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Governo del cumbiamento: i Cacao Mental e la cumbia in Italia

Articolo. Il trio è uno dei gruppi di punta della fiorente scena di cumbia italiana. Avrebbero dovuto suonare il 30 ottobre al Polaresco, ma purtroppo il concerto è stato annullato. Noi cogliamo l’occasione mancata per approfondire un po’ il loro genere musicale

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Cacao Mental

Un ritmo irresistibile, capace di prestarsi ora all’elettronica da ballo e ora a tormentoni contagiosi, che ha attraversato mezza Italia musicale negli ultimi anni. No, non stiamo parlando del reaggaeton da corsia surgelati che non accenna ad andarsene dai palinsesti radiofonici. È la cumbia, una musica popolare sudamericana ben più interessante.

Parliamo di un fenomeno nato in Africa, con le danze tribali intorno al falò, e germogliato poi in Colombia, grazie agli schiavi che lavoravano nelle piantagioni. È quindi un melting-pot variegato e policromo di etnie diversissime tra loro: i ritmi africani di partenza e i fiati prestati in seguito dalle popolazioni sudamericane indigene, oltre alla sensibilità europea con cui è stato filtrato per giungere fino a noi. È un ballo sensuale, originariamente legato a riti di accoppiamento, basato su un 4/4 tarlato e inconfondibile che invoglia istantaneamente l’ascoltatore a uno sculettamento libidinoso e allegrotto.

Come mai ne parliamo ora? Perché come accennavamo in apertura, anche in Italia negli ultimi anni è stata una dei trend più in voga, da episodi occasionali fino alla costituzione di una vera e propria scena. Già in tempi non sospetti Adriano Celentano – precursore nel bene e nel male di un sacco di cose attraverso la sua produzione, come ad esempio il rap – aveva realizzato un brano (scritto da Jovanotti, e ci torneremo) intitolato “La cumbia di chi cambia”. Era il 2012, e il pezzo era in realtà un affondo parecchio politicizzato, ma il ritmo è inequivocabile.

Il punto di svolta è poi arrivato grazie al turismo culturale di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che ha incontrato la cumbia in occasione di un viaggio in Argentina nel 2002. Analogamente a Celentano, pure Tofolo ne sa parecchio di trend e importazioni: basti vedere tutta l’ala Dub de La Tempesta Dischi, con gruppi come Mellow Mood, Arawak e il guru Paolo Baldini a orchestrare il tutto dalla sua console. Del resto già “Primitivi del Futuro” (e successivo dub-remix) dei TARM era stato – e rimane ancora oggi – un riuscito esempio di sposalizio tra indie-pop all’italiana e ritmi reggae in levare. Ma torniamo a noi.

Quando Toffolo si prende bene per la cumbia, scopre di condividere questa passione con un bel po’ di gente in giro per l’Italia. E allora arrivano progetti come Mister Island, dischi come “Azulejos” (2017) di Andrea Mangia aka Populous, e rapidamente intorno a La Tempesta si concretizza una prima scena di cumbia che sfocia nella fondazione dell’Istituto Italiano di Cumbia. D’accordo, magari il titolo è un poco pomposo, ma dà bene la misura di quanto questo genere stia vivendo una fase di “istituzionalizzazione”. Gli stessi TARM nel 2016 fanno un pezzo con Jovanotti (rieccolo) intitolato “In questa grande città (la prima cumbia)”, senz’altro programmatico.

Siamo comunque davanti a un genere d’importazione al 100%, che apparentemente ha poco – anzi nulla – di italiano. È chiaro quindi che il rischio “appropriazione culturale” e l’effetto patchanka liofilizzata si nascondano dietro l’angolo, e siano pure belli ingombranti. Ma scavando più a fondo si possono invece scoprire legami a prima vista insospettabili e affascinanti con la tradizione tricolore: è il caso di Populous, che in vari suoi pezzi approfondisce i punti di contatto della cumbia con balli pugliesi come la taranta e la pizzica. Tutte tangenze che la rendono un’entità se non europea, quantomeno più facile da comprendere per una persona con il nostro DNA musicale.

Il progetto forse più interessante del nostro Paese in ottica cumbia è però quello dei Cacao Mental. Il rischio di appropriazione culturale di cui dicevamo è subito evitato, dato che parliamo di un gruppo con origini divise tra Italia e Perù (il cantante Kit Ramos è di Tingo Maria), e soprattutto di musica che parte dalla cumbia ma ama spaziare un po’ dappertutto, incorporando le contaminazioni più disparate. Qualcuno ha inventato addirittura il tag di “spaghetti-cumbia”, ad indicare una rivisitazione tutta italiana (e quindi assolutamente unica e peculiare) del genere.

Il loro primo disco “Para Extranas Criaturas” del 2018 è un coloratissimo carnevale ibrido, in cui appunto la cumbia è solo il comun denominatore. Non mancano le rivisitazioni di grandi classici del genere, come “El Pescador” di José Barros e la tradizionale canzone colombiana “El Loro Y La Lora”, ma anche esperimenti più radiofonici come “Cumbia Triste”, singolo in collaborazione proprio con Toffolo dove l’impianto dub convive con fiati latineggianti e un ritornello pop. Ma soprattutto ci sono riti sciamanici venati di psichedelia (“Ayahawaska Sublime”) e sfregiati da chitarre polverose che rimandano a robe come i Calexico. Suoni che evocano distese desertiche con palle di rovi rotolanti e serpenti sonnolenti, e qui si torna all’idea di spaghetti-cumbia che dicevamo: sembra di trovarsi in un classico di Sergio Leone ma filtrato da una prospettiva che guarda all’America del Sud. In particolare quando l’uniforme ritmica della cumbia sa aprirsi in parentesi di crepuscolare psichedelia morriconiana. Sentire la coda di “El Loro y la Lora” per credere.

Quest’anno i tre – oltre a Ramos ci sono il polistrumentista e fondatore Stefano Iascone e il chitarrista Marco Pampaluna – sono tornati con un nuovo singolo: “Bandera Blanca” , uscito lo scorso maggio, echeggia Battiato solo nel titolo. Suona infatti come se prendessimo i Red Hot Chili Peppers e li buttassimo in mezzo a una foresta pluviale, lasciandoli lì a vivere per qualche anno. Se la ritmica è lei, l’inconfondibile cumbia arredata con i soliti fiati, ecco un basso slappato e groovy il giusto e una chitarra bella acida. Roba gustosa e danzereccia, sicuramente dal mood in decisa controtendenza rispetto a quest’anno funesto (e va benissimo così).

A proposito, i Cacao Mental avrebbero dovuto suonare sabato 30 ottobre allo Spazio Polaresco. Sarebbe stata una bella occasione per provare la cumbia (e tutte le contaminazioni che è in grado di accettare) anche qui a Bergamo. Purtroppo, decreto alla mano, non sarà possibile. “Solo” un’altra delle tante occasioni sprecate a causa di provvedimenti anti-COVID che – per quanto giustificati dalla criticità dell’attuale situazione – non possono lasciarci sereni per i settori che continuano a colpire. Tra l’altro la cumbia, per quanto sensuale, è un ballo di coppia che i due partner ballano per lo più separati tra loro e – volendo – senza contatto fisico. Triste ironia. Noi intanto riascoltiamoci i Cacao Mental, e continuiamo a sperare in tempi migliori.

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