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I ristoranti di Bergamo fra riaperture e attesa. Ma sempre in sicurezza

Articolo. Ci siamo fatti raccontare da alcuni ristoratori com’è andato il periodo di confinamento – fra delivery, ristrutturazioni e sperimentazione culinarie – e come sta andando la fase 2. Nonostante i costi, tutti sono molto attenti alla tutela del personale e dei clienti. Che stanno reagendo positivamente

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È evidente come gli ultimi mesi siano stati diversi per tutti. Anche la ristorazione ha dovuto subire dei cambiamenti e in base alla tipologia di ristorante ognuno ha reagito a proprio modo. In generale si respira un clima positivo, di rivalsa e di ripartenza. Qualcuno si è già organizzato, altri lo stanno facendo in questi giorni. Tuttavia domina in generale l’entusiasmo e soprattutto la voglia di riaccendere i fornelli.

Cambiamenti, solidarietà e sperimentazione

I ristoratori hanno vissuto i mesi di lontananza dalle proprie attività in modo diverso. C’è chi ha abbassato la claire e ha dedicato il proprio tempo alla famiglia. C’è chi ha riscoperto la passione per la cucina casalinga, sperimentando nuove soluzioni. Inoltre sono molti i ristoratori che si sono impegnati in iniziative solidali, come nel caso di Petronilla Frosio, del ristorante Posta di Sant’Omobono Terme in Valle Imagna, che racconta “io ho scelto di impegnarmi con molti altri ristoratori nell’iniziativa della schiscetta solidale e sono rimasta positivamente colpita dalla generosità di molti cuochi bergamaschi, anche molto giovani”.

Petronilla Frosio del Ristorante Posta di Sant’Omobono

Tanti sono anche coloro che hanno optato per il delivery e per la consegna dei pasti a casa, in relazione alle proprie necessità e possibilità: “non in tutte le situazioni il delivery è una scelta conveniente – racconta Cesare Crippa del ristorante Cece e Simo di Bergamo noi abbiamo scelto di chiudere, ma dopo pochi giorni con Simone abbiamo iniziato i lavori di ristrutturazione parziale del nostro locale, nel mentre ci siamo goduti anche le nostre famiglie”.

C’è anche chi, come Simona Magnati del ristorante Vineria Cozzi di Bergamo Alta, ha riscoperto la propria passione per la cucina: “avendo tempo per approfondire alcuni aspetti, ho cucinato per tutto il vicinato – scherza – e ho avuto il tempo di provare un po’ di prodotti italiani. Penso che con la riapertura la nostra carta sarà diversa, proporrò uno stile e una cucina più casalinga”. Anche Beppe Acquaroli del Baretto di San Vigilio racconta “ho fatto cose che non avrei mai pensato di fare, ho reso più bello e accogliente il mio locale ad esempio”. È stata quindi una fase caratterizzata dal rallentamento, dal mettere in discussione, da un cambiamento positivo che si rifletterà sull’identità dei ristoranti nei prossimi mesi.

C’è chi aspetta e chi riapre

L’allestimento del ristorante Cece e Simo di Bergamo

Una settimana fa è stata approvata la riapertura delle attività dedicate alla ristorazione e i gestori hanno cercato di trovare soluzioni pratiche e utili per rispettare alle regole imposte dalle istituzioni. Non tutti i ristoranti sono uguali però, di conseguenza ogni ristoratore sta decidendo quando riaprire, secondo le caratteristiche della propria attività: “io ho deciso di aspettare ancora un poco – racconta Giuliana D’Ambrosio dell’osteria “Da Giuliana” di Bergamo perché il mio locale è il simbolo della convivialità e dello stare insieme e non voglio cambiarne l’essenza. Aspetterò e nel frattempo mi limiterò a continuare a girare fra i tavoli e fingere di servire i miei ospiti”, ironizza.

Anche la Vineria Cozzi ha scelto di posticipare l’apertura di qualche settimana, più che altro a causa delle dimensioni limitate del ristorante che ha spazi molto ristretti e applicare le norme per il distanziamento sociale diventa un poco più complicato, “ma ci stiamo organizzando al meglio con strutture in linea con lo stile del ristorante”.

Sono parecchi invece coloro che hanno deciso di riaprire, non senza difficoltà, come sostiene Enrico Cerea del Ristorante Da Vittorio: “i costi sono aumentati notevolmente e riorganizzare l’attività è stato in un certo senso come aprire un nuovo ristorante. Dopo una prima fase in cui vi era incertezza nella comprensione della normativa, abbiamo iniziato a organizzarci, formare il personale e riconvertire i ruoli all’interno del ristorante, prevedendo persone all’accoglienza, al controllo dei bagni e così via”.

Vineria cozzi in Città Alta
(Foto Yuri Colleoni)

La necessità è quella di garantire sicurezza, pulizia, rispetto delle distanze. “Forse il problema degli assembramenti proviene da lontano – racconta ancora Petronilla Frosio – ci eravamo abituati ad ammassarci. Non è un problema di oggi, ma ora più che mai siamo stati costretti ad affrontarlo. Per come è il mio ristorante, non ho percepito enormi difficoltà nell’applicazione della normativa”. In linea generale, se gli spazi lo consentono, il distanziamento sociale è percepito da ristoratori e clienti come un comfort in più. Un locale più ordinato e più vivibile migliora l’esperienza stessa dell’andare a cena fuori.

Noi abbiamo scelto di creare separatori in vetro, che ben si integrassero con lo stile del ristorante – racconta Cesare Crippa – e devo dire che mi piacciono molto, sono molto soddisfatto”. Rimane comunque il problema dei costi in più a fronte di coperti in meno che qualcuno sta gestendo facendo più turni, chiedendo quindi uno sforzo al proprio ospite, oppure continuando con i servizi dedicati all’asporto o alla consegna a domicilio.
Insomma, fino ad ora gli sforzi dei ristoratori per mettersi in regola sono stati consistenti, ma sta anche al buonsenso dell’ospite rispettare le prescrizioni per vivere un’esperienza golosa e sicura per tutti.

La (bella) risposta del pubblico

Tra insicurezza e paura, le persone stanno rispondendo con grande entusiasmo alla riapertura delle attività dedicate alla ristorazione. Come racconta Beppe Acquaroli “per me il Baretto di San Vigilio non è mai stato così bello: la gente composta, ordinata, il personale che ha creato veri e propri riti per la pulizia e l’igienizzazione. Sono molto contento e anche i miei clienti lo sono, prevedo una fantastica estate”.

Non solo lui ha sentimenti ottimistici, infatti anche Enrico Cerea racconta che “a Shangai, che sono un paio di mesi avanti rispetto a noi, il nostro ristorante è praticamente tornato ai livelli precedenti al Covid e le mie previsioni sono molto positive anche per Bergamo. I primi giorni di apertura sono stati un qualcosa di fantastico, riuscivamo a leggere negli occhi della gente la felicità vera ”. Tendenze queste confermate anche da Petronilla Frosio e da Cesare Crippa, che spiega “i clienti sono molto contenti, si è creata davvero una bella situazione. Anche le procedure e il rispetto delle normative se applicate bene possono creare perfino situazioni di comfort maggiore”.

Per concludere, è evidente che tutti noi abbiamo molta voglia di tornare alla normalità, a una vita libera da vincoli. Non è però il momento di darsi alla pazza gioia, ma nemmeno quello di vivere nella paura. Buonsenso, consapevolezza e rispetto delle regole sono parametri essenziali dentro e fuori i ristoranti. Intanto però tornate a mangiare fuori, andate al vostro ristorante preferito e godetevelo. Ne abbiamo bisogno tutti.

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Ristorante Posta - Cece e Simo - Vineria Cozzi - Baretto di San Vigilio - Da Giuliana - Da Vittorio

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