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Ink Club: nonostante tutto, siamo ancora qui (e immaginiamo il futuro)

Intervista. Dimitri Sonzogni è quel tipo di persona testa bassa e pedalare. Avrebbe parecchio da lamentarsi dopo mesi e mesi di chiusura, invece insieme agli altri del direttivo del locale di via Carducci ha pensato a come riadattare l’Ink alla situazione del momento, intanto che gli spazi a disposizione venivano usati anche per le attività di Superbergamo . Ne abbiamo parlato con lui

Lettura 4 min.
I Pranzetty dell’1 e 2 maggio

È stata dura, e non che ora sia semplice, ma sembra aprirsi uno spiraglio. Ink Club ha tutta una sua particolarità, che riguarda l’atmosfera che si respira e la musica che si può ascoltare. In più non è solo un locale, è anche uno spazio espositivo con uno shop online, un coworking, una radio, e organizza corsi di musica. Insomma è una cosa preziosa. E va tutelata.

Dimitri Sonzogni

LB: Siamo in un tempo in cui alla domanda “Come stai?” si risponde “Bene dai, tiriamo avanti”. Vale anche per voi?

DP: Sì, si tira avanti, anche se rispetto alla situazione ho visto di meglio ma pure di peggio. Lo scorso weekend abbiamo riaperto facendo dei pranzi all’aperto al sabato e alla domenica. Abbiamo collaborato con il Chotto e lo faremo anche il prossimo weekend con Vegan Pink Soul (qui l’evento dei Pranzetty di domenica prossima, ndr).

LB: Come siete sopravvissuti in questi mesi?

DP: Sopravvissuti è una parola grossa perché ci sono ancora tante spese da affrontare. Tuttavia ci sono persone, come il padrone del nostro stabile, che ci sono venute incontro e ci hanno dato una mano. Noi ci sia inventati tutta una serie di attività online, l’unico mezzo rimasto per fare musica dal vivo in questo momento. Abbiamo avviato Fuoriprogramma su Patreon insieme a Edoné con concerti, registrati da noi e da Edoné stesso, ma anche qualche registrazione live di Filagosto. Il pubblico può partecipare con una quota minima di 5 euro.

LB: Ha funzionato?

DP: Abbiamo fra i 50 e 60 abbonati, che ogni mese ci danno la loro quota. Ovviamente non coprono tutte le spese ma Patreon è anche una cosa abbastanza nuova in Italia. In più Fuoriprogramma ci ha tenuto impegnati nell’organizzazione e nella registrazione di questi live, di podcast e di mixtape che tutto sommato hanno avuto una buona risposta di pubblico.

Only good vibes, una definizione perfetta di Ink Club

LB: Avete fatto anche un crowdfunding su Produzioni dal Basso, giusto?

DP: Nel 2020, l’abbiamo fatto fino a fine anno.

LB: È andato bene?

DP: Sì è abbastanza bene, ci ha permesso di affrontare il primo lockdown, poi è andata molto bene l’estate che ci ha consentito di riaprire e fare concerti. Poi il secondo lockdown ci ha messo in difficoltà.

LB: Allora avete iniziato a ripensare Ink Club…

DP: Assolutamente. Con il fatto che i tatuatori al piano di sopra se ne sono andati abbiamo creato uno spazio espositivo, un coworking e il bazar 2.0, lo shop di Ink iniziato quest’anno. Diversi artisti bergamaschi hanno messo a disposizione alcune loro opere per essere rivendute. Questo doveva essere un in partenza a fine anno, ma l’abbiamo accelerato ed avviato subito, dandoci così la possibilità di generare nuovi contatti con i creativi del nostro territorio. Abbiamo di tutto: stampe, serigrafie, magliette, dipinti, borse di tela. Vogliamo coinvolgere sempre più artisti in modo da dare visibilità a loro e sostegno a noi.

LB: Ha continuato la propria programmazione anche Ink Club Radio.

DP: Senza strafare ha comunque un suo palinsesto che si arricchisce continuamente e fra poco festeggeremo i due anni di vita, non male per una web radio legata a un locale.

LB: Infine c’è la scuola di musica…

DP: Che ha continuato online per quanto riguarda i corsi di canto, mentre i corsi di chitarra, basso e tastiere si sono fermati. Però hanno ripreso nelle pause fra una chiusura e la cosa positiva è che quando era possibile riattivare i corsi le persone che partecipavano c’erano ancora, insomma non c’erano defezioni, e questa è una cosa importante. Per il futuro, sperando che non si debba chiudere di nuovo, pensiamo a nuovi corsi a distanza e in presenza.

Ink Club visto da Cabot Cove

LB: Quando vengo ad Ink Club non mi sento mai un cliente, c’è sempre un sorriso sincero per tutti e la possibilità di fare due chiacchiere. In più avete sempre fatto una programmazione coraggiosa, cito solo il doppio live di DJ Gruff, o il bellissimo concerto di Gigi Giancursi e Carlo Pinchetti la scorsa estate. Nel panorama dei locali bergamaschi avete una vostra identità in controtendenza. Secondo te questo vi ha sfavorito negli ultimi mesi?

DP: Non so dirti se siamo più o meno diversi dagli altri locali bergamaschi. Certamente questo periodo è stato difficile. Non abbiamo avuto aiuti, le APS (cioè le realtà che lavorano nella promozione sociale e hanno lo scopo di ideare dei progetti sociali, ndr) dal governo non sono state calcolate e ora qualche ristoro farebbe comodo. Tieni conto però che siamo una struttura molto snella, nel direttivo siamo solo quattro persone (oltre a Dimitri, Giulia Spallino, Diego Verdoliva e Pierluigi Rottoli, ndr), più ora ne aggiungeremo altre due. Calcolando che ognuno di noi ha dovuto trovarsi un altro lavoro per avere un minimo di entrate, è facile capire che sia stato un momento molto complesso.

LB: Però se dalle istituzioni siete stati lasciati da soli, la base associativa, cioè chi frequenta abitualmente l’Ink non vi ha abbandonato…

DP: Hanno sempre auto voglia di sostenerci, perché vogliono che Ink Club ci sia ancora. Abbiamo avuto i nostri momenti di scoramento, gli scontri fra noi, abbiamo avuto i nostri problemi e li abbiamo tutt’ora. Ma ogni mattina ci alziamo e cerchiamo di immaginare il futuro e costruire nuovi progetti. Dopo un anno e mezzo non è facile continuare a progettare ma ci proviamo.

LB: Voi siete anche un circolo ARCI.

DP: ARCI Bergamo e ARCI nazionale non ci hanno dato niente, però hanno abbassato il costo delle tessere associative in modo da renderle più sostenibili. E soprattutto hanno mantenuto i rapporti con il mondo politico. Non venivamo mai nominati noi nei decreti, c’erano i circoli culturali e altre realtà, ma mai gli APS. Quello che ha fatto ARCI è che anche i circoli come noi il 26 aprile hanno potuto riaprire se si trovavano in zona gialla, allo stesso modo dei bar e dei ristoranti, un passaggio che per noi è stato fondamentale perché ora ci permette di ripartire.

I quattro del direttivo. Da sinistra Dimitri Sonzogni, Pierluigi Rottoli, Diego Verdoliva e Giulia Spallino

LB: Cosa vi augurate per i prossimi mesi?

DP: Di non richiudere più, per noi è importantissimo, e speriamo che pian piano si possa tornare a fare le nostre cose. Un’altra chiusura, magari estiva, potrebbe essere letale. Noi siamo pronti per tornare a fare musica e stiamo programmando qualcosa per l’estate. Tutto dipende dalla possibilità che questa estate si chiuda di nuovo. Speriamo che il governo abbia azzeccato i tempi di riapertura e che i vaccini rendano più semplice la situazione sanitaria.

LB: Ci vediamo all’Ink allora.

DP: Ti aspetto.

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