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Antonio Ferrara, la scrittura impertinente che fa bene al cuore

Articolo. Educatore sotto copertura, scrittore, illustratore, ma soprattutto creatore di laboratori di scrittura pensati per liberare le emozioni imbottigliate di bambini di ogni età. Il 4 aprile alle 15.30, presso la Biblioteca Centro Cultura Tullio Carrara di Nembro, Ferrara terrà il workshop «Se saprei scrivere bene. Laboratorio di letto-scrittura impertinente», parte della rassegna «La Vallata dei Libri Bambini»

Lettura 3 min.
La copertina del libro «Diritti al cuore», Antonio Ferrara

Su e giù da aerei e treni. Su e giù per l’Italia. Con una valigia colma di parole e l’idea di farne laboratori per dare voce ai bambini di ogni età e alle loro emozioni. Antonio Ferrara è scrittore, illustratore e resta sempre e comunque educatore. Con lui, nei laboratori e nella vita, Maria Anna Cappelli, fotografa e lettrice.

I due, insieme, saranno ospiti de «La Vallata dei Libri Bambini», festival dedicato a lettura e creatività per grandi e piccoli, che li porterà alla Biblioteca Centro Cultura Tullio Carrara di Nembro il 4 aprile alle 15.30. Qui lo scrittore e la lettrice proporranno ai ragazzi e alle ragazze tra gli 11 e i 14 anni «Se saprei scrivere bene. Laboratorio di letto-scrittura impertinente». Un percorso di educazione sentimentale attraverso la parola scritta, un modo speciale, ludico e commovente di nominare e condividere le emozioni (iscrizioni in biblioteca o allo 035 471369).

Un laboratorio per gli «adoleggenti» tra gli 11 e i 14 anni

La fascia d’età a cui è dedicato «Se saprei scrivere bene» è tra le preferite di Ferrara, quella degli «adoleggenti» ossia quei ragazzi che non vedono l’ora di tuffarsi nei libri e di aprirsi al sentire, soprattutto a Bergamo e provincia: «sappiamo tutti quello che è successo qui e quanto, in generale in Italia, dopo il Covid siano aumentati casi di autolesionismo e tentativi di suicidi – spiega Antonio Ferrara – Andare a recuperare emozioni non manifeste e ridare loro voce diventa quindi ancora più urgente».

Il pensiero dello scrittore qui va a una citazione di William Shakespeare tratta dal «Macbeth», che invita a tirar fuori ciò che si sente: «Date parole al dolore: il dolore che non parla bisbiglia al cuore sovraccarico e gli ordina di spezzarsi». «Penso, infatti, che si possa imparare a raccontare le emozioni, anche le più spiacevoli e che questo aiuti moltissimo» spiega Ferrara, che nel 2012 con «Ero cattivo» si è aggiudicato il premio Andersen, il più importante riconoscimento italiano per i migliori libri per ragazzi.

Scoprirsi scrivendo dalle comunità per minori a carceri, ospedali e aziende

Oltre quaranta i romanzi scritti dall’autore per giovani e giovanissimi lettori, anche se la sua esperienza non è cominciata con la parola, ma con l’immagine. «Nasco come illustratore – spiega – poi ho avuto modo per un periodo di lavorare in una comunità alloggio per minori come educatore e qui è arrivata la passione per la divulgazione della lettura».

Insieme a questa, fondamentale l’interesse per la psicologia dell’età evolutiva e per la scrittura come mezzo per raccontare il disagio e risarcire i bambini e i ragazzi, perché i piccoli sono troppo spesso muti. «Ce lo dice l’etimologia della parola “infanzia”, che significa “non può parlare”, come se chi è piccolo non avesse diritto di parola o non avesse voce. In realtà, i piccoli sono già persone, anche da piccolissimi, non è vero che sono “principi di persona” e io nei miei libri e nei miei laboratori provo a risarcirli di tutta la disattenzione di cui sono oggetto».

Temi che sono ritornati anche nei numerosi laboratori che lo scrittore ha tenuto in diversi luoghi della sofferenza: dal carcere di massima sicurezza di Novara, dove è attivo da oltre 15 anni, ad altre strutture penitenziarie, a ospedali oncologici pediatrici ma non solo, «l’idea è tenere laboratori dovunque, anche in uffici e aziende, dove tenere un piede nelle emozioni e un altro nelle parole per raccontarle, imparando a guardarsi dentro e a condividere». Condividere è un mezzo di appartenenza per Ferrara, che chiama in causa lo scrittore Francis Scott Fitzgerald, a ricordare che «questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato. Tu appartieni».

Scrivere con vincoli per sviluppare la creatività

Creare appartenenza è la magia di questi laboratori, in cui la condivisione del sentire passa dalle parole e nasce da una serie di consegne solo apparentemente strampalate, come quelle che Antonio Ferrara darà ai giovani partecipanti del laboratorio: «che i ragazzi si aspettino di restare stupiti durante il pomeriggio del 4 aprile». Ci saranno occasioni di scrittura cronometrata, «una scrittura sotto stress, che permetta quindi di non essere troppo consapevoli e di non pensare a quello che si scrive, scegliendo la via della spontaneità» spiega lo scrittore, che punta a far aprire il guscio ai ragazzi. «I vincoli sono detonatori di creatività, se ti do regole serrate, anche solo per scappare da quella gabbia, ti devi inventare qualcosa».

Tre le parole chiave che guidano questo percorso secondo Ferrara: permesso, potenza e protezione. «Da scrittore professionista autorizzo i ragazzi a giocare a fare gli scrittori: dico loro che ce la possono fare e la potenza è ciò che emerge grazie a questo permesso». La protezione poi gioca un ruolo chiave: «so che durante questo tipo di scrittura si abbassano le difese, anche perché poi si legge ciò che si è scritto davanti agli altri e lì entro in gioco a tutela del gruppo, per evitare che non ci sia rispetto o che ci siano prese in giro».

Fondamentale è saper creare uno spazio libero di espressione: «I ragazzi si buttano nel fuoco quando capiscono di avere davanti un adulto autentico – spiega l’autore – in grado di far sospettare loro che la scrittura sia un potente mezzo di espressione dei propri vissuti, un prezioso strumento per nominare e condividere le proprie emozioni; un prolungamento del sentimento».

Così, anche se da tempo ha abbandonato “formalmente” la professione educativa, Antonio Ferrara tra parole, letture e laboratori in realtà non se ne è mai allontanato: «sotto mentite spoglie, travestito da scrittore, in realtà sono ancora educatore».

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