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Arisa, quando si dice sincerità e ortiche

Intervista. La cantante il 27 giugno a Bergamo in un concerto antologico. Dai toni naif della canzone che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, un percorso di consapevolezza che l’ha portata all’ultimo singolo cantato in italiano e napoletano

Lettura 3 min.
Arisa

L’occasione è la data del suo “Ortica Live tour”, il 27 giugno prossimo e la location è il Lazzaretto per Lazzaretto Estate, per la parte musicale degli eventi in programma. Arisa è contenta di tornare in città e ce lo ha raccontato lei stessa in questa intervista.

“Bergamo è una città bellissima, sono contenta di tornarci” racconta al telefono. Arisa è in treno, ha appena finito una sessione di registrazione in studio e racconta: “È passato un po’ di tempo da quando sono stata al Creberg, forse era il 2012”. Ne è passato di tempo sì. Anni che da una parte hanno trasformato la città – sia esteticamente che nel pensiero dei suoi abitanti – e dall’altra è sicuramente cambiata anche Arisa, che torna a esibirsi pur non avendo ancora annunciato la data del suo nuovo album.

“Sto lavorando su dei singoli, non so ancora quando uscirà l’album – racconta – Mi piace questa modalità che sto adottando di lavorare un brano alla volta, mi regala molta spontaneità senza impegnarmi a fare chissà quali strategie”. La cantante lucana è stata protagonista dell’ultimo Festival di Sanremo a cui ha partecipato in gara con il brano “Potevi fare di più” scritto da Gigi d’Alessio, lo scorso 23 aprile, invece è uscito “Ortica” il suo ultimo singolo cantato in italiano e in napoletano.

Rispetto a questa canzone, in cui l’artista dà una prova magnifica non solo di interpretazione ma anche di tecnica, ha scritto: “Sono cresciuta in campagna e per me, le ortiche sono sempre state una minaccia, qualcosa di cui avere paura, qualcosa a cui non avvicinarsi, qualcosa da non toccare. Adesso che sono grande ho imparato che nonostante ci sia stato insegnato a evitarle, le ortiche sono delle erbe preziosissime che cospargono tutto il mondo con le loro splendide foglie verdi, irritando però la pelle di chiunque si azzardi a toccarle nel modo sbagliato”. E ancora: Mi fanno pensare alle donne, quelle forti che stanno in piedi nonostante tutto, che continuano a costruire, a crescere, a sperarci, ad amare. Quelle donne che perdonano, che certo, a volte se ferite ti pungono, ma che hanno un’anima dolce, che se sai come prendere ti può guarire”.

E infatti al telefono, mentre si lascia cullare dal treno, aggiunge:Voglio lavorare a canzoni che esprimono i miei pensieri rispetto all’ambiente e alle minoranze, ma in generale rispetto ai temi che mi toccano nel profondo e quelli che caratterizzano il mio modo di pensare”. Perciò cosa dovremmo attenderci dal concerto di Bergamo è ancora l’artista a raccontarlo: “Ci sarà un po’ di tutto, sarà una scaletta in crescita che partirà con forti emozioni e non mancheranno picchi adrenalinici”. Un live aperto, antologico, non legato quindi ad un album specifico ma in grado di spaziare nella carriera della cantante classe 1982.

Verrebbe qui da pensare a Una, nessuna, centomila Arisa, capace di emozionare con la sua voce, finta stordita nelle trasmissioni di intrattenimento culturale, interprete curiosa che ama gli esperimenti in musica. Una definizione con cui è parzialmente d’accordo: “Una persona è sempre tante cose insieme e io vivo lavorando. La mia vita è improntata completamente sul lavoro perché non ho avuto ancora l’opportunità di farmi una famiglia e avere affetti più importanti a cui badare. La mia famiglia è completa nei nuclei familiari in cui si è disgregata, tutti stanno bene e io in questo ambiente affettivo riesco a concentrarmi sulla mia professione”.

Arisa all’ultimo Sanremo
(Foto Ettore Ferrari)

Concentrata sul lavoro dunque, eppure da artista donna non può non aver letto delle diverse polemiche nate nelle scorse settimane sulla scarsa presenza di cantati nei cartelloni degli eventi estivi, intasati da uomini. Nel caso di Lazzaretto estate 2021 questa polemica non sussiste, ma proviamo a chiederle cosa ne pensa. “Io cerco di non fare discriminazioni e nello specifico sono contenta di prendere parte a un festival che non ne fa, ma è assodato che le donne devono lottare sempre un po’ di più. È una cosa a cui mi sono abituata fin da bambina, cerco di lottare ogni giorno, avanzando a piccoli passi e impegnandomi per agevolare un processo di cambiamento, mettendoci del mio”.

Lavoro è anche la parola che ha caratterizzato il modo in cui Arisa ha vissuto lockdown e pandemia, come racconta: “L’anno scorso ho messo in discussione tutta la mia vita e la mia esistenza. Per la prima volta, infatti, ero in qualche modo autorizzata a stare ferma. Io, che lavoro da quando avevo 13 anni mi ritrovavo legittimata a non fare nulla. Quindi, ho avviato una grande opera di recupero del mio essere felice, cercando di ritornare bambina, di ricordarmi tutte le promesse che mi facevo”.

Da qui una scelta precisa: “non voglio più sbagliare, non voglio correre il rischio di ritrovarmi a cantare canzoni che non mi rispecchiano, piuttosto voglio essere quello che voglio. Sentirmi libera – e aggiunge – Se sono triste in un periodo della mia vita, voglio cantare canzoni tristi, se mi sento felice voglio esprimerlo anche con la mia musica. Se arriverà il momento di scrivere un disco, di prendermi un periodo di ragionamento più lungo per dedicarmi a un album, lo farò”.

Ecco dunque cosa aspettarsi dal concerto in programma domenica 27 giugno: una cantante padrona di una nuova consapevolezza per ciò che riguarda sé stessa e la sua produzione musicale. Un’artista che ha voglia di comunicare a un pubblico ampio, senza costringersi in strategie promozionali, dando attenzione a temi che le stanno a cuore in questo periodo, svelandosi secondo le proprie emozioni. “Anche sui social con il mio pubblico comunico così. Leggo tutto quello che mi scrivono e mi piace mostrarmi come sono perché mi sento meglio quando sono me stessa” conclude Arisa.

Tutti i biglietti di Lazzaretto Estate sul sito della manifestazione.

Sito Lazzaretto Estate

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