stessa ascesa, sono state le grandi piattaforme di e-commerce: l’ingrandimento del commercio online ha spinto le piattaforme a stringere accordi con vettori esterni per gestire l’evasione degli ordini in tempi rapidi e le consegne nel giro di pochi giorni (o di poche ore, addirittura) direttamente a casa del cliente. Anche le grandi piattaforme che hanno dei servizi logistici interni li considerano come dei partner in outsourcing, permettendo loro di operare anche per clienti terzi, in modo da sviluppare delle economie di scala che garantiscono efficienza e risparmio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: grazie a questi sistemi, i colossi dell’e-commerce riescono a spedire milioni di pacchi ogni giorno.

Un altro vantaggio tangibile della terziarizzazione è che essa abbatte gli investimenti nelle infrastrutture: sono infatti i partner 3pl a dotarsi di magazzini, flotte e sistemi IT avanzati per la sicurezza e la gestione, che vengono poi venduti come parte di pacchetti sempre più competitivi e capaci di garantire l’agilità della gestione della domanda – specie nei periodi di picco, come il Black friday e la stagione natalizia. Dalla parte opposta, però, l’outsourcing richiede un rapporto stabile tra fornitore e cliente – pressoché scontato nella gestione internalizzata delle spedizioni, invece, in questo caso, la stesura di contratti strutturati e i sistemi di monitoraggio continuo si rivelano oggi dei potenti alleati sia per gli operatori logistici che per le aziende che affidano loro le proprie merci.

Le sfide per il futuro riguardano contratti complessi e accordi rigorosi, la dipendenza dai fornitori e il rischio di perdita di controllo operativo

A guardare i dati sui fatturati, sembra che tutte le aziende stiano guardando con attenzione alla logistica per conto terzi: secondo l’Osservatorio Contract Logistics 2023, il fatturato del settore ha raggiunto i 112 miliardi di euro nel 2023, con un +5,5% rispetto all’anno precedente. La spesa logistica italiana, invece, supera i 135 miliardi di euro, 61 dei quali vengono spesi in outsourcing completo. In un settore così ricco e con tante opportunità di crescita, è naturale aspettarsi un gran numero di nuovi ingressi: non è dunque un caso che il tessuto industriale italiano conti da solo più di 82mila imprese attive nel 3pl, che vanno dalle multinazionali fino alle piccole imprese che si occupano di consegne locali. In Europa, invece, i dati Eurostat parlano di un totale di 10,4 milioni di addetti – in gran parte impiegati come corrieri o nella gestione di magazzino. Insomma, la logistica in outsourcing è la spina dorsale della nostra manifattura.

Verso la logistica di quarta (e quinta) parte

Come spesso accade, però, non è tutto oro quel che luccica. Per le aziende del settore, infatti, la gestione dei contratti è un problema montante: le richieste di accordi globali e i Service level agreements (Sla) – quei documenti che definiscono le metriche del servizio e che fornitore e cliente devono rispettare – sempre più stringenti diventano ogni anno una sfida più concreta per gli operatori, costretti a innovare ed espandersi per non essere fagocitati dal mercato.

Negoziare e amministrare questi accordi richiede competenze molto specifiche, che il mercato del lavoro spesso non offre, nonché dei sistemi informativi capaci di monitorare le prestazioni in tempo reale. Alcuni operatori del settore vorrebbero anche standardizzare gli Sla a livello internazionale, andando incontro alle esigenze dei loro clienti, che richiedono uniformità nell’esecuzione dei servizi anche tra fornitori diversi. Di fatto, l’adozione di best practice comuni tra tutti gli attori della filiera, la diffusione delle certificazioni di qualità e quella delle piattaforme di monitoraggio potrebbero rispondere alla sempre più insistente domanda di uniformità logistica da parte delle aziende.

Altro aspetto critico – specie per i tanti “scettici” che ancora preferiscono la logistica interna – è il cosiddetto rischio di lock in nei confronti del partner logistico, che alcuni chiamano anche “dipendenza dai fornitori”. Un’azienda che si affida a un partner logistico, infatti, tende a non cambiarlo per lunghi periodi – addirittura per decenni, salvo gravi imprevisti. Questo perché cambiare operatore può essere oneroso, creando disservizi che impattano direttamente la continuità delle operazioni. Così, però, si rischia di perdere il controllo sui processi e di andare incontro a una progressiva riduzione della qualità del servizio, una volta che un partner si è assicurato un contratto pluriennale.

A tutela delle imprese, però, vengono i già citati Sla, insieme alle tecnologie digitali integrate da sempre più compagnie 3pl: i sistemi di tracking avanzato, l’IoT e le piattaforme di monitoraggio condivise con i clienti danno visibilità anche sulle operazioni esternalizzate, consentendo di controllarne la qualità su ogni livello. Il futuro? Per tanti è la 4pl, o Fourth-party logistics, la “logistica di quarta parte”, insomma. Quest’ultima è il livello più avanzato della logistica, quello in cui il fornitore non si limita a gestire fisicamente il flusso di merci, ma coordina l’intera catena di fornitura appoggiandosi a sua volta ad altri attori specializzati. Per farla semplice, se la 3pl era un monologo con un solo protagonista – il fornitore del servizio – la 4pl è una pièce teatrale in cui le aziende clienti si interfacciano con il regista, che a sua volta coordina attori, costumisti, scenografi, trucco e parrucco.

Così, succede che un operatore 4pl non possieda necessariamente magazzini, camion e flotte, ma gestisca e ottimizzi quelli di altre aziende, sfruttando tecnologie proprietarie, processi integrati e analisi dei dati. L’obiettivo resta però lo stesso: fornire la massima visibilità sulla catena di approvvigionamento e ridurre costi, tempi e inefficienze con la pianificazione unificata di ogni passaggio della distribuzione. Per le realtà più avanzate, poi, è già in corso la transizione verso la 5pl, la “logistica di quinta parte”. Qui, l’intera filiera è gestita in chiave digitale e, soprattutto, il fornitore del servizio non coordina solo un network, ma diverse realtà al contempo, unendo tra loro operatori fisici, ecosistemi logistici virtuali e automatizzati, intelligenze artificiali e IoT.

© RIPRODUZIONE RISERVATA