L’analisi del settore chimico italiano deve essere collocata nel contesto di quello europeo che, nel recente passato, ha perso molti posti di lavoro e capacità produttiva, evidenziando un progressivo ridimensionamento. La situazione italiana non è molto dissimile da quella europea, con un calo del fatturato negli ultimi quattro anni: tuttavia, rimane la quinta industria in Italia e la terza in Europa.
Chimica: settore sotto pressione, resistono le bergamasche
Nonostante i costi energetici elevati, la chimica italiana resta la quinta industria nazionale: in Lombardia e a Bergamo 32 imprese tengono il passo, con un fatturato in crescita e la redditività in ripresa nonostante le criticità regolatorie.
La chimica ha anche un’importante rilevanza indiretta: il suo andamento ha infatti un forte impatto sugli altri settori di attività, in quanto i prodotti chimici entrano nel 95% dei manufatti: disporre di un’industria chimica forte significa dipendere meno dall’estero per soddisfare la domanda (il primo produttore mondiale è la Cina, con il 46% del totale). In questo contesto, la Lombardia mantiene la sua posizione di leadership in Italia, dove sono presenti importanti poli tecnologici. Nonostante uno scenario di forte preoccupazione, le realtà bergamasche (le 32 complessive) presentano alcuni segnali positivi, a partire dal fatturato che cresce dell’8.7%, anche se il 39% delle imprese presenta una decrescita.
All’interno del settore si osservano, comunque, situazioni diverse: circa un quinto delle imprese chiude in perdita, contro il 6% dell’anno prima. Considerando la redditività nel suo complesso, si assiste a un contenuto miglioramento di quella relativa agli investimenti, che passa dal 7.5% (2023) all’8.2% (2024). In modo analogo il tasso medio di remunerazione dei mezzi propri (ROE), che aumenta dall’8.9% al 10%, dopo il peggioramento dello scorso anno. A livello di solidità finanziaria, invece, si registra una piena stabilità: il rapporto di indebitamento complessivo si mantiene intorno all’unità mentre l’incidenza degli oneri finanziari sull’EBITDA si attesta all’8%, un valore nel complesso sostenibile. La capacità di produrre flussi finanziari è buona: l’EBITDA margin è positivo e pari al 14% nell’ultimo biennio.
L’industria chimica risente, come altri settori di punta della Lombardia, della forte incidenza dei consumi di energia, che sta rappresentando un fattore critico, unitamente a una regolamentazione molto stringente: ciò richiede interventi mirati per salvaguardare un settore che, come visto, rappresenta la base per sviluppo economico complessivo.
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