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Nicola Feninno. Dai reportage narrativi a un’editoria che richiede coraggio

Articolo. Un bombardamento vero e una città rasa al suolo per un documentario falso nel Secondo Dopoguerra. Realtà e finzione stridono in «Una storia vera», il primo libro del direttore di CTRL magazine, editor e scrittore classe 1987, che lo presenterà il 9 giugno da Bikefellas. Con lui, Alessandro Monaci di CTRL e Giulia Sarli de La Balena Bianca, rivista culturale che organizza l’evento

Lettura 3 min.
Nicola Feninno (Guido Santacroce)

Durante pomeriggi sui libri in università, la strada per Nicola Feninno sembrava tracciata. Esami su esami e poi un dottorato. Letteratura medievale e rinascimentale. Un’idea di carriera accademica all’orizzonte e distanze da accorciare con passione tra gli studenti e gli autori di secoli fa.

Poi la deviazione, prima un piccolo sentiero, fatto di riunioni attorno a un tavolo tondo trascorse a parlare fitto fitto nella redazione di CTRL in Borgo Palazzo a Bergamo. Nicola diventa collaboratore del magazine, poi il sentiero si fa più ampio e «lungo il percorso arriva la folgorazione per il reportage narrativo – spiega – quello di “Diario Russo” di Steinbeck con foto di Robert Capa o di autori come Giorgio Vasta e il suo “Absolutely Nothing”, un viaggio nel nulla dei deserti americani. Penso ai grandi scritti di viaggio di Chatwin, Carrère e Kapuściński, ma anche a “A sangue freddo” di Truman Capote, che prende la cronaca nera e ci applica gli stilemi della narrativa».

«Il reportage narrativo è un genere che si muove sul confine tra due territori definiti: da un lato il giornalismo, dall’altro la letteratura, in bilico tra realtà e finzione – continua – Mi ci sono trovato dentro senza sapere neanche che esistesse, il reportage narrativo. La storia della Lalla, una prostituta, è stata la prima che ho raccontato. Ho visto il suo numero di telefono scritto in giro e ho chiamato. Lei ha risposto: “dimmi, amore, cosa c’è?”. “Vorrei raccontare la tua storia”, le ho detto. Poi piano piano è arrivata la consapevolezza e il reportage è diventato il focus stesso della rivista».

Trilogia normalissima di CTRL

Nicola, nel frattempo, diventa direttore e arriva ancora un’altra virata: CTRL smette di esistere come magazine di eventi, la sua nuova veste è di casa editrice. Escono «Stiamo scomparendo» (2018), «Gli ultrauomini» (2019), «I dimezzati» (2020) e «Gli estinti» (2021), tre volumi di giornalismo narrativo che diventano un piccolo cult, racchiusi nella «Trilogia Normalissima». Lui, nel frattempo, ha cominciato a scrivere anche su Linus e Il Tascabile, insieme a un gruppo di amici fonda Čapek, rivista di fumetti e altre amenità, collabora con Rizzoli e ora con Studio Crudo di Michele Vaccari come editor.

«Da qualche anno lavoro come freelance da casa con la partita IVA e tutto il resto, per fortuna il lavoro mi porta comunque a incontrare sempre persone uscendo dai miei 50 mq di appartamento a Milano». E a trovare storie, che diventeranno reportage, come quella del suo primo libro, «Una storia vera», un reportage narrativo lungo o un romanzo breve edito da Industria&Letteratura uscito il 12 maggio.

Un piccolo volume di 74 pagine che nasce da una telefonata ricevuta da un professore di storia dell’arte, appassionato del giornalismo narrativo di CTRL, tanto da voler suggerire una vicenda curiosa, «quella di Charles Moulain, pittore che vince il prestigioso Prix de Rome, amico di Matisse, che nel 1991 fa un viaggio a Castelnuovo al Volturno. L’artista deciderà poi di trasferirsi nel paese, dove vivrà da eremita, sopravvivendo facendo ritratti in cambio di piatti di minestra. Il professore al telefono aveva citato anche un bombardamento americano, ma all’inizio non ho dato troppo peso a quella storia».

Nicola decide di partire per Castelnuovo in Molise, è la fine di febbraio 2020, il Covid è ancora una questione della Cina e di Codogno e non del mondo intero. Nella sua testa, l’idea che quel bombardamento sarebbe diventato il cuore del suo primo libro ancora non c’è.

«Succede spesso quando sei sulle tracce di una storia: avanzi come su una distesa, la spinta che ti muove è orizzontale: una linea che unisce un punto a quello successivo, procedi per accumulo, raccogli indizi, segni, immagini, voci, ricordi, uno dopo l’altro. Se ti potessi guardare dall’alto vedresti la mappa, la costellazione che stai disegnando».

Queste parole affiorano tra le pagine del libro lungo un flusso di scrittura che porta da un bar nella profonda provincia italiana, a ritroso sulle tracce di un rito folclorico antichissimo, dedicato all’Uomo Cervo. Nel piccolo museo che Castelnuovo ha dedicato a questo carnevale alternativo, Nicola nota un ritaglio che riprende la storia degli Americani citata dal professore: gli Alleati nel 1947, con la scusa di una disinfestazione, evacuano il paese e poi lo bombardano realmente per girare un falso documentario di propaganda.

«Nel libro realtà e finzione cozzano. Mi piace che si creino quegli attriti e quelle voragini che scatenano un qualcosa – aggiunge Nicola – Seguire questa storia mi ha portato al cuore della mia ossessione: la realtà e la cosiddetta finzione, poi, che cosa sono?».

Presentazione del romanzo a Milano, versolibri

E ancora, ad aggiungere un’ulteriore piano di lettura, c’è l’incontro con ciò che accade nel mondo: «questo libro era già pronto mesi fa, ma diventa di carta casualmente proprio in un momento in cui si torna a parlare a guerra alle porte, propaganda di fronte russo e fake news. L’idea era lì nel cassetto. Con una storia così sapevo che non avrebbe potuto uscirne un reportage breve, ma neanche un romanzo lungo. In quel momento, otto o nove mesi fa mi chiama Martino Baldi, che avevo già conosciuto e stimavo moltissimo: mi dice che ha in mente un’idea mai percorsa dall’editoria italiana, L’Invisibile, una collana di narrativa breve. Era perfetta per la mia storia, che è stata pubblicata».

Un’uscita inaspettata in un mondo dell’editoria, che in questo momento per Nicola ha un sapore un po’ amarognolo: «è un’industria sovradimensionata, dove c’è tanto lavoro da fare, per poco denaro, dinamiche che non funzionano più, ma anche un bellissimo fermento, che si percepisce nelle piccole e piccolissime case editrici indipendenti, dove ci sono persone innamorate dei libri e della letteratura».

In questa situazione, le prospettive si possono aprire alle possibilità secondo l’editor: «Questo potrebbe essere il momento del coraggio. Anziché ballare sul Titanic perché non proviamo a cambiare? Smettiamo di considerare i lettori come un obiettivo di marketing e consideriamoli quali sono: persone che possono essere profonde e sensibili. Allora in qualche modo si scatenerebbe una piccola grande rivoluzione».

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