Gomma Plastica, un 2024 tra regole rigide e rincari dell’energia

Fatturato in lieve crescita ma con molte imprese in flessione, ROI stabile sopra il 12% ed export del Sebino in tenuta. Tra crisi del riciclo, regole UE stringenti e tensioni sul prezzo del petrolio, la competitività passa da investimenti green e tecnologie a basso consumo

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Il settore della gomma-plastica sta attraversando un periodo delicato: nel 2024, l’anno di riferimento dei bilanci, la produzione italiana ha subito un ridimensionamento, più marcato nell’industria della gomma. Le imprese italiane e, all’interno, quelle bergamasche, hanno la leadership sull’innovazione e rappresentano un benchmark di riferimento nell’ambito del riciclo di packaging di materie plastiche, che però sta attraversando un periodo di crisi. Inoltre, come altri settori, le aziende soffrono di una rigida e diffusa regolamentazione a livello europeo, che rappresenta un vincolo all’operatività e riduce la loro competitività a livello internazionale.

La situazione complessiva delle imprese bergamasche è stabile, a partire dal fatturato che ha manifestato una leggera crescita (0.8%) sull’anno precedente. Il 60% delle imprese ha però presentato un segno negativo. L’effetto sull’utile di esercizio è positivo, in quanto solo il 4% delle aziende esaminate chiude in rosso. La redditività degli investimenti, misurata dal ROI, è stabile su valori appena superiori al 12%. Quella netta (ROE) ha perso un punto percentuale, mantenendosi comunque su buoni livelli. Osservando i dati dell’export del distretto della gomma del Sebino, si osserva una sostanziale tenuta sul 2024, con un segno leggermente negativo, derivante soprattutto dalla prima parte dell’anno ma assai inferiore a quello di altri distretti della Lombardia.

Nel primo semestre del 2025 il segno torna positivo (+1.4%), segnale certamente importante in vista delle difficoltà che si sono manifestate nei mesi successivi. Infine, proprio guardando lo scenario attuale, il forte rischio che incombe sul settore è legato alle guerre e alle tensioni in Medio Oriente, con impatto sul prezzo del petrolio (dell’energia in generale) e delle materie prime. Le imprese, anche alla luce degli incentivi statali, che purtroppo stanno generando molti problemi nella loro operatività, hanno comunque effettuato significativi investimenti in macchinari a basso consumo e in energie rinnovabili, così da aumentare i loro livelli di competitività.

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