Femministe per Gaza
Collettiva di arti visive e pensiero sociologico a cura di Patrizia Bonardi, dedicata al libro di Nada Elia ยซLa Palestina รจ una questione femministaยป.
Femministe per Gaza si ispira alla chiamata di Nada Elia - attraverso il suo libro ยซLa Palestina รจ una questione femministaยป (edizione originale dal titolo ยซGreater than the sum of our partsยป) - per una sorellanza e solidarietร globale, perchรจ ยซlโesperienza palestinese รจ lโesperienza di chi, ovunque nel pianeta, viene spossessato e privato dei dirittiยป. Femministe per Gaza parla di una solidarietร attraversata in maniera intersezionale, aperta a una partecipazione multiculturale che porti storie di oppressioni in diversi contesti geografici, discriminazioni razziste e violenze di genere. Ben cinque artiste presenti nella collettiva vengono dalla Palestina o risiedono in contesti della diaspora palestinese. Le altre partecipazioni sono di artistษ italiane e non che hanno allโattivo lavori significativi, rispetto al testimoniare la lesione dei diritti delle persone e dellโambiente. Sono artistษ che nonostante il silenzio assordante di cui Francesca Albanese ha testimoniato, dovuto sia al clima di intimidazione e alla manipolazione mediatica, hanno avuto spirito critico manifestando cittadinanza attiva. Tributi significativi sono dedicati alle donne palestinesi nellโocchio del ciclone del genocidio in corso e discriminate fin dalla Nakba del 1948 dagli israeliani, dediti a un colonialismo di insediamento che ha messo a rischio le vite di queste sorelle e la loro identitร in piรน modi, fra cui la disoccupazione femminile piรน alta del pianeta e un elevato tasso di mortalitร per parto.
Le donne palestinesi sono per mille ragioni simbolo della Sumud (resistenza) palestinese e dopo il 7 ottobre 2023 sono diventate ancor di piรน, nellโimmaginario collettivo, emblema dellโatroce sofferenza inferta alle madri, private dei loro bambini sotto il fuoco israeliano genocida, o attraverso lo stillicidio della privazione di cibo, disumana pratica perpetrata in maniera cruenta, con il blocco sionista nella Striscia di Gaza dellโingresso degli aiuti umanitari. Il popolo palestinese resiste e cerca di tramandare le proprie identitarie tradizioni alimentari in simbiosi con la natura, soprattutto grazie al lavoro delle donne. Le tradizioni alimentari palestinesi sono sotto attacco non solo nella martoriata Striscia, ma anche in Cisgiordania, dove nemmeno la possibilitร indisturbata di raccolta di erbe selvatiche stagionali รจ scontata. I coloni israeliani dediti allโaggressione dei civili, ostacolano soprattutto la raccolta delle olive dagli ulivi ancestrali sopravvissuti alla furia sionista, contro ciรฒ che piรน rappresenta la Palestina storica. Cercano cosรฌ di impedire il sostentamento della popolazione indigena, in unโeconomia giร martoriata dallโapartheid, causata dal loro colonialismo di occupazione che ha militarizzato lโintero territorio. La questione della sovranitร alimentare รจ senzโaltro centrale per la liberazione del popolo palestinese.
La mostra lungo i mesi verrร guardata da pensatorษ sociologicษ che ispireranno un lo scritto attraverso le opere di Femministe per Gaza, di cui ci sarร una restituzione immediata durante la mostra, con video dirette di dialogo fra arte contemporanea e pensiero sociologico e successivamente con una pubblicazione dedicata. ร importante che anche in Italia si riprenda lโuso di una parola e di un modo di porsi โfemministaโ, perchรฉ questa parola racchiude in sรฉ le giuste rivendicazioni che hanno cambiato la storia delle donne, dando loro opportunitร maggiormente eque (Vanessa Roghi ยซLa parola femministaยป). Le sorelle palestinesi con i loro collettivi femministi hanno danno un monito importante in questa direzione. Coordinatrice del gruppo di scrittura sarร Eliana Como, attivamente impegnata per il popolo palestinese e contro il genocidio a Gaza. Eliana Como che ha un dottorato in sociologia economica e lavoro, รจ sindacalista FIOM CGIL, per passione ricerca nel campo del recupero della memoria storica delle artiste di tutti i tempi, fa parte dell'ANPI come antifascista e del movimento transfemminista NUDM a Bergamo. Le prime che hanno deciso di far parte del gruppo di scrittura sono Milena Gammaitoni, Vanessa Roghi, Alessandra Nanna e Veronica Polese:
Milena Gammaitoni: professoressa di sociologia e sociologia delle arti a Roma3, nel 2024 ha curato il primo manuale italiano di sociologia che integra nella storia della sociologia le sociologhe ingiustamente escluse.
Vanessa Roghi: storica e scrittrice che con il libro ยซLa parola femministaยป ha dato di nuovo un senso forte e pregnante all'utilizzo della parola ยซfemministaยป, dopo anni di diffuso disuso.
Alessandra Nanna: docente di Lettere nei licei, insieme alla rete ยซDocenti per Gazaยป promuove la decolonizzazione del sapere scolastico e un approccio intersezionale alla didattica.
Veronica Polese: antropologa sociale collabora con organizzazioni del terzo settore nellโambito della paritร di genere, lo sviluppo socio-culturale, lโeducazione ambientale, lโeuroprogettazione, la formazione, la divulgazione socio-antropologica.
Bio dellโartista Patrizia Bonardi curatrice della collettiva Femministe per Gaza. Artista fondatrice nel 2016 dellโassociazione culturale Artists.Sociologists di dialogo fra arti visive e sociologia รจ curatrice delle collettive dellโassociazione, ispirate alla sua tesi di ricerca del 2009 ยซIncontri inattesi quando artisti e sociologi dialoganoยป (Accademia Carrara Bergamo). Ha curato i due volumi edizioni Artists.Sociologists dal titolo ยซDialogo fra artisti e pensatori sociologiciยป (2021). Dal 2007 - come artista - realizza lavori dedicati alle persone private o lese nei propri diritti, a cui unisce una spiccata sensibilitร verso questioni di tutela ambientale. Da due anni รจ impegnata nella realizzazione di progetti con al centro opere materiche da lei realizzate, dedicati al ricordo dei bambini palestinesi uccisi a Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Ha realizzato a riguardo le personali ยซScaturisceยป a cura di Kevin McManus, ยซGerminaleยป a cura di Solveig Cogliani con testo critico di Mariateresa Zagone, ยซCuore di germinaleยป in collaborazione con Docenti per Gaza. Laboratori partecipativi progettati da Bonardi e giร sperimentati al BACS Between Contemporary Art and Sociology sono in avvio nelle classi italiane per lโanno scolastico 2025/26, grazie alla rete Docenti per Gaza. Questo per far esperire ai ragazzi una partecipazione emotiva e per estendere collettivamente lโinstallazione ยซPer i bambiniยป di bendaggi medici annodati, a cui lโartista dedicherร il proprio rituale di solidarietร artistica, con cere dโapi su bendaggio, pratica che la caratterizza dal 2008. ร stata invitata dal Palestinian Museum US, come unica italiana a far parte della prossima collettiva che a primavera 2026 inaugurerร a Venezia.
Bio di Nada Elia il cui libro ยซGreater than the sum of our partsยป (Pluto Press Ltd, 2023) รจ al centro dei significati della collettiva Femministe per Gaza ed in Italia รจ stato edito da Alegre ad ottobre 2024 con il titolo ยซLa Palestina รจ una questione femministaยป. Nada Elia รจ una scrittrice palestinese della diaspora, attivista e professoressa universitaria di Global and Gender Studies negli Stati Uniti. ร autrice tra lโaltro di ยซTrances, Dances, and Vociferations: Agency and Resistence in Africana Womenโs Narrativeยป (Routledge, 2000) e di ยซPalestine: A Socialist Introductionยป (Haymarket, 2020). Fa parte del Palestinian Feminist Collective. Il libro ยซLa Palestina รจ una questione femministaยป รจ stato presentato a Bologna a inizio 2025, in collegamento con lโautrice, da Martina Napolitano e Andrea Rizzi che lo hanno tradotto. La casa editrice Alegre cosรฌ lo presenta: ยซLe donne palestinesi raramente vengono poste al centro dei dibattiti sulla Palestina, in genere interpretata attraverso una lente maschile e, spesso, militarizzata. Cosรฌ come spesso sono escluse dai dibattiti del femminismo occidentale mainstream. Nada Elia, con questo libro pieno di rabbia, amore e speranza, cambia il consueto punto di vista sul conflitto mediorientale mettendo al centro della sua analisi intersezionale lโattivismo delle donne palestinesi, e dimostrando che nessuna visione della resistenza puรฒ dirsi completa se non dedica ampio spazio al loro contributo. Le donne palestinesi, del resto, sono un bersaglio chiave di Israele fin dalla Nakba del 1948: uccise, stuprate, obbligate a partorire sotto il controllo medico israeliano, denutrite, costrette a vedere i propri figli e figlie morire sotto le bombe, nelle camere di tortura o negli ospedali. Sono un bersaglio chiave perchรฉ quello sionista non รจ solo un regime di apartheid ma รจ un progetto coloniale dโinsediamento. E questโultimo, per sua natura, deve assoggettare le donne colonizzate in quanto portatrici del passato (la tradizione) e del futuro (la riproduzione biologica) del loro popolo. Oggi il pinkwashing fa parte della propaganda che presenta Israele come unโoasi di libertร e democrazia allโinterno di una regione arretrata e omofoba. Ma nella realtร il colonialismo รจ sempre sessualmente violento. E la militarizzazione della societร intensifica la matrice patriarcale delle comunitร palestinesi cosรฌ come normalizza la violenza in quelle israeliane, arrivando fin dentro le mura domestiche. ร giusto allora, porre la questione femminista al centro dellโanalisi dellโoccupazione coloniale della Palestina. Perchรฉ, come dicono i collettivi femministi palestinesi, โnon ci puรฒ essere una terra libera senza donne libereยป.
L'ingresso segue orari variabili, da concordare scrivendo a [email protected].
