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Chiamamifaro: l’esordio musicale di Angelica Gori e Alessandro Belotti al sapore di “Pasta Rossa”

#Cult. Non chiamateli duo ma due. Fino ad ora un solo brano che sta raccogliendo bene. Qualche live e un disco in lavorazione all’insegna del più classico it-pop

Lettura 3 min.
Chiamifaro (Laura Stramacchia)

A ngelica Gori ha 19 anni e poche settimane fa ha conseguito la maturità classica. Dopo due anni passati a studiare in Inghilterra, sognando di sfondare nella musica, ha capito che era arrivato il momento di tornare a casa. “Inizialmente scrivevo le mie canzoni in inglese e questo è stato uno dei motivi che mi hanno spinta a partire. La mia idea era di formare una band lì e non tornare più in Italia”.

Ma è stata proprio la lontananza a farle riscoprire le sue radici: “in Inghilterra paradossalmente mi sono appassionata al cantautorato italiano e di conseguenza mi è venuta anche la voglia di scrivere in italiano. Un processo sicuramente più difficile ma anche più soddisfacente dal mio punto di vista. Stando lontana ho capito quanto mi mancassero la mia città e quanto avessi voglia di sperimentare la bellezza del mio Paese”.

Nei corridoi del liceo ha conosciuto Alessandro Belotti. Lui suona la chitarra e insieme hanno dato vita ai Chiamamifaro. “Perché la luce del faro è un posto sicuro, illumina sempre qualcosa o qualcuno. È una luce singola che non lascia solo nessuno, neanche un due”.

Si definiscono un due (e non un duo) per sottolineare che si tratta di un gruppo in continua espansione. “Io e Ale siamo il nucleo creativo ma quello che ci auguriamo è di diventare magari un quattro a un cinque sul palco, anche nei live”.

Il loro primo singolo, uscito lo scorso 3 luglio, si intitola “Pasta rossa”. Sta riscuotendo un ottimo successo tra il pubblico dell’Indie pop e vanta la direzione artistica di Riccardo Zanotti, frontman dei Pinguini Tattici Nucleari. “Lavorare con Riccardo è stata un’esperienza super educativa perché abbiamo avuto il nostro primo impatto con un modo di fare musica professionale e non più amatoriale. E le differenze sono enormi. Per cui abbiamo cercato di imparare il più possibile, di andare sempre in studio per capire come fare anche le cose che apparentemente sembrano più noiose, come curare la post-produzione. Senza dimenticare il lato umano, perché Riccardo è diventato anche un nostro grande amico. Io e Alessandro siamo molto determinati e questa esperienza ci ha resi consapevoli di avere ancora molto da imparare”.

Questi mesi di lockdown trascorsi a Bergamo le sono serviti per riavvicinarsi alla famiglia (il padre è il sindaco di Bergamo Giorgio Gori) e per sviluppare nuove consapevolezze. “Ho avuto molto tempo per riflettere. Dal punto di vista artistico sono stata meno produttiva di quanto avrei voluto anche perché la mia è stata la città più colpita e gli stimoli erano pochi. Diciamo che ho imparato a bastarmi e a star bene con me stessa. E questo sarà un tema che sicuramente avrò modo di esplorare nelle canzoni del disco su cui stiamo lavorando”.

Il pezzo risulta orecchiabile grazie ad un sound strategicamente pop, cucito perfettamente attorno alla fine di una storia d’amore. Perché Angelica oltre che cantare, i pezzi se li scrive. “Di solito l’idea parte da me, strimpello qualcosa alla chitarra, la mando ad Alessandro e quasi sempre litighiamo perché siamo in disaccordo (ride, ndr)”.

Ed è proprio nella scrittura che si rivela la scapigliatura dei suoi diciotto anni. Dagli spritz venuti male, al ricordo di una maglia sporca di sugo. All’immagine ricorrente di due occhi azzurri e profondi ai quali confessare la speranza di un finale fatto di piatti da lavare. Tuttavia a distinguere e convincere di questa pasta rossa sono due ingredienti che ne fanno da sempre un piatto intramontabile: semplicità e freschezza.

Semplice, come l’incontro tra due talenti che si riconoscono reciprocamente e decidono di unirsi e di costruire la loro identità, senza passare per vie traverse (e più facili). Fresco, come il timbro dolce e ancora acerbo che caratterizza la voce di Angelica.

In attesa di ascoltare (e assaggiare) nuovi brani, l’abbiamo raggiunta telefonicamente per sottoporla alla nostra rubrica #cult. Un libro, un disco, un film e un viaggio che siano stati importanti nel definire il suo percorso di crescita personale e artistica.

(Foto Laura Stramacchia)

#1libro
“Shantaram” di Gregory David Roberts
Un libro che mi rappresenta molto penso sia sicuramente. È un volume molto corposo che ho divorato in meno di una settimana. Mi ha dato tanto perché ha una visione del mondo simile alla mia: racconta di un viaggio in India, di persone che si conoscono, di profumi e rispecchia il mio amore per le terre dell’Est.

#1disco
“Fabrizio De André in concerto – arrangiamenti PFM” di Fabrizio De André
Ascoltavo De André fin da piccola perché i miei sono appassionati e penso che il lavoro con la PFM sia stato rivoluzionario. Quelle sonorità e la sua scrittura mi hanno ispirata tanto.

#1film
“I love Radio Rock” di Richard Curtis

Sicuramente! È il film grazie al quale ho deciso che volevo fare la rock star. Fin da piccola ho sempre avuto la fissa di idolatrare queste figure che venivano esaltate nei film e sognavo di diventare come loro. Questa pellicola mostra il lato più umano di queste celebrità che alla fine non sono altro che esseri umani, coi loro pregi e i loro difetti.

#1viaggio
Birmania
Ho avuto la fortuna di viaggiare tanto ma quello che più di tutti mi è rimasto nel cuore è senz’altro il viaggio in Birmania. È una terra ancora poco toccata dal turismo, molto autentica e diversa da ciò che avevo visto prima di allora. C’è davvero di tutto in quella striscia di terra. Ho avuto modo di conoscere le persone più ospitali del mondo. È un piccolo angolino di paradiso.

Pagina Instagram Chiamamifaro

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