Le battaglie della logistica bergamasca

Intervista a Marcello Saponaro, presidente Asco: «50 anni a tutela degli spedizionieri orobici con Fedespedi. E il 2026 sarà un anno importante per la logistica italiana».

1 ora fa

Bergamo e l’Italia saranno al centro della logistica mondiale nel 2026. A dirlo è Marcello Saponaro, il presidente di Asco, l’Associazione degli spedizionieri e dei corrieri orobici. Associata a Fedespedi, Asco è una realtà attiva da mezzo secolo nella nostra provincia, dove si occupa di tutelare gli interessi delle aziende del settore e, per estensione, di garantire la libertà di commercio e di facilitare le esportazioni. Ma cosa fa Asco nel concreto? E quali sono stati i risultati più importanti che ha ottenuto? Parla Marcello Saponaro.

Che cos’è Asco?

Asco è un’associazione di rappresentanza delle imprese attive nella logistica e nelle spedizioni a Bergamo. Ha una storia molto lunga: pochi giorni fa abbiamo festeggiato insieme ai nostri associati il cinquantesimo anniversario. È un traguardo non da tutti, soprattutto in un settore come il nostro. Rappresentiamo localmente Fedespedi, la Federazione nazionale delle imprese di spedizioni internazionali: il Presidente nazionale Alessandro Pitti è stato con noi proprio durante i festeggiamenti del cinquantesimo anniversario. Attualmente abbiamo una trentina di membri: il nostro momento di maggior vitalità si è concentrato nei primi dieci-quindici anni dalla fondazione dell’associazione, ma l’obiettivo per il prossimo biennio è quello di riportare entusiasmo e voglia di partecipare alla vita associativa tra gli imprenditori bergamaschi.

Quali sono le attività principali di Asco?

La principale è la rappresentanza degli interessi delle aziende del nostro settore. Che, a mio avviso, coincidono con la libertà di commercio, con lo sviluppo della capacità commerciale e produttiva italiana e bergamasca e con il potenziamento di Bergamo e del Paese nella logistica. Uno dei nostri obiettivi è quello di migliorare la capacità delle aziende locali di esportare i propri prodotti al di fuori della nostra provincia e, poi, fuori dall’Italia e fuori dall’Europa. All’atto pratico, siamo stati impegnati insieme a Fedespedi in numerose vertenze per tutelare gli interessi delle imprese della logistica. Abbiamo deciso di puntare sul prossimo biennio perché il 2026 sarà un anno importantissimo per la logistica italiana. Innanzitutto ci sarà l’ottantesimo anniversario di Fedespedi, che verrà celebrato con un’assemblea nazionale nel mese di maggio. Poi ci sarà anche il centenario della «International Federation of Freight Forwarders Associations», o Fiata, che è l’organizzazione che raccoglie tutte le associazioni di categoria nazionali: celebreremo l’anniversario con un congresso mondiale che si terrà proprio a Milano. L’Italia sarà al centro della logistica mondiale.

«Da sempre promuoviamo il libero commercio e le esportazioni all’estero»

Quali sono i servizi offerti da Asco ai suoi associati?

Da una parte, siamo un anello di distribuzione di una catena più ampia, perciò ci occupiamo di informare gli associati sui servizi offerti da Fedespedi a chi vi aderisce - e dunque anche a chi aderisce ad Asco. Sono tanti e spaziano dalla consulenza ai servizi legali, fino a quelli formativi. Molto viene speso soprattutto nella formazione, con “advisory board” e gruppi di studio che producono libri e monografie di approfondimento su diverse materie legate al nostro settore.

Quali sono le questioni aperte su cui promuovete gli interessi delle aziende della logistica?

Principalmente ci occupiamo di questioni relative al trasporto stradale e alla riorganizzazione doganale. Per esempio, di recente abbiamo alzato la voce contro l’introduzione di una serie di modifiche estremamente punitive per gli errori materiali sulle dichiarazioni doganali. Queste modifiche spostavano sul piano penale anche alcuni errori materiali che finora potevamo risolvere con dei semplici ravvedimenti operosi, con delle correzioni prima ancora che avvenisse la contestazione. Il ruolo di Fedespedi è stato fondamentale per riportare il legislatore alla ragionevolezza e a distinguere l’errore dalla frode doganale. Ovviamente nessuno vuole tutelare le frodi. Ma non vogliamo neanche punire oltre misura un semplice errore, sia che venga effettuato da uno spedizioniere, sia che arrivi da un esportatore o da un dichiarante doganale.

Avete anche lavorato sulle leggi relative ai tempi di sosta del carico. Di cosa si tratta?

È un tema piuttosto tecnico, che riguarda la contrattazione tra operatore logistico e cliente. Generalmente, il costo orario legato ai tempi di sosta dei mezzi prima del carico o dello scarico è oggetto di contrattazione tra fornitori e clienti, che stabiliscono privatamente importi e franchigie. C’è stato un tentativo di introdurre una legge che limitava fortemente il tempo gratuito di attesa del cambio al carico e la franchigia, andando nella direzione di ridurre le possibilità di contrattazione tra gli operatori. Da lì è nata una vertenza, che è durata a lungo ma si è risolta per il verso giusto, riportando sui binari corretti la regolamentazione di questa parte del trasporto.

Tra le attività di cui si occupano Asco e Fedespedi c’è anche la mitigazione, per quanto possibile, dei dazi sulle merci. Come lavorate su questo tema?

A livello locale si può fare davvero pochissimo, e persino a livello nazionale i margini di manovra sono risicati. È tramite Fiata, a livello internazionale, che facciamo sentire la voce del mondo della logistica e degli spedizionieri internazionali. In Italia, le nostre associazioni rappresentano centinaia di migliaia di lavoratori: nel mondo i numeri sono molto più alti. Sicuramente questo peso ha un certo valore, almeno nei confronti di alcuni governi. Asco e Fedespedi si sono sempre espresse a favore del libero commercio, contro questa deriva protezionista che si sta espandendo in tutto il mondo, creando una contrazione dei commerci e un aumento dei prezzi per i cittadini.

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