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Le Cattedrali della Cultura di Bergamo: dove l’architettura urbana diventa identità

Guida. L’Accademia Carrara, la GAMeC, la scuola dell’infanzia di Curno e le biblioteche Tiraboschi e di Nembro. Ecco alcuni dei luoghi espressione dei mutamenti culturali e sociali a Bergamo e provincia

Lettura 4 min.

Sono ormai i trascorsi i tempi in cui i luoghi della cultura (musei, biblioteche, scuole..) erano considerati semplici “contenitori”, depositari di una missione puramente didattica e conservativa. Oggi sono spazi che esprimono identità, che rispecchiano mutamenti culturali e sociali, che restituiscono un fulcro al territorio. Luoghi non solo da “visitare”, ma da abitare e in cui cullare quotidianamente lo spirito.

Non è un caso che oggi le grandi opere architettoniche si esercitino sui grandi musei, le biblioteche, gli auditorium. Anche Bergamo ha le sue interessanti “cattedrali della cultura”: edifici pensati, progettati o restaurati in funzione della valorizzazione dell’identità di un territorio e della riqualificazione di un contesto urbano e sociale, ben lungi da quel carattere di “landmark” – termine di cui ormai si abusa – calato dall’alto in un tessuto all’interno del quale resta un corpo estraneo.

Scopriamone insieme qualcuno.

Accademia Carrara e Gamec: architettura in continua evoluzione

La storia dell’Accademia Carrara, si sa, comincia quando il conte Giacomo Carrara decide di aprire una Galleria con annessa Scuola di Pittura, acquistando nel 1775 a questo scopo in Borgo S. Tomaso, lo stabile della locanda della Campana e affidandone la ristrutturazione all’architetto bergamasco Costantino Gallizioli. Le dimensioni della Pinacoteca erano già insufficienti e il Carrara riuscì a collocarvi solo 1277 delle 1430 opere della sua collezione, per quanto avesse sfruttato tutto lo spazio disponibile, ricoprendo interamente le pareti di dipinti, accostati fra loro senza cornici.

Data la necessità ormai non procrastinabile di adeguare la Pinacoteca agli standard di un museo contemporaneo, nel 2008 si apre per la Pinacoteca l’ultimo, importante cantiere di restauro, ampliamento e adeguamento funzionale dell’edificio storico curato dagli architetti Aimaro Isola e Luca Moretto, che si è concluso nel 2013. Si è trattato fondamentalmente di un delicato intervento di adeguamento strutturale, che ha dotato il museo di un’anima tecnologica complessa racchiusa dal nuovo fronte aperto sul lato nord, quello rivolto verso il giardino che confina con la Scuola d’arte.

È seguito il completo riallestimento delle sale espositive e delle collezioni, curato dall’architetto Attilio Gobbi in collaborazione con la Commissione museografica costituita ad hoc dal Comune di Bergamo. È concepito come lo “storyboard” di un film, in cui gli elementi cromatici, luminosi, materiali e, naturalmente, la disposizione delle opere, mirano a suscitare nel visitatore sensazioni sempre diverse, spaziando dalla meditazione raccolta allo stupore inaspettato.

La Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo (GAMeC) è stata fondata invece nel 1991 per valorizzare, incrementare e promuovere il patrimonio dell’Accademia Carrara del XX secolo. Allo scopo fu affidato a Vittorio Gregotti il compito di restaurare l’ex Monastero quattrocentesco, delle Dimesse e poi delle Servite. Un intervento di tipo conservativo, che ha rispettato nei limiti del possibile la struttura e la scansione originale del complesso.

Nessuna demolizione ma la completa trasformazione sono invece gli obiettivi del progetto elaborato dallo studio C + S di Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini che avranno il compito di trasformare il Palazzetto dello Sport nella nuova Gamec, che sarà ridisegnata in una struttura traslucida, con tanto di terrazza panoramica sulla città.

Il render della nuov GAMeC dello Studio C + S

Biblioteca Tiraboschi

Ho costruito una dozzina di biblioteche, in diversi contesti – ebbe a dire Botta in una conferenza – ma la biblioteca è un po’ come una chiesa: non esiste il tema della biblioteca o della chiesa, ma esiste quello della biblioteca, o della chiesa, all’interno di un determinato contesto…Ci sono molte analogie tra la chiesa, luogo di spirito, di memoria e di meditazione, e la biblioteca, che porta valori che noi non conosciamo, che vanno oltre il nostro finito e il nostro limite, e che l’umanità ha costruito con fatica e dedizione”. Parola di Mario Botta, archistar che ha “segnato” i paesaggi più diversi del mondo con le sue cattedrali del sapere, dello spirito, dell’abitare e anche del lavoro.

È nel 2004 che, nella compatta cortina di edifici che si allineano lungo via San Bernardino, Botta inserisce un grande parallelepipedo avvolto da mattoni in cotto, scandito da fenditure che conducono la luce all’interno. Per il cuore della rete del Sistema Bibliotecario Urbano di Bergamo, Botta ha pensato a una forma semplice, rassicurante, immediatamente riconoscibile, che dalla strada, con il suo aspetto compatto, sembra voler offrire un “rifugio” sicuro e silenzioso a chi vuole dedicarsi alla lettura. All’interno, tuttavia, quasi come in un chiostro medievale, tutte le funzioni della Biblioteca e i servizi dedicati ai fruitori si organizzano attorno a una “corte” interna, inondata dalla luce che proviene dai lucernari e aperto con una grande fenditura vetrata verso il giardino. Qui tutto è forma e tutto è funzione, a cominciare dal libro che è allo stesso tempo parallelepipedo, elemento modulare e scrigno del sapere.

Biblioteca di Nembro

Uno degli interventi senza dubbio più visionari e suggestivi del territorio è quella vera e propria torre di libri che lo studio Archea ha eretto per la nuova Biblioteca e Centro Cultura di Nembro.

Oltre a recuperare l’edificio esistente – un palazzo neoclassico risalente al 1897 e originariamente adibito a scuola elementare – il progetto ha incrociato tradizione e modernità grazie all’impiego del cotto. Centinaia di libri-tessere smaltati rossi rivestono una torre metallica regalando alla facciata un gioco unico di luce e di colore. Di giorno i “libri” che si squadernano all’esterno della biblioteca garantiscono ai lettori un adeguato filtraggio della luce. La notte, illuminata dall’interno, la pelle rossa della Biblioteca di Nembro diventa un poetico omaggio alla cultura.

Un’architettura pensata solo e soltanto per i bimbi

Sono stata una bambina che ogni giorno, nella scuola materna “Sorelle Cittadini” di Curno, si lanciava di corsa insieme agli altri su per il labirinto di rampe interne di quello che ci sembrava uno strano castello che qualcuno si era divertito a costruire per noi, con cubi, triangoli e tanta fantasia.

Qualche decennio dopo, mi colpì una frase di Walter Barbero: “Progettare architettura può avere uno stimolo iniziale di tipo diversissimo: si può partire dal linguaggio specifico degli architetti e cioè il disegno, oppure si può cominciare pensando a un bambino che corre su una rampa”. Oggi so che il “mio” asilo, quel volume fatto di solidi, piani inclinati che cambiano continuamente direzione, spigoli, quote sfalsate, grandi lucernari, resine colorate e rampe interne, porta la “firma” inconfondibile di Giuseppe Gambirasio e Baran Ciagà, due tra i progettisti che più hanno connotato attraverso l’architettura – con rigore ma personalità, tanta innovazione e un immancabile effetto “sorpresa” che faceva regolarmente discutere – il fenomeno di rigenerazione che ha investito la città di Bergamo e le sue periferie nel periodo compreso tra la seconda metà degli anni ‘60 del secolo scorso e i primi anni del XXI secolo.

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